Pd, Cacciari: “Dopo Renzi il diluvio. Prevedo tanti partiti della nazione"

11 giugno 2015, Lucia Bigozzi
Pd, Cacciari: “Dopo Renzi il diluvio. Prevedo tanti partiti della nazione'
Destra e sinistra “sono solo etichette che fotografano un passato. Oggi è l’incertezza in cui vive la gente ad alimentare i populismi che sono presenti ovunque”. E’ un’analisi lucida ma impietosa quella di Massimo Cacciari, filosofo, che nella conversazione con Intelligonews analizza il fenomeno nato dalle urne regionali: il populismo di sinistra. Il quadro è quantomai desolante: “Dopo Renzi temo il diluvio, ma lui non fa nulla per evitarlo”. Non solo: il partito della nazione incarna di per sé la tendenza populista. 

Accanto al populismo di Salvini dalle urne regionali è nato anche un populismo di sinistra incarnato da personalità del Pd quali De Luca ed Emiliano che non sono proprio renziani di rito ortodosso. Da sinistra come legge questa tendenza?

«Lo scenario politico europeo e in particolare quello italiano sono sempre più dominati da pulsioni irrazionali: la gente vive in una situazione di insicurezza che ha diversissimi aspetti che si cumulano: dall’immigrazione, all’occupazione, al reddito, ai servizi sociali e questo vale al Nord come al Sud. Di questa situazione di incertezza devono tenere conto tutti, specialmente in campagna elettorale dovrebbero essere quelli che rassicurano, costi quel che costi, anche se le rassicurazioni che danno sono scritte sulla sabbia. Fintanto che non ci saranno punti di riferimento relativamente stabili con leadership sicure e plurali senza bisogno di affidarsi all’uomo solo al comando, dominerà la frase, l’ideologia… alla faccia di quelli che dicevano di volerla archiviare».

Sì ma da sinistra come legge questa tendenza populista e quali effetti può avere nel Pd a trazione renziana?

«Non c’entra nulla destra e sinistra, è uno schema arcaico, ottocentesco che oggi non dice più niente. Bisogna andare ai processi reali, a cose che avvengono nella quotidianità. Destra e sinistra sono etichette che non fanno altro che fotografare un passato»

Ma questa tendenza cosa segnala a Renzi? Cosa dovrebbe fare secondo lei?

«Renzi non è in grado di ascoltare alcunchè; è sicuro di sé, beato lui; andrà avanti e mi auguro che ce la faccia perché dopo di lui mi pare che ci sarà il diluvio. Renzi non è in grado di capire una lezione come quella uscita dalle urne; la lezione che dovrebbe capire è quella di formare un partito davvero fatto di persone territorialmente rappresentative, dovrebbe ascoltare le componenti sindacali, anziché fare l’opposto, ovvero quella corte di cooptati che si tira dietro. Dopodichè, anche lui dovrebbe cercare di fare una politica di armonizzazione, laddove è possibile con il coinvolgimento delle forze sindacali. Invece va sempre a caccia di chi mettersi contro, adesso perfino la Corte Costituzionale… Temo che dopo di lui ci sarà il diluvio, ma lui non fa niente per evitarlo».

Lei non ne è mai stato un fan, ma il Partito della nazione ha ancora un senso?

«Tutto quello che finora ho argomentato confluisce in questi movimenti populisti quando si sommano le energie. Del resto, il populismo di per sé mira al partito della nazione, cioè superare ogni distinzione di classe. Direi che in questo senso Renzi rappresenta una tendenza presente ovunque nelle forze politiche del Paese; quindi perché no? Si può giungere anche a diversi partiti della nazione. Anche la Lega mira a diventare un partito della nazione. Non è un’idea di Renzi, ma è il portato logico di queste pulsioni populistiche»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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