Ospedali pubblici in overdose, e spettano anche agli immigrati irregolari

11 giugno 2015, intelligo
Ospedali pubblici in overdose, e spettano anche agli immigrati irregolari
Liste di attesa nel pubblico, strutture ingolfate, meccanismo rallentato. L’effetto è che cresce il ricorso al privato, anche per chi ha redditi più bassi e potenzialmente non se lo può permettere. 

Nel 2014 la spesa sanitaria “fuori tasca” è stata di 33 miliardi di euro. Abbattere le liste di attesa nelle strutture pubbliche resta la priorità indicata da cittadini e famiglie: è il quadro che emerge dall’indagine Censis e Rbm, assicurazione specializzata sulla salute, in base al quale in un anno dalle tasche degli italiani è uscito un miliardo in più per le cure necessarie. 

La rilevazione evidenzia che il 63 per cento degli utenti interpellati si dichiara insicuro rispetto alla copertura sanitaria futura (il 77,1% al Sud, il 74,3% delle famiglie monogenitoriali, il 67% delle coppie con figli), mentre il 54% mette tra le priorità la riduzione delle liste di attesa (il 62,6% dei 29-44enni, il 59,1% dei residenti al Sud). 

Fotografia significativa sul servizio sanitario pubblico che risulta sempre più ingolfato. Nell’ultimo anno le liste di attesa sono cresciute come i tempi per fare esami e controlli: 20 giorni in più per una risonanza magnetica al ginocchio (da 45 a 65 giorni), 12 giorni in più per una ecografia dell’addome (da 58 a 71 giorni), 10 giorni in più per una colonscopia (da 69 a 79 giorni). 

Ma c’è un’altra indagine che Intelligonews aveva evidenziato pochi giorni fa e che mette in luce un’altra problematica non così distante da quella illustrata dal Censis e da Rbm. La Simeu, società di Medicina di Emergenza Urgenza, ha lanciato un allarme gravissimo. I dati presentati in occasione della settimana del Pronto Soccorso parlano chiaro: in Italia ci sono 844 strutture di Pronto Soccorso, i medici sono 12.000 e 25.000 gli infermieri. Se ogni anno 24 milioni sono accessi significa che 2 milioni di pazienti  vi accedono ogni mese. Tradotto in soldoni: 67.000 al giorno, 2.800 all’ora, un paziente ogni secondo. 

Numeri impressionanti che possono essere facilmente verificati andando direttamente in loco. Colpa dei tagli alla sanità per molti e della mancata ottimizzazione dell'organizzazione. Mancano piani operativi che gestiscano l’affollamento di accessi ai Pronto Soccorso nazionali. Simeu chiede i famosi piani di gestione del sovraffollamento. E nell’ambito dell’assistenza sanitaria rientra poi quella agli immigrati, regolari e non perché la nostra Costituzione tutela la salute, un diritto che deve essere garantito a tutti, anche a coloro che non sono in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno nel nostro Paese (clandestini e irregolari). 

Ai cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno sono assicurate, presso le strutture pubbliche e private accreditate, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti ed essenziali, cioè che non possono essere rimandate senza pericolo di vita o danno per la salute della persona, anche in modo continuativo per malattia e infortunio e gli interventi di medicina preventiva a tutela della salute individuale o collettiva. 

LuBi

autore / intelligo
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