Ddl Cirinnà, la Cei all'assalto. L'omologazione culturale puzza di nazismo

11 giugno 2015, Americo Mascarucci
Ddl Cirinnà, la Cei all'assalto. L'omologazione culturale puzza di nazismo
Nuovo attacco della Conferenza Episcopale italiana contro il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili. Un altro duro colpo all’indirizzo del premier Matteo Renzi che sta faticando e non poco per trovare una difficile mediazione con i cattolici della maggioranza, ad iniziare dal Nuovo centrodestra

Il segretario generale dei vescovi Nunzio Galantino ha criticato il ddl commentando il rapporto approvato dal Parlamento Europeo nel quale viene specificato che anche una coppia gay deve essere considerata un nucleo familiare e deve quindi godere degli stessi diritti di una normale famiglia. Un documento non vincolante ma che tuttavia fornisce l’idea chiara di come l’Europa sia ormai orientata in questo ambito. Galantino ha specificato come il rapporto sulla parità di genere approvato dall’Europa  rispecchi lo spirito relativista del tempo, e sia da collegare al tentativo di omologare tutto e tutti ad un pensiero unico dominante. La dittatura del relativismo da noi sempre denunciata, ossia quel nazismo buonista che pretenderebbe di imporre dogmi laicisti come verità assolute obbligando tutti ad uniformarsi. 

Galantino ha però ribadito come per la Chiesa e i cattolici non sia in alcun modo possibile accettare l’impostazione del ddl Cirinnà che di fatto va ad equiparare le unioni gay alle famiglie fondate sul matrimonio. Un’equiparazione inaccettabile per la Chiesa che non può essere imposta per legge, ancora meno da un’Europa che fino ad oggi si è dimostrata totalmente incapace di trovare una linea comune su qualsiasi argomento. 

Un’Europa che mentre continua a lavarsi le mani dei problemi che incontra ogni giorno l’Italia nell’accogliere i migranti che sempre più numerosi sbarcano sulle coste della Sicilia, vorrebbe imporre l’accettazione di ogni forma di relativismo etico. 

Per i fautori della Cirinnà, certo, il pronunciamento del Parlamento Europeo è senza dubbio un ottimo viatico per andare avanti, ma nel contempo appare evidente come per i cattolici della maggioranza e non  diventi sempre più difficile poter condividere l’impianto di una legge che di fatto disconosce priorità al matrimonio. Snaturare il concetto di famiglia equivale come sottolineato dai vescovi a snaturare il concetto stesso di società fino a stravolgere l’impostazione culturale della nazione. Ciò non significa che non debbano essere riconosciuti diritti anche alle coppie di fatto o a quelle omosessuali ma non si può pensare di raccogliere tutto in un unico calderone indifferenziato nel quale ridurre la famiglia in un qualcosa di generico e di irrilevante. Un sacerdote durante un’omelia arrivò a paragonare la situazione delle famiglie italiane al sistema della raccolta differenziata evidenziando come fosse necessario distinguere i vari e diversi modelli di unione,  allo stesso modo in cui si differenziano i rifiuti; questo perché lo Stato non può in alcun modo pensare di equiparare la famiglia classica con la semplice convivenza civile o ancora meno con le unioni gay. 

Un principio che oggi monsignor Galantino sembra ribadire a chiare lettere. La Cirinnà insomma così come è stata approvata in Senato dalla Commissione Giustizia a detta dei vescovi non va e deve essere cambiata indipendentemente dal pronunciamento europeo che come detto non è vincolante. A meno che non diventi vincolante qualsiasi altro obbligo compreso quello di aiutare l’Italia nella gestione del problema immigrazione. Perché gli italiani sono stufi di un’Europa che impone soltanto rigore economico e finanziario e poi se ne frega di affrontare e risolvere le emergenze degli stati. 

Adesso si vorrebbe addirittura imporre un’omologazione culturale fondata sulla concezione relativista del tutto è lecito e tutto deve essere concesso. 

No, questa Europa proprio non ci piace, un’Europa che pretende di imporci un ragionamento a senso unico fondato sulle pulsioni dell’io e sul soddisfacimento dei desideri dell’individuo non può trovarci d’accordo.

Un’Europa che vuole stabilire per legge il concetto di famiglia manipolando l’ordinamento naturale per favorire una sorta di omologazione culturale da pensiero unico dominante ci puzza tanto di nazismo; un nazismo dal volto apparentemente buono che alla supremazia della razza sembra aver sostituito la dittatura intollerante delle moderne ideologie di genere.

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