Trivelle nel mar Ionio al referendum: dopo lo scontro fra Governo e Basilicata la parola al popolo

11 febbraio 2016 ore 15:40, Americo Mascarucci
Trivelle nel mar Ionio al referendum: dopo lo scontro fra Governo e Basilicata la parola al popolo
E’ scontro fra il Governo e la Regione Basilicata sul delicato tema delle trivellazioni in mare.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto per l’indizione del referendum popolare fissato alla data del 17 aprile, relativo "all'abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi per provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine abbiano durata pari alla vita utile del giacimento. Il tutto nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale". Un referendum dunque rivolto a limitare le attività di trivellazione per la ricerca di petrolio. Una decisione che come detto non piace alla Regione Basilicata che aveva chiesto di fissare la data lo stesso giorno delle elezioni amministrative. 

 "Evidentemente al Governo manca il coraggio di far scegliere agli italiani – attacca il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza esponente del Partito Democratico. 
"In questo modo - aggiunge - non solo si rifiuta l'accorpamento con le amministrative, che farebbe risparmiare 300 milioni di euro, ma si finisce per mortificare ogni possibilità di partecipazione consapevole dei cittadini alla consultazione referendaria, che per sua natura ha bisogno di un tempo utile per conoscere e valutare il quesito che viene posto agli italiani. E due mesi, come tutti possono facilmente osservare, non bastano neanche per aprire la discussione. Spiace che il presidente del Consiglio - continua Lacorazza - non abbia voluto cogliere la vera sfida che il quesito referendario, così come per altri versi i conflitti di attribuzione sul piano delle aree e sulla durata delle concessioni, pongono a chi governa: la necessità di attivare un percorso democratico, di coinvolgere le istituzioni di prossimità e i territori nelle decisioni che li riguardano". 
Secondo Lacorazza, "non resta che appellarsi nuovamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per chiedere una ulteriore riflessione sulla scelta proposta dal Governo. Il corpo elettorale venga convocato per la consultazione popolare nel medesimo giorno delle elezioni amministrative, per permettere ai cittadini di essere informati sulla scelta da compiere e quindi di partecipare in maniera consapevole, magari anche risparmiando 300 milioni. Nei prossimi giorni - conclude - valuteremo le scelte da adottare". 

La Basilicata aveva presentato ricorso al TAR del Lazio contro le trivelle nel mar Jonio, chiedendo l’annullamento del decreto ministeriale del  12 giugno 2015 "che riconosce la compatibilità ambientale al progetto della società Enel Longanesi Developments srl, per l’effettuazione di un’indagine sismica 3D nell’ambito del permesso di ricerca idrocarburi nel mar Ionio Settentrionale".
Sempre dalla Basilicata è partita a settembre la marcia del referendum per abrogare alcune norme del decreto legge ''Sblocca Italia'' ed altre in materia energetica, con l'obiettivo di difendere le prerogative delle Regioni e avere voce in capitolo sulle decisioni finali in merito alle concessioni. 
La proposta referendaria mira ad abrogare norme che pongono in capo al Governo l'esercizio del potere sostitutivo di intervento nel caso di mancanza di intesa sulle concessioni da rilasciare. In altri termini, le Regioni temono di essere scavalcate nel potere decisionale e intendono ristabilire la bilateralità del processo autorizzativo, per non rischiare una pioggia di concessioni.

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