Putin anti-sanzioni unisce gli imprenditori italiani: i numeri del business

11 giugno 2015, Luca Lippi
Putin anti-sanzioni unisce gli imprenditori italiani: i numeri del business
Non poteva essere più chiaro Putin: “Abbiamo progetti importanti che sono fermi perché con le sanzioni non possono essere realizzati", segnalando che la Russia non avrebbe problemi a trovare altri partner, ma sarebbe un peccato "dover rinunciare a strumenti di cooperazione e contratti già stretti e vantaggiosi". Uno stop che si è tradotto in una perdita secca per le compagnie italiane: “un miliardo di euro" utili "a creare posti di lavoro".

Chissà cosa avranno pensato i vari Mario Greco, Claudio Descalzi, Marco Tronchetti Provera, Mauro Moretti, Michele Elia e Francesco Starace presenti all’incontro con Putin. E chissà cosa penseranno dell’Europa troppo veloce ad applicare le sanzioni nei confronti di Putin assecondando le logiche geopolitiche di Obama, rimettendoci di tasca loro.

In realtà, il conto della perdita delle imprese, solo per impianti in Russia (fonte EuroChem) è da tre miliardi di euro l'anno, esattamente otto milioni il giorno (festivi e prefestivi inclusi)!

Alberto Snaidero, presidente di Federlegno Arredo, grida al Ministro degli esteri Gentiloni in visita il 17 aprile scorso alla fiera del mobile a Milano: “Non possiamo mollare ora” e si riferisce al fatto che Mosca è l’unica tappa rimasta (e si conferma da dieci anni) del Salone del Mobile.

Entriamo nel dettaglio dei dati riguardanti la perdita delle imprese italiane. In meno di un anno l’embargo commerciale è costato all’ “Italia alimentare” 165 milioni di euro. Profonda anche la crisi dei canali distributivi, il calzaturiero è in assoluto il settore che ha subito le conseguenze maggiori; aggiungiamo al calzaturiero il settore pellame tessile e abbigliamento.



Il messaggio in codice di Putin è stato chiaro e determinato: il che che tradotto significa “pagate voi, io posso rivolgermi altrove; ma sarebbe un peccato”.

Un rapporto antico, quello tra Italia e Russia.

La Russia è il terzo partner commerciale dell'Ue dietro a Usa e Cina, e da sola costituisce il 7% delle esportazioni e il 12% delle importazioni.

Se dall’Europa partono merci, dalla Russia arriva soprattutto energia. Nel complesso 163 miliardi di euro: 160 milioni di tonnellate di petrolio e 125 miliardi di metri cubi di gas naturale. Il 30% del gas consumato nei Paesi europei (non solo quelli Ue) è russo e l’Italia, dopo la Germania, è la maggior acquirente.

“Abbiamo bisogno del gas russo ogni giorno. Loro hanno bisogno dei nostri soldi”;  ha detto Paolo Scaroni (ad di ENI) nel marzo dello scorso anno, un avvertimento e un presagio. “E’ un problema per l’Europa diventare dipendente dalle forniture di Paesi instabili come l’Algeria o la Libia”.

In ambito energetico il legame è fortissimo; nel dicembre 2012 è partita la realizzazione di South Stream un gasdotto lungo 2.345 chilometri nato da un accordo del 2007 tra il ministero dello Sviluppo economico italiano e quello dell’Energia russo e realizzato in joint venture dalla russa Gazprom (50%) con Eni (20%), la francese Edf (15%) e la tedesca Wintershall (15%). Un’opera dal costo stimato di 17 miliardi di dollari con lo scopo di mettere in connessione diretta (evitando l’Ucraina) i consumatori europei e le riserve russe. Per SAIPEM un appalto da 2 miliardi di euro che avrebbe potuto portare però anche all’affidamento all’azienda di successive tranche dell’opera.
 
Tutto fermo?

Luglio 2012: Eni ha firmato anche con il gigante petrolifero russo Rosneft un accordo che prevede la costituzione di un sodalizio per lo sfruttamento dei giacimenti di Fedynsky e di Tsentralny Barentsevo nel Mare di Barents (25 miliardi di barili) e di Zapadno Chernomorsky nel Mar Nero. L’intesa prevede scambi di tecnologie e personale, e la partecipazione di Rosneft ai progetti internazionali di Eni e una cooperazione sul possibile sfruttamento energetico dell’Artico. Nel settore energia non va dimenticato il ruolo di Enel che in Russia ha interessi nelle centrali termoelettriche di Konakovo, Nevinnomyssk, Reftinskoe e Sredneuralsk.

Tra le partnership più prestigiose l’accordo siglato nel 2012 tra Fiat e Kamaz per la realizzazione di macchine agricole e veicoli industriali nello stabilimento di Naberezhnye Chelny, l’accordo tra Norislskij Nickel e il gruppo Techint per un valore di oltre 1 miliardo di dollari, la costruzione dell’elicottero Aw-139 da parte di AgustaWestland a Tomilino e gli stabilimenti del gruppo agroalimentare Cremonini che nel 2010 ha investito 100 milioni di dollari in un complesso industriale vicino a Mosca, dedicato alla distribuzione del Made in Italy e alla produzione di hamburger. Non dimenticato l’ingresso di Roneft in Pirelli con una quota del 13% rilevata da banche e fondi d’investimento (Unicredit, Intesa Sanpaolo e Clessidra). Che diranno i nostri industriali, Tronchetti Provera, Della Valle e tutti gli altri delle sanzioni appena spente le telecamere e slacciate le cravatte?
Luglio 2012: Cassa depositi e prestiti, Intesa Sanpaolo, Sace, Société Générale, Kfw Ipex- Bank e Vtb Bank Russia hanno stretto un’intesa per finanziare con 500 milioni di euro il gruppo italiano De Eccher per la costruzione del Vtb Arena Park: un complesso di alberghi, appartamenti, uffici e relative infrastrutture inseriti nel progetto di riqualificazione dell’area attorno allo stadio della Dynamo Mosca, in vista del Mondiale di calcio che la Russia ospita nel 2018.

Aggiungiamo operazioni di credito ed esposizioni “importanti” (6,5 milioni di euro) da parte di Intesa Sanpaolo in diversi progetti industriali russi, Intesa Sanpaolo collabora con tutte le più grandi banche e industrie russe.
Vogliamo ignorare il turismo? Diremo che non conviene; secondo i dati Bankitalia la spesa dei russi in Italia è mediamente pari a 1,1 miliardi di euro l’anno.

La condotta del rigore nei confronti di Putin è una strada poco perseguibile per l’Europa, soprattutto per l’Italia, e Renzi dovrebbe dare ascolto a che si occupa professionalmente e "imprenditorialmente" d’industria e agricoltura prima di sedersi ai tavoli.

Ora, a dare man forte a Putin, ieri sera al termine del colloquio all'aeroporto di Fiumicino, Silvio Berlusconi ha annunciato una mozione di Forza Italia contro le sanzioni commerciali nei confronti della Federazione Russa. Stamattina, alle 12.15, il presidente dei deputati azzurri ha tenuto una conferenza stampa a Montecitorio per illustrare il testo della mozione.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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