Colonia, Di Stefano: "Non il carcere, ma un punto di controllo in Libia gestito militarmente"

11 gennaio 2016 ore 12:48, Lucia Bigozzi
“L’Europa è il luogo degli europei, il Nord Africa quello degli africani”. Concetto netto che Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound declina nell’intervista ad Intelligonews commentando i fatti di Colonia. 

Il corteo di protesta a Colonia è risultato numericamente il più consistente rispetto ad altre manifestazioni in Germania. Che dato è e cosa le dice?

«Dice che anche i più restii a capire che l’immigrazione è un problema, anzi il problema dell’Europa, stanno aprendo gli occhi di fronte a ciò che succede. Puoi essere quanto vuoi un convinto assertore del multiculturalismo o un sostenitore delle panzane che si leggono sui media tradizionali, ma poi se a Capodanno tua sorella va alla stazione e viene molestata da almeno duecento marocchini, beh qualcosa in testa ti cambia e cominci a pensare che l’Europa è il posto per gli europei e il Nord Africa quello per gli africani»

Le notizie di giornata da Colonia parlano di una caccia all’uomo scatenata dagli Hoolingan su Facebook ma anche di aggressioni nei confronti di extracomunitari in Germania. Fermo restando la gravità del fatto, non è anche questo lo specchio di un eccessivo buonismo e della mancanza di legalità?

«E’ il risultato delle politiche fatte fin qui sull’immigrazione. Se in una piccola cittadina si portano 500 immigrati perché si è convinti che tutta l’Africa debba venire in Europa, ma poi queste persone si ubriacano, molestano le ragazze e rubano, accade che la popolazione meno incline al ragionamento compie questi atti. Facile dire tutta colpa degli hoolingan: è la reazione assolutamente normale della popolazione di fronte a fatti straordinari posti in essere dallo Stato. Se guardiamo in casa nostra a quanto accaduto a Casale San Nicola, si può comprendere bene il senso di ciò che sostengo: lì c’eravamo noi a tutelare i cittadini che, loro malgrado, sono stati trascinati via mentre manifestavano dalla polizia, mentre i migranti a bordo di pullman e scortati dalla polizia sono stati fatti entrare nel centro di accoglienza con la solita cooperativa che riceve dall’Europa 34 euro al giorno a migrante. Non ci sono cittadini cattivi, c’è una mancanza di tutela dello Stato nei confronti dei locali. A Colonia il giorno dopo la polizia ha detto che era stato un Capodanno normale, senza incidenti, poi è scoppiato lo scandalo e tutti abbiamo visto cosa era successo. La gente protesta in piazza e la polizia reagisce. Io credo che su questo il governo della Merkel si giocherà il suo futuro politico».

Colonia, Di Stefano: 'Non il carcere, ma un punto di controllo in Libia gestito militarmente'
Ma come si fa a espellere un rifugiato? Esistono leggi specifiche? E se si espelle dove va rimandato, nel Paese dove può rischiare la vita e dal quale è fuggito?

«Chi ha aperto le porte ai migranti avrebbe dovuto prevedere anche il da farsi in caso di espellere gente che ha compiuto reati. Per me chi viene denunciato per molestie sessuali – come nel caso di Colonia – va espulso».

Sì ma dove deve andare? 

«A mio parere nel Paese di origine. Se non è possibile per mancanza di accordi bilaterali, va riportato almeno nel proprio Continente di origine, dopodichè provvederà da solo ad andare dove vuole. Il punto è che c’è anche chi viaggia senza documenti, quindi a mio avviso si dovrebbero creare territori in Africa sotto il controllo dell’Ue dove fare il filtro dei migranti valutandone le condizioni e lo status. Se l’Italia, ad esempio, controllasse militarmente un’area della Libia potrebbe insieme all’Europa allestire lì un punto di verifica in uscita».

Chi compie reati va in carcere secondo la legge: ma anche in questo caso, di fronte a flussi migratori così massicci non c’è il rischio di sovraffollare gli istituti di pena e di caricare la casse dello Stato di ulteriori costi? 

«Non ci possiamo permettere di avere questo costo e di sostenere una spesa del genere in nome del buonismo. Accogliere tutti diventa un onere per le popolazioni locali che poi saremmo noi. Io per gli stranieri non farei alcun carcere a parte, ma predisporrei una grande nave in partenza ogni giorno da Civitavecchia su cui imbarcare i migranti da rimpatriare. Il viaggio si conclude sulle coste del Nord Africa, poi ciascuno provvede da solo a tornare da dove è partito. Per me chi non lavora va espulso, così come chi delinque e chi non ha le condizioni per sostenersi da solo: in quest’ultimo caso, praticamente tutti gli immigrati arrivati in Italia e in Europa negli ultimi tre anni»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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