Morto David Bowie: come era cambiata la sua musica e il suo messaggio (Video)

11 gennaio 2016 ore 9:56, Americo Mascarucci
E' morto David Bowie. La notizia, data da Sky News, è stata confermata dalla famiglia. 
Aveva compiuto 69 anni l'8 gennaio, data dell'uscita del suo ultimo album, Blackstar. Una scomparsa che ha colto tutti di sorpresa al punto che per qualche ora c’è stato chi ha pensato potesse trattarsi di una bufala, quelle insomma che vengono messe in giro sui personaggi famosi. In realtà Bowie era gravemente malato da tempo nonostante si parlasse con insistenza di un suo imminente ritorno in scena con una serie di concerti, ipotesi questa che l’artista tuttavia aveva sempre smentito. "David Bowie è morto oggi pacificamente sostenuto dalla sua famiglia dopo 18 mesi di battaglia contro il cancro, hanno scritto i famigliari della grande rockstar britannica sull'account Twitter ufficiale dell'artista, chiedendo di rispettare la sua privacy".

Come detto prima di Natale era stata annunciata l'uscita di Blackstar l'ultima fatica del Duca Bianco avvenuta l'8 gennaio 2016, ovvero il giorno del suo 69esimo compleanno, .
Il disco, che è il 28° in studio per Bowie, era stato anticipato da due singoli già in circolazione da qualche giorno, ovvero la “suite” monumentale da dieci minuti Blackstar e la ballata Lazarus, che dà anche il titolo alla pièce teatrale ispirata a L'uomo che cadde sulla Terra, scritta da Bowie con Enda Walsh. 
Morto David Bowie: come era cambiata la sua musica e il suo messaggio (Video)
Le sette tracce del nuovo album contengono due titoli già noti ai fan, 'Sue (Or In A Season Of Crime)' e ''Tis A Pity She Was A Whore': rispetto alla versione pubblicata nel 2014 entrambi i brani subiscono una radicale metamorfosi nell'arrangiamento, ma è da quelle due prove pubblicate dopo l'atteso ritorno di 'The Next Day' che è partita una svolta sonora di cui Bowie raccoglie ora i frutti, un suono lontano dal rock'n'roll ricercato con lo storico produttore Tony Visconti ricorrendo a una band jazz guidata dal sassofonista americano Donny McCaslin.
Il tutto si sviluppa in un linguaggio musicale meno familiare del solito con forme libere, ritmi sincopati e frasi atonali che accompagnano un'antologia di racconti esoterici che parlano di angeli caduti e amori maledetti. In questo senso la title-track, già presentata con un inquietante videoclip e usata anche come sigla della serie 'The Last Panthers' (entrambi diretti da Johan Renck) è l'esperimento più ambizioso, una lunga suite alla maniera di 'Station to Station' farcita di riferimenti norreni e cabalistici e capace di introdurre l'atmosfera oscuramente esistenzialista dell'album. Il disco è stato accolto con molto favore (ma poteva essere diversamente?) dalla critica, anche se per qualche recensore americano si tratta di un “un disco folle”, come tutti quelli di Bowie verrebbe da dire, fatto di arrangiamenti mai banali e sempre sorprendenti che mischiano elettronica, rumoristica varia e un uso dei fiati che a molti hanno ricordato atmosfere free jazz.
Il risultato finale è stato un album scuro, inquieto, dove anche quando la melodia sembra portare su lidi sereni arriva l'accordo che spezza l'incantesimo.
Bowie dunque ci lascia un'opera che, sotto certi versi, testimonia l'ultima grande trasformazione di un artista straordinariamente poliedrico .
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