Facciamo il punto sullo Ior, Bertone e Sodano

11 luglio 2014 ore 10:36, Americo Mascarucci
Facciamo il punto sullo Ior, Bertone e Sodano
Le ultime vicende che hanno interessato lo IOR con il cambio al vertice, a sentire i bene informati avrebbero favorito un forte ricompattamento del fronte italiano nella Curia romana ed un riavvicinamento dei due antichi “nemici”, ossia gli ex segretari di stato Angelo Sodano e Tarcisio Bertone.
Il primo, segretario di stato con Giovanni Paolo II aveva visto smantellato tutto l’apparato da lui creato ad opera del secondo, braccio destro di Benedetto XVI che aveva rimosso dai posti chiave e dai dicasteri che contano, tutti i fedelissimi del suo predecessore. Una guerra fra i due che sembrava fare da sfondo anche ai veleni che avevano originato il caso Vatileaks e tutta quella lunga scia di polemiche che ha spinto Benedetto XVI a rassegnare le dimissioni. Bertone e Sodano sono stati a lungo considerati i capi delle opposte fazioni che si contendevano il controllo della Curia, in una lotta di posizionamenti destinati ad alterare equilibri e poteri consolidati. Adesso però i due sembrano trovarsi sulla stessa parte della barricata perché, sempre a giudicare dalle chiacchiere che fuoriescono dai palazzi vaticani, il partito italiano sarebbe stato in pratica tagliato fuori dalle stanze che contano, ad iniziare dalla banca vaticana con la nomina alla presidenza del francese Jean Baptiste De Franssu fortemente sponsorizzato dagli americani, ossia dai grandi elettori di Bergoglio in pieno accordo con quella che è definita la potente “lobby maltese” che ruota intorno ai Cavalieri di Malta e che da tempo è entrata prepotentemente in Vaticano attraverso una società di consulenza incaricata di consigliare il Pontefice in campo finanziario. L’ex presidente Ior Von Freyberg, l’uomo voluto da Bertone e nominato da Benedetto XVI pochi giorni prima della sua uscita di scena, sembrava blindato dopo che lo stesso Francesco più volte non aveva mancato di elogiarlo per l’ottimo lavoro svolto. Ufficialmente il tedesco è stato sostituito perché impossibilitato a dedicarsi a tempo pieno alla banca, lasciando intendere quasi che il cambio di passo sia stato da lui pienamente condiviso. Ufficialmente sarà pure così, ma la storia che viene invece raccontata dalle gole profonde del Vaticano è ben diversa al punto che qualcuno ha pure lasciato intendere che Von Freyberg sarebbe pronto a “vuotare il sacco”, ossia ad attaccare coloro che hanno complottato per farlo licenziare; è la storia di contrasti duri fra lo stesso Von Freyberg e monsignor Battista Ricca il prelato nominato da Francesco come supervisore delle attività dello Ior, l’uomo cioè incaricato di vigilare sulla banca secondo le direttive ed i desiderata del Papa. E pare che negli ultimi tempi Ricca si sia scagliato più volte contro l’ex presidente contestandogli varie inadempienze, fino ad accusarlo di non aver svolto il suo operato con la dovuta professionalità ed in linea con gli orientamenti del Santo Padre da lui stesso dettati. La nomina di Ricca non è mai andata giù agli italiani, né a Bertone, né tantomeno a Sodano, anche perché il prelato in tutti questi mesi si sarebbe sempre e soltanto rapportato, oltre che direttamente con il Papa, proprio con i contestatissimi porporati americani e con i consulenti finanziari maltesi. Pare che monsignor Ricca abbia sempre intravisto una regia italiana nei dossier fatti circolare all’indomani della sua nomina nello Ior che lo presentavano come un omosessuale al centro di vicende molto imbarazzanti. Dossier che, puntualmente finiti su alcuni giornali e dunque ben pilotati, non hanno scalfito minimamente la fiducia del Papa nei confronti di Ricca che anzi è andato assumendo un potere sempre più rilevante nei confronti del vertice dello Ior. Da qui quindi il malcontento degli italiani che si sono visti estromessi dalla partita. L’alleanza fra maltesi e americani suggellata dalla nomina di De Franssu ha ottenuto come effetto il ricompattamento del fronte italiano, con Bertone e Sodano che dopo aver dissotterrato l’ascia di guerra, ora sembrano costretti a marciare uniti per restare in sella e contrastare quella che definiscono la potente lobby dei bergogliani. Eh sì, perché nonostante il Papa non voglia sentir pronunciare questa parola, a detta degli italiani la lobby che ha preso in mano lo Ior sarebbe tutt’altro che esente da interessi non propriamente pastorali e rischia di farsi scudo della fiducia di Francesco per conseguire obiettivi legittimi ma non meno discutibili di quelli visti in passato
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]