"Le riforme? Le abbiamo fatte" spiega al tg1. Pesa il no di Renzi a Dombrovskis

11 gennaio 2016 ore 9:03, Americo Mascarucci
Il premier Matteo Renzi risponde a distanza al vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, che era sembrato spegnere gli entusiasmi dell’Italia sul tema della flessibilità evidenziando come il nostro Paese dovesse stare molto attento a non esagerare. 
In pratica dall’Europa è arrivata una sorta di monito per ribadire che la flessibilità può essere soltanto una misura temporanea e limitata nel tempo e che senza le riforme strutturali non se ne può abusare perché i conti non starebbero ancora a posto. 
Un altolà in piena regola che aveva dato fiato alle opposizioni per affermare che la tanto sbandierata uscita dalla crisi in realtà era soltanto un bluff in puro stile renziano al punto da rendere necessaria in primavera una manovra correttiva : 
"L'Italia ha fatto tutte le riforme che per anni si erano soltanto promesse– ha detto Renzi in un’intervista al Tg1 - e adesso abbiamo le carte in regola per dire che è l'Europa che deve cambiare. Negli Usa Obama ha riportato la crescita in questi anni, in Europa l'austerità  ha fatto perdere posti di lavoro. L'Italia a casa propria deve continuare lo sforzo già fatto – ha poi aggiunto il Premier - legge elettorale, Jobs Act, riforma della scuola e della pubblica amministrazione. Ma contemporaneamente deve dirlo con chiarezza: è finito il tempo in cui l'Europa ci dava lezioni o compiti da fare. L'Italia c'è e inizia a farsi sentire".

'Le riforme? Le abbiamo fatte' spiega al tg1. Pesa il no di Renzi a Dombrovskis
Insomma un’alzata di testa, o se preferite uno scatto d’orgoglio in piena regola. Renzi non ci sta a farsi dare lezioni dall’Europa e soprattutto non accetta che da Bruxelles arrivino richiami capaci di smontare il successo della sua propaganda, basata su un rilancio che ovviamente le opposizioni contestano ma che per il Governo c’è e si vede tutto. 
Dombrovskis, con un’intervista al Corriere della Sera aveva evidenziato come il debito pubblico restasse un fattore di rischio per la tenuta della Ue, ragione per cui il ricorso alla flessibilità doveva restare limitato nel tempo almeno fino a quando l'Italia non avesse condotto in porto le necessarie riforme strutturali. Un ultimatum che però a Roma è stato accolto molto freddamente.
Già il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan aveva confutato i dati evidenziando come la ripresa in Italia non fosse un’illusione ma una realtà fatta di cifre, numeri e consistenti segnali di ripresa. Renzi dunque segue la linea dura e lo fa anche richiamando l’Europa sul tema dell’immigrazione, quell’Europa già in passato accusata di non aver aiutato abbastanza i paesi più esposti a gestire l’emergenza. La posizione del Premier anche alla luce dei fatti di Colonia è la seguente: "Mai come in questo momento è chiaro che l'Europa deve avere una posizione comune. No alla demagogia - sintetizza Renzi - ma no anche al buonismo esasperato: chi sbaglia deve essere mandato via". Insomma una posizione in stile quasi prettamente merkeliano.

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