David Bowie e quelle simpatie naziste: quanto c'era di vero?

11 gennaio 2016 ore 16:05, Andrea De Angelis
La scomparsa di David Bowie commuove il mondo della musica. Se ne va una colonna del rock mondiale, una di quelle figure che resteranno per sempre nella storia. 

Eppure, negli seconda metà degli anni Settanta, il nome di Bowie era finito al centro di alcune critiche tutt'altro che piacevoli. In particolare il David più famoso del rock venne accostato al nazifascismo. Premesso che in nessun modo si vuole offuscare con questo l'immagine del cantante, cerchiamo di capirne qualcosa di più. Anche perché i documenti a tal proposito sono minimi e le fonti vaghe. Di certe l'accusa verrà ricordata da molti fan e più generale da buona parte del pubblico che l'ha conosciuto e apprezzato nel corso degli anni. 
Come si legge su velvetgoldmine.it, nel mese di aprile 1976 il suo tour toccò per qualche tempo Berlino. Facendo seguito al concerto di Zurigo tenuto il 17 aprile, con una settimana di pausa prima della ripresa del tour, fu prenotato un viaggio in treno per condurre Bowie, la sua press-agent di lunga data Coco Schwab, Iggy, Andrew Kent e pochi altri sino ad Helsinki via Varsavia e Mosca. Fu un viaggio pieno di sorprese. A Brest, sul confine russo-polacco, la compagnia venne arrestata e vennero sequestrati alcuni libri su Joseph Goebbles e Albert Speer. Bowie protestò dicendo che costituivano semplice materiale di "ricerca" per un film che stava pianificando sulla vita del ministro della propaganda di Hitler
David Bowie e quelle simpatie naziste: quanto c'era di vero?
"Mio Dio, non sapevamo che cosa ci stava per accadere" ricorda Kent "Il treno si ferma ed un uomo del KGB albino ci viene incontro! Ci fa scendere dal treno, ci conduce in questa grande area di controllo e sopraggiunge un interprete dicendo "Non vi aspettavamo". Fummo tutti separati. Iggy e David subirono una perquisizione completa. Credo che sequestrarono alcuni libri, questo è quanto. Non ho idea di che cosa presero a David, ma a me portarono via una copia di Playboy". Ulteriori complicazioni erano in agguato. "L'agenzia ci aveva detto che qualcuno ci avrebbe atteso a Mosca", disse Kent che aveva organizzato il tutto "ma non c'era nessuno. E così, quando scendemmo dal treno noleggiammo infine un camion militare per condurci all'hotel Metropol. Visitammo la Piazza Rossa ed i magazzini GUM e ritornammo in hotel per gustare del caviale, quindi ci dirigemmo in un'altra stazione, prendemmo un altro treno e lasciammo la città. La nostra permanenza a Mosca fu di sole sei ore. Ed a Helsinki pensavano che ci fossimo persi, poiché gli orari del treno erano sbagliati. Vi erano voci in tutta la Scandinavia che riportavano che ci eravamo persi in Russia". 
Non appena le cronache di questo incidente filtrarono in Gran Bretagna, seguite da ulteriori commenti incendiari da parte di David su Hitler rilasciati ai giornali svedesi, le preoccupazioni della stampa musicale inglese a proposito delle inclinazioni fasciste di David crebbero a dismisura. Fu in questo clima incandescente che Bowie raggiunse finalmente il patrio suolo a Victoria Station nel maggio 1976 con la sua Mercedes decappottabile. Qui accadde il famigerato incidente "heil e arrivederci", un saluto a braccio teso che nessuno presente ritenne essere un saluto nazista. Solo in articoli successivi della stampa il gesto di Bowie assunse un significato sinistro. "Non accadde nulla di tutto questo", disse in seguito un irritato David " Ho solo oscillato il braccio per salutare. Credetemi. Giuro sulla vita di mio figlio, ho solo salutato. Ed il bastardo mi ha beccato nel mezzo del saluto…come se fossi così imbecille da fare una simile bravata. Quando ho visto la foto volevo morire".
Tuttavia, secondo un biografo, Bowie fece un genuino saluto nazista a Berlino per il fotografo Andrew Kent, con la promessa che la foto non sarebbe mai stata mostrata in pubblico. "Non ho intenzione di parlare di questo" dice Kent "Non ho mai ritenuto David un simpatizzante nazista. Sono ebreo, se qualcuno dimostrasse simili inclinazioni e avesse cattive intenzioni… Credo solo fosse quello che si può definire come una attrazione adolescenziale". 

Su Yahoo Answers c'è chi si chiede perché la canzone "Heroes" ricevette simili accuse. La risposta probabilmente è in una frase incriminata, "we can be heroes just for one day", che ricorderebbe Nietzsche e la teoria del superuomo. Il che, di per sé, non è un capo d'accusa sufficiente... Ma tanto basta per parlare (e sparlare) delle star. Anche quando si chiamano David Bowie.
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