Crudelia Raggion al caldo, i poveri e i barboni romani al freddo. E il Papa?

11 gennaio 2017 ore 11:49, intelligo
Non è questione di buonismo. E’ questione di civiltà e dignità. Parole dimenticate dalla classe dirigente, specialmente quella che si autodefinisce nuova e alternativa. E la dignità oggi a Roma coincide con la parola poveri. Poveri nostrani e poveri immigrati. Entrambi vittime della crisi economica e di due mali speculari: il disinteresse burocratico-amministrativo e l’antipolitica. Il primo gioca con la vita delle persone (siamo ridotti da tempo a cose e a merce), toglie diritti e tutele; il secondo illude e poi … inesorabilmente delude.
Basta girare per Roma: l’immondizia è tornata sovrana (sia al centro, sia in periferia); i servizi pubblici sono sballati e inconcludenti; la sicurezza è un optional, le buche aumentano; e soprattutto vicino le metropolitane e presso la Stazione Termini, sembra di stare in India o nell’Africa profonda. Un immenso suk con barboni ridotti allo stremo, senza aiuto (guardare la fotogallery).
Se non fosse per lo straordinario impegno del mondo del volontariato, dalla Croce Rossa a Sant’Egidio e alla Caritas, Roma sarebbe un lager per i più deboli. Volontariato che trasecola: la sindaca è come paralizzata, apre i corridoi della metro solo per 4 ore (come se fossero sufficienti per ristorare i barboni), e scalda le scuole solo qualche ora prima delle lezioni (ridicolo).
Ma è la filosofia dei 5Stelle: la decrescita felice. Quella stessa falsa sobrietà (dietro il paravento degli sprechi), che ha impedito di organizzare le Olimpiadi, che invece si sarebbero tradotte in un importante volano per la nostra economia territoriale.
E il Papa? Misericordia a parte, molte iniziative annunciate urbi et orbi, si sono rivelate nella sostanza piccole cose, a cominciare dalle Chiese aperte e alle tre (ripetiamo tre) autovetture concesse ai clochard per dormire di notte.
Virginia Raggi, alias Crudelia Raggion, è il simbolo di una cocente, rabbiosa disillusione. Al centro di aspettative epocali, rispetto alle passate gestioni della Capitale, sta lentamente franando, insieme ai suoi, affondando nell’incompetenza e nell’immobilismo. Altre due parole che evidenziano una preoccupante mancanza di cultura pubblica, quando un movimento come quello dei 5Stelle, passa da forza di opposizione, a dover dimostrare, sulla base del consenso acquisito per le promesse diffuse a 360 gradi, di essere in grado di governare.
I fatti parlano chiaro: una giunta fatiscente, nomi eccellenti che saltano, nepotismo, opacità inquietanti con alcune lobby corrotte e centrali di potere che hanno lasciato il segno a Roma. Contrasti col suo partito, diviso in correnti proprio per la “questione romana”.
Morale, oggi è Virginia è commissariata dal suo stesso capo: Beppe Grillo.
Ma è solo l’antipasto del commissariamento che i romani sanciranno nei sui confronti, appena voteranno.  

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