Campidoglio, Beccalossi (FdI):“Non del tutto archiviata l'opzione Meloni. No Marchini e Pivetti"

11 febbraio 2016 ore 14:05, Lucia Bigozzi
“A Roma serve un sindaco con il cuore romano”. Frase che da sola taglia la testa a candidature quali quella di Irene Pivetti, ultima opzione accarezzata da Salvini per uscire dal pantano dove il centrodestra si è cacciato. La dice a Intelligonews Viviana Beccalossi, assessore al Territorio di Regione Lombardia, battagliera esponente di Fratelli d’Italia. Nell’intervista boccia l’idea berlusconiana su Alfio Marchini e non considera definitivamente tramontata quella di Giorgia Meloni. 

A Milano il centrodestra ha fatto in fretta convergendo sulla candidatura di Stefano Parisi, perché secondo lei a Roma la coalizione è ancora in alto mare?

«A Roma non c’è unità di intenti, con un Berlusconi che ancora accarezza l’idea della candidatura di Marchini che, francamente, avendo partecipato alle primarie del Pd, a noi di Fratelli d’Italia crea più di una perplessità e una Lega che per quanto si cominci a organizzarsi sul territorio è ancora acerba in termini di capacità di fare scelte, nel senso che conosce meno la realtà romana. Noi avevamo messo in campo la candidatura di Giorgia Meloni che per motivi personali è meno probabile di prima ma che non considero del tutto archiviata».

Significa che la Meloni è ancora tra le opzioni per la corsa al Campidoglio? 

«Sono sicura che Giorgia non farà venire meno l’impegno nella sua città sia in questa fase che nella campagna elettorale, poi si vedrà in quale ruolo. Certo, una sua candidatura è meno probabile di prima ma non la considero definitivamente fuori discussione»

La Meloni ha confermato il no di FdI all’opzione Marchini e fatto intendere che se non c’è accordo nel centrodestra, il vostro partito è pronto a correre da solo e qui entra in gioco l’opzione della candidatura di Fabio Rampelli. Condivide?
 
«Sicuramente Rampelli conosce molto bene Roma, i problemi dei cittadini, i quartieri, dal centro storico alle periferie. L’eventualità di correre da soli non ci ha mai spaventato e dunque neanche adesso, ma riteniamo che questa possa essere l’estrema ratio dal momento che siamo sempre stati convinti sostenitori dell’unità del centrodestra come unica chance di vittoria: lo eravamo prima e lo siamo ancora oggi nonostante le difficoltà che lo schieramento sta incontrando a Roma. Del resto, i nostri elettori di fronte a una coalizione divisa non scelgono tanto il partito o il candidato quanto si ingenera il loro la scelta più pericolosa, ovvero quella di restare a casa. E siccome il tema del non voto a ogni tornata elettorale è sempre più forte, credo sia necessario lavorare per arrivare a una scelta condivisa». 

Salvini le evoca e la Meloni pure e non da ora: primarie sì o no?

«E’ una delle cose che ci lega da sempre al partito di Salvini e fanno andare d’accordo la Meloni col leader leghista. Laddove c’è unità di intenti le primarie si possono anche non fare ma nel caso di più candidature in campo noi siamo da sempre grandi sostenitori di quelle che considero come un referendum popolare in cui i cittadini ci indicano quale è il migliore candidato sindaco. Quanto a Roma, aggiungo che se come pare, non si arriva a una candidatura condivisa, il metodo più democratico per farlo sono le primarie. Sono consapevole che non tutta Fi bensì Berlusconi, abbia qualche perplessità rispetto alle primarie, ha ho l’impressione che siano maggiori quando si tratta del candidato premier per le politiche, meno quando in ballo ci sono le elezioni del sindaco»

Salvini ipotizza la candidatura di Irene Pivetti. Che ne pensa? 

«Penso che Irene Pivetti non faccia più politica da tempo; ha  intrapreso un’attività imprenditoriale che peraltro le dà più di una soddisfazione: l’ho incrociata in alcune trasmissioni televisive e mi è sembrata ben felice di quello che ha costruito. Ma mi sia consentito di dire una cosa…».

La dica.

«A Roma un sindaco romano. La città eterna, specialmente dopo Marino ma anche a prescindere da lui, merita un sindaco che la conosca in profondità, nel bene e nel male. E siccome pochi cittadini amano Roma come i romani, purtroppo potrà sembrare banale, ma la Pivetti non è romana. Ritengo che così come non possono esserci candidature da avanspettacolo a Roma ci sia bisogno di una persona che conosca a fondo la macchina amministrativa; anche perché la Capitale è in assoluto la città italiana più difficile da gestire in una condizione normale; figuriamoci oggi, con tutti i problemi che si sono trascinati per anni. Quindi servono tre caratteristiche per il candidato sindaco: conoscenza approfondita della macchina amministrativa e della città; persona onesta e terzo, che sia della città. Insomma, per Roma serve un sindaco col cuore romano»

autore / Lucia Bigozzi
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