Made in Italy d'eccellenza per la leucemia: dalla ricerca una nuova terapia

11 gennaio 2016 ore 19:25, Andrea Barcariol
Passa sempre più attraverso l'Italia la lotta contro la leucemia. Il merito è di Francesca Bonifazi, 46 anni, esperta dell'Unità Operativa di Ematologia del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna, in grado di coordinare uno studio rivoluzionario, messo in evidenza dal prestigioso giornale New England journal of Medicine e realizzato insieme a due altri colleghi, uno spagnolo e uno tedesco. Il nuovo metodo punta a evitare le complicazioni che spesso insorgono nei pazienti dopo i trapianti di midollo osseo. Il metodo si chiama `Graft versus host disease´ (Gvhd) e significa letteralmente lotta contro la patologia dell’ospite e ha già ottenuto risultati strepitosi facendo abbassare la mortalità post-trapianto dal 68% al 32%.
Il gruppo di lavoro coordinato dalla Bonifazi nel loro studio spiega che la forma
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cronica di malattia del trapianto contro l'ospite è la principale patologia e causa di morte dopo i trapianti di cellule staminali ematopoietiche provenienti dal sangue o dal midollo osseo di un donatore. Trattamenti di questo tipo sono però importanti strumenti per la cura di malattie gravi come la leucemia. Per questo motivo i ricercatori hanno cercato di mettere a punto un trattamento in grado di evitare ciò che succede in caso di Gvhd: i linfociti del donatore, trasferiti insieme alle staminali, aggrediscono gli organi del ricevente, scatenando conseguenze a volte fatali.

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“Abbiamo ipotizzato che nel caso dei pazienti con leucemia acuta l'inclusione dell'immunoglobulina anti-linfociti T umani (Atg) in un regime di condizionamento mieloablativo. In effetti questo approccio ha permesso di ridurre l'incidenza della Gvhd di oltre il 35%. I benefici sono risultati ancora maggiori contro le forme più gravi, la cui incidenza è passata da oltre il 50 al solo 7%. La ricerca ha preso in esame 161 pazienti con leucemia acuta che avevano utilizzato questo metodo  prima del trapianto da cellule staminali emopoietiche da cellule staminali periferiche. Rimanendo in osservazione per un lasso di tempo di due anni, si è dimostrata la diminuzione delle complicanze che si sono quasi dimezzate. Insieme all’aumento della speranza per tanti malati che ora affrontano la leucemia con uno spirito diverso rispetto al passato. L'avvento di cure sempre più personalizzate, efficaci e con minori effetti collaterali, infatti, hanno segnato, in questi anni, una sorta di rivoluzione: si è passati, infatti, da una malattia che non lasciava speranze al paziente, alle attuali elevatissime percentuali di sopravvivenza, con una qualità di vita paragonabile a quella della popolazione generale. Progressi dovuti anche grazie all'ematologia di precisione a cui, lo scorso luglio è stata dedicata la X edizione della «Giornata Nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma», promossa dall'AIL. La sinergia tra terapie a bersaglio molecolare e diagnostica avanzata, si è consolidata nella Leucemia Mieloide Cronica che oggi rappresenta un modello, per altre malattie del sangue. Numerosi studi clinici di Fase II e III, condotti negli ultimi quindici anni, hanno dimostrato la capacità degli inibitori delle tirosinchinasi di indurre nelle LMC, significative e persistenti risposte profonde di malattia, in oltre il 90% dei casi e oggi si punta al traguardo della sospensione del farmaco e quindi alla guarigione.

 
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