Marcia indietro di Poletti su giovani all'estero: scuse e promesse in Senato

11 gennaio 2017 ore 10:12, Americo Mascarucci
"Le dichiarazioni sui giovani che lasciano l'Italia sono state un mio errore per un inciso sbagliato, un'espressione molto lontana dal mio pensiero".
Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti chiede scusa dinnanzi all'aula del Senato per le frasi rivolte verso i giovani emigrati all'estero in cerca di lavoro che hanno portato le opposizioni a presentare una mozione di sfiducia contro di lui. 
Poletti aveva detto che era meglio averli "fuori dai piedi".
Il Ministro si giustifica così: 
"In ragione degli incontri svolti in quelle ore, dove avevo dialogato con tanti giovani che si stanno impegnando per realizzare le loro aspettative in questo paese riportando impressioni molto positive, ho risposto in modo sbagliato ad una domanda sulla fuga dei cervelli all'estero, contrapponendo lo sfrozo e l'impegno di questi ragazzi che restano in Italia con quelli dei loro coetanei che scelgono un altro paese per costruire il loro futuro. Ho sostenuto che non è giusto affermare che quelli che lasciano il nostro paese sono i migliori e di conseguenza che quelli che restano hanno meno competenze e qualità degli altri".
Una difesa che però non ha convinto le opposizioni che restano ferme, seppur con sfumatire diverse sulla richiesta di dimissioni.
Marcia indietro di Poletti su giovani all'estero: scuse e promesse in Senato

Ma Poletti è andato oltre e ha annunciato possibili modifiche al Jobs Act.
"In relazione alle prime evidenze registrate dal monitoraggio sui voucher il governo considera necessaria la revisione di questo strumento per riportarlo all'origine di una copertura dei lavori occasionali per portarli fuori dal lavoro nero".
Il tutto proprio alla vigilia della decisione della Consulta sull'ammissibilità dei referendum proposti dalla Cgil e rivolti proprio ad abolire i contenuti della riforma del lavoro varata dal Governo Renzi.
Se i referendum saranno ammessi c'è il rischio che, come per la Riforma Costituzionale, Renzi possa essere "sfiduciato" anche sul Jobs Act.
Da qui la disponibilità di Poletti a rivedere proprio la parte più contestata dalla legge che non piace nemmeno alla minoranza Dem. 
La quale potrebbe fare la differenza anche sull'eventuale voto di sfiducia al ministro, visto che in Senato, anche il gruppo Ala di Verdini è pronto a votare contro Poletti. 
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