Draghi si allinea alla Bundesbank e l’Italia (non) ringrazia…

11 luglio 2014 ore 10:55, Lucia Bigozzi
Draghi si allinea alla Bundesbank e l’Italia (non) ringrazia…
di Luca Lippi.
Complimenti al patriota Draghi, lo avevamo incontrato e accolto come Governatore di Bankitalia dopo il "teatrino" della precedente gestione, applaudito come orgoglio italico alla BCE, per poi accorgerci che si è allineato ai dettami della Bundesbank. Non è una “notizia”, è un dato di fatto. Il nostro Mario Draghi ora parla la sola lingua della Bundesbank togliendo il velo sulla vera identità della BCE: delusione e amarezza. Chiariamo la situazione e cerchiamo di andare in spiaggia con la consapevolezza di cosa ci aspetta in autunno, ormai siamo rimasti solo noi a dire quello che nessuno è più disposto a far capire. Il riferimento è alla deludente performance del nostro presidente del Consiglio. Per rinfrescare la memoria ripercorriamo velocissimamente le tappe della disfatta italica per mano degli italiani più rappresentativi. Fu la Bundesbank a imporre il fiscal compact che è un accordo per gli stati membri a rispettare i seguenti vincoli saponati: Pareggio di Bilancio, non sforare la soglia dello 0.5% di deficit strutturale, riduzione debito/PIL di un ventesimo l’anno fino al 60% e vincolo a coordinare nuovo debito con la Commissione Europea. Tutto questo è stato sottoscritto da un governo non democraticamente eletto il 2 marzo 2012 da tutti i Paesi UE tranne Gran Bretagna e Repubblica Ceca. E’ entrato in vigore l’1 gennaio 2013. Per fare in modo che questo accadesse senza la riprovazione del “popolo sovrano”, almeno quella parte che riesce a comprendere qualcosa che vada oltre il “Francia Spagna basta che se magna”, fu ordita la tempesta perfetta, una sorta di regia con lo spread a 550 e il bombardamento mediatico della situazione Greca a fare da monito. Risultato ottenuto? Un trattato impossibile da rispettare, talmente impossibile da blindarlo in Costituzione, se mai qualcuno avesse deciso di dare ascolto ai pochi onesti che gridavano allo scandalo. A tenere viva la memoria per eventuali elezioni ricordiamo che il Parlamento Italiano sottoscrive il Trattato nel luglio 2012 con 216 sì, 21 astenuti e solo 24 no al Senato. Alla Camera 368 sì, 65 no e 65 astenuti. Detto questo, la situazione attuale grazie a questa geniale intuizione di chi ci rappresenterebbe in Parlamento, è che siamo nella situazione di chi non è in grado neanche di avvicinarsi alla lontana a rispettare uno solo dei punti succitati. E’ esattamente quello che Renzi è andato a dire a Strasburgo, solo che Padoan gli ha detto di non pronunciare mai il “non possiamo” ma usare il termine “flessibilità” che fa “Vip e Chic” e non impegna! Dunque la nuova traduzione della parola “flessibilità” è esattamente “non ci sono soldi per pagare le rate, per favore dateci tempo”. La risposta è arrivata subito, in sostanza fermo restando che dal Fiscal Compact non si esce mai, almeno provare ad avvicinarsi a uno solo degli obiettivi sarebbe opportuno (loro sanno benissimo che nessuno ce la potrà mai fare). La risposta del nostro attuale governo è stata quella di promettere di fare le riforme. Peccato però che mentre Renzi pensa a fare riforme, con il debito che viaggia a 20 milioni il mese di aumento, per avvicinarsi a uno degli obiettivi del Fiscal Compact deve trovare risorse. In tutto questo, il nostro Mario Draghi invece di dare una mano al suo Paese in difficoltà di rappresentanza prima ancora che economica, si allinea alla Bundesbank dichiarando che con gli impegni non si mangia ma servono soldi. Altro segnale che l’autunno sarà a dire poco terrificante, non prendete impegni e blindate le risorse.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...