Npl e Bail-in, l'Eurogruppo si riunisce: aspettative, prospettive e rischi

11 luglio 2016 ore 14:41, intelligo
Dal Brexit e dalla successiva caduta di Borsa che ha colpito soprattutto il settore bancario italiano non si è sentito parlare che del problema delle sofferenze e degli “Npl”, Not performing loan.
Molte parole sono spese con troppa leggerezza, le norme sono state sottoscritte troppo velocemente da tutti e quindi ora non si potrebbero disattendere, ma la conseguenza necessaria è che bisogna dare credibilità alle varie interviste su salvataggi senza danni per i risparmiatori con molte riserve.
I nostri Npl sono 4 volte la media mondiale, paradossalmente non è molto, tuttavia non è così semplice cederli come si vuol far credere, o meglio cederli senza da un lato portare al fallimento la banca o, dall’altro, pesare con garanzie pubbliche sulle tasche dei cittadini. 
L’unica soluzione seria e naturale sarebbe quella di rilanciare la crescita reale perché immettere denaro fresco nelle banche fa stagnare l’economia giacché le banche non finanziano l’impresa.
L’influenza del Pil sulle sofferenze bancaria varia da 3 a 6. Questo vuol dire che la variazione di un punto percentuale del Pil in un anno può portare ad una variazione degli Npl variabile dal 3 a 6 punti percentuali nell’anno stesso . 
Questo fa capire rapidamente l’origine dei nostri Npl e la sua cura. Fa anche capire che il problema degli Npl non è un problema delle banche ma della crisi, gli Npl si originano dalla stagnazione economica successiva al 2007. Del resto, come vuole la teoria economica, nei periodi di crescita abbiamo due fenomeni che provvedono a tenere sotto controllo gli Npl:
a) la crescita migliora la solvibilità di tutti i creditori;
b) la crescita porta ad un incremento degli attivi e quindi ad una diluizione degli Npl.
Quindi una vera cura che venga a contenere gli Npl non è una cura che ne faciliti la dismissione, ma una che accelera la crescita economica.
Fatta questa lunga ma necessaria premessa, vediamo ora cosa c’è di vero nella prospettiva di sospensione del bail-in non all’ordine del giorno della riunione dell’Eurogruppo di oggi, ma comprensibilmente all’ordine del giorno.

Npl e Bail-in, l'Eurogruppo si riunisce: aspettative, prospettive e rischi

Il Paese è in forte crisi e retrocessione, il debito pubblico è arrivato a 2.330.876.136.000 (dato di oggi alle 11:00) e tutte le manovre a deficit non riescono a riattivare la crescita, tuttavia la colpa non è solo dell’Italia! Nell’eurozona non c’è ombra di unione fiscale: nè eurobonds, nessun fondo di riscatto dei debiti, nessuna messa in comune del debito pubblico, e nessun trasferimento dei bilanci dai paesi attivi ai passivi, come succede ad esempio nelle vere unioni, tipo gli Stati Uniti d’America. Anche nell’Unione monetaria Europea ciò dovrebbe essere la regola obbligatoria se la Germania non si opponesse con pietrificata ostinazione.
Ora succede che il governo italiano chieda la sospensione del bail-in, anche se appena a gennaio scorso è stato accolto con entusiasmo.
Oggi ci si rende conto che forse bisognava riflettere e trattare prima di accettare. Tutti in Italia (oggi) concordano sulla necessità che l’insieme delle nuove norme sui salvataggi bancari non venga applicato ai casi in esame in queste settimane nel nostro paese, iniziando da Mps. Antonio Patuelli, ha persino definito “incostituzionale” il bail-in, rivendicando l’efficacia di soluzioni già approntate privatamente dalle banche, come il fondo Atlante e il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, fa appello alla possibilità di intervenire con un sostegno pubblico. Da tempo, il numero uno di Palazzo Koch chiede che il bail-in venga sospeso, mentre il governo Renzi esplicitamente tratta in tal senso con le autorità europee.
Con molta probabilità, e in segreto, il salvataggio con intervento pubblico del sistema bancario italiano sarà fatto, già abbiamo detto qualche settimana fa che l’Italia non è la Grecia e neanche Cipro, un default “dichiarato” sarebbe la devastazione dell’Unione finanziaria Europea, e a meno che non sia all’ordine del giorno la volontà di sciogliere l’Unione, il salvataggio sarà realtà, ma a quale costo?
Prima di tutto il mondo finanziario non valuta positivamente la strategia politica di un Paese che contraddice se stesso ogni volta che al tavolo del gioco si accorge di perdere più di quanto preventivato (e questa è soprattutto una questione di superficialità), la prima ripercussione sarà che nessuno vorrà fare investimenti in Italia, e allora sarà una vittoria di Pirro quella di strappare la sospensione del bail-in, perché tardiva, perché aumenta i debiti senza investimenti strutturali, perché tutela i risparmiatori ma non il mercato dove i risparmiatori dovrebbero riversare la liquidità salvata. In una parola si continua a vivere alla giornata. In ordine di grandezza, nel pericolo reale di default ci precedono Portogallo Spagna, e il pericolo non è dei singoli Paesi, ma dell’Unione.
Dalla riunione di oggi dell’eurogruppo dovrebbe uscire l’esigenza di ricomporre un gruppo di lavoro concretamente propenso a rilanciare infrastrutture e consumi, ovvio che a pagare e finanziare sarà la Germania, ha cercato lo scettro di economia trainante ora deve trainare, se così non fosse il pericolo non sarà quello di perdere i propri risparmi (cosa che non accadrà per i motivi appena citati) ma quello di vedere la Germania scappare col bottino uscendo dall’Euro e innescando la disgregazione dell’Ue. Niente paura, ripartiamo, siamo troppo più forti a mani libere, ma non facciamoci derubare. Sarà in grado la nostra politica di difendere i nostri interessi smettendo di cedere sovranità e accorgersi subito dopo di aver commesso una leggerezza?
autore / intelligo
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