Strappo-Verdini, Barani (Gal): "Riforme Renzi in linea con Craxi. Vi spiego i neuroni"

11 giugno 2015, Lucia Bigozzi
Strappo-Verdini, Barani (Gal): 'Riforme Renzi in linea con Craxi. Vi spiego i neuroni'
“Lo strappo di Verdini da Berlusconi io l’ho fatto due anni fa”. “Se aderire o meno a un eventuale ressemblement di verdiniani e non, lo deciderò con Caldoro e il Nuovo Psi”. Non ha peli sulla lingua Lucio Barani senatore e craxiano da sempre, al punto che al posto della pochette ha un garofano rosso. Segretario nazionale del Nuovo Psi, sta nel gruppo parlamentare Gal e nella conversazione con Intelligonews svela cosa c’è dietro “l’operazione dei verdiniani” e stabilisce un anomalo nesso tra il riformismo di Craxi e quello di Renzi… 

Lei è un neo-responsabile verdiniano? 

« Io sono uno che ha votato consapevolmente l’8 agosto con tanto di dichiarazione di voto, le riforme costituzionali perché riprendevano quelle craxiane della Conferenza di Rimini del 1982 e cioè del programma politico di Bettino Craxi. Ovviamente, le riforme di Craxi era di gran lunga all’avanguardia: Craxi vedeva già le macro-Regioni, c’era una razionalizzazione dei Comuni, la sanità era centralizzata come dovrebbe tornare ad essere. Quelle riforme, insomma, avevano dieci marce in più, ma rispetto al niente che abbiamo avuto in questi anni con il disastro del Titolo V, le riforme portate avanti da Renzi vanno nella direzione giusta. Si poteva fare meglio e di più ma il caro, vecchio proverbio popolare dice che poco è meglio di niente»

Anche lei ha rotto con Berlusconi quando Fi è tornata all’opposizione? 

« Quando ho votato consapevolmente le riforme costituzionali, mi ha fatto piacere che Berlusconi abbia detto ai suoi che la pensava come me. Io sono segretario nazionale del Nuovo Psi, ho un patto di amicizia prima con il Pdl, ora con Fi ma non sono mai stato di Fi. Successivamente Berlusconi ha cambiato idea forse per una ripicca o un capriccio sulla candidatura del presidente della Repubblica viene a dire torniamo indietro abbiamo sbagliato tutto. Io gli ho detto: fai come ti pare, io le riforme che servono al Paese continuo a votarle e di quello che pensi tu non me ne frega niente. Dirò di più: quando ero in maggioranza con Berlusconi gli dissi che la legge Severino sarebbe stata contro di lui e sono stato uno dei sette parlamentari che non l’ha votata, mentre Berlusconi ha fatto il contrario. E la stessa cosa è accaduta per la legge Fornero sulla quale ho votato no e lui sì. Io non sono un signorsì: ho dei neuroni politicamente superiori ai suoi e se avesse portato avanti da premier il programma riformista di Craxi oggi l’Italia sarebbe tra le prime potenze al mondo. Sono riconoscente a Berlusconi per aver impedito a Occhetto di andare al governo, ma ha potuto farlo grazie ai voti dei socialisti che lui poi ha tradito politicamente»

E adesso sta nella costituenda componente verdiniana?

«Io ragiono con la mia testa e non porto il cervello all’ammasso. Sono nel Gal che ha la sigla del Nuovo Psi. Su Verdini dico che non mi stupisce: lui ha una cultura di matrice repubblicana e gli riconosco che qualche neurone politico lo ha anche lui. Ma come faccio a non votare la riforma della scuola della Giannini che è in  continuità con quella di Moratti-Caldoro nel 2003 3 quella della Gelmini nel 2010?».

Significa che lei in Senato darà una mano a ‘resuscitare’ il Patto del Nazareno 2?

«Io il Patto del Nazareno non lo conosco: quelle di Renzi sono riforme in continuità con quelle craxiane e in coerenza con il mio pensiero. Ieri Craxi diceva a berlinguer e ai sindacati che non capivano nulla sulla riforma del costo del lavoro, oggi Renzi dice al Pd e ai sindacati berlingueriani che non si torna indietro e che si discute ma poi decide la maggioranza. In questo, io non posso che riconoscere un pensiero craxiano e non posso che associarmi a quello che sta portando avanti il premier. Certo, so che lui è democristiano e io socialista, ma è Renzi che è venuto sulle mie posizioni, al punto che se continua così gli proporrò la tessera del Nuovo Psi»

Dica le verità: è imminente lo strappo di Verdini da Berlusconi e l’avvio del gruppo autonomo al Senato?

«Lo strappo di Verdini da Berlusconi è lo strappo che ho fatto io due anni fa. Io ho sempre votato le leggi che ritengo in linea con il programma della mia formazione politica. Se poi le vota anche Verdini coi suoi, se poi ne farò parte anch’io lo deciderò insieme a Caldoro e al Nuovo Psi. Certamente, io con Fi a rimorchio della Lega non ci sto e quindi dirò a Berlusconi: siamo stati bene ma adesso tu hai preso una deriva che non è la strada dei socialisti riformisti craxiani e allora lasciamoci in amicizia»

Sì ma si dice che i verdiniani stiano pensando a un gruppo parlamentare autonomo di sostegno a Renzi, specialmente al Senato. C’è o non c’è questa ipotesi?

«Non c’è solo lo strappo di Verdini, ci sono molti senatori, anche di Fi che non possono sopportare un Berlusconi prigioniero di nani e ballerine»

Quanti sono i senatori di Fi pronti alla rottura secondo i suoi calcoli e le sue informazioni?

«Più di dieci al Senato e provengono da Fi, dal Gal, dal gruppo Misto, cioè senatori che non hanno mai votato il governo Renzi. Sarebbero molti di più, all’incirca una trentina, ma il punto è che non hanno il coraggio di fare il grande salto. Come diceva il Manzoni nei Promessi Sposi ‘o lo si ha oppure non lo si inventa’».

Non le sembra paradossale che nel momento in cui esponenti del Pd escono, vedi Civati, e altri che minacciano di farlo, vedi Fassina, al Senato arriva il soccorso ‘verdiniano’ per riequilibrare i numeri?

«Lo schema dei due forni di Renzi è quello di Craci quando stava al governo con la Dc e nelle amministrazioni comunali di molte città italiane stava col Pci. Diciamo che Renzi non ha inventato nulla: in miniatura sta applicando lo schema craxiano. In questo momento non è proprio craxiano ma con un po’ di ripetizioni glielo potrei insegnare»

Cosa risponde a chi vi accusa di trasformismo?

«Io non ho vincoli di mandato e sono qui a rappresentare gli interessi del popolo sovrano. Fino a che non cambiano la Costituzione che dice proprio questo, io continuo a fare così. Trasformisti sono coloro che mi accusano perché dovrebbero dire dove ho mancato di coerenza: se ho votato contro il governo Berlusconi sulle cose che non ho condiviso, allora cosa ero, un disubbidiente? Ho applicato il vincolo di mandato e le stronz… non me le ha fatte votare; che poi si sono rivoltate contro di lui»

Gli spifferi di Intelligonews segnalano un manifesto di intellettuali del centrodestra che dovrebbe anticipare lo strappo dei verdiniani. Lei cosa sa e chi c’è dietro?

«Non ne so niente ma ne ho sentito parlare. L’ho sentito nei pettegolezzi di alcuni senatori».  

Se ci fosse lo sottoscriverebbe?

«Io non bisogno di manifesti. Io ho un programma politico che discende dal manifesto storico del partito più antico d’Italia, fondato nel 1892 a Genova. Sono questi intellettuali che devono venire da me: forse potrei aiutarli nella loro formazione»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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