Da Charlie Hebdo alla statua di Wojtyla: la Francia sceglie l'ultra-laicismo

11 maggio 2015, intelligo
Da Charlie Hebdo alla statua di Wojtyla: la Francia sceglie l'ultra-laicismo
In Francia il Tribunale di Rennes ha deciso che la statua di Giovanni Paolo II collocata in una piazza della città bretone di Ploermel dovrà essere rimossa. Un gesto che, secondo i più, conferma l’avanzata della mentalità laicista in Europa. Del resto, il cardinale Barbarin alcuni anni fa aveva detto: “La Francia è ancora strattonata fra due vecchie correnti, rispettare la religione o combatterla”.

Della vicenda si occupa l’analisi di Matteo Matzuzzi sul quotidiano Il Foglio, dal titolo eloquente: “Parigi non vale una messa”. Matzuzzi cita alcuni precedenti e si concentra “sul canovaccio” che “segue quello messo in atto dai folli barbuti di Mosul, che annoiati e mentalmente disturbati dalla loro ideologia perversa, hanno passato gli assolati pomeriggi d’inizio primavera a prendere a picconate le lapidi del cimitero cristiano cittadino. Non prima, naturalmente, d’aver buttato giù dai campanili le campane, divelto le croci dalle cupole delle chiese locali, profanato e dissacrato cappelle e monasteri. Ci si allarmava, un paio d’anni fa, quando l’allora ministro dell’Educazione, Vincent Peillon, credendosi una sorta di Napoleone reincarnato, puntava a “sostituire la chiesa cattolica” con una non meglio precisata “religione repubblicana”, visto che “non si potrà mai costruire un paese libero con la religione cattolica”. Oggi pare che il programma per il ritorno al passato, ai gloriosi tempi delle teste infilzate sulle picche e delle ghigliottine rivoluziona- rie dalla lama affilata, stia ingranando la marcia. Mancano giusto i preti buttati in galera e la trasformazione di Notre Dame in magazzino e ritrovo per assemblee illuminate. Il resto del quadro è più che completo”. 

Ma il paradosso che nell’analisi Matzuzzi evidenzia è che “mentre in patria i cristiani vengono ghettizzati in nome della più pura neutralità, le drapeau tricolore viene piantato qua e là nel vicino oriente, vecchia regione di mandati coloniali, con l’intento dichiarato di proteggere i nazareni costretti a lasciare averi, case e affetti in quella che da sempre è la loro terra.

Il 30 luglio scorso, salutando il nuovo presidente iracheno, Fuad Masum, François Hollande arrivò a esprimere “grande preoccupazione in merito alle persecuzioni di cui i cristiani, componente essenziale della Repubblica dell’Iraq, sono oggetto da parte dei gruppi di terroristi”. Sottolineando, inoltre, “l’imperiosa necessità di assicurare la tutela delle minoranze, per permettere loro di restare nel paese come desiderano, e preservare la ricchezza e la diversità dell’Iraq”. Solo qualche giorno fa, poi, lo stesso inquilino dell’Eliseo assicurava al patriarca di Antiochia dei maroniti, il cardinale libanese Béchara Boutros Rai, “il suo fermo impegno a proteggere” i cristiani d’oriente. 

Il fatto è che la Francia, “si è stancata di difendere la propria identità e le proprie radici, e sembra sempre più fondata sulla vacuità”, ha scritto la filosofa Chantal Delsol. Charles Adhémar, docente di Scienza politica e membro dell’Istituto di formazione politica, ha scritto sul Catholic World Report che in questa vacuità, nella noia esistenziale ben testimoniata dal curato di campagna magistralmente ritratto da Georges Bernanos, i francesi sembrano non essersi accorti che a farsi largo è stato l’islam. Con le moschee e i minareti dalle geometrie più o meno moderne, con i negozi di burqa negli arrondissement parigini e le proposte d’insegnare in arabo nelle scuole pubbliche francesi”. 


Da questo punto di vista, si confermano profetiche le parole del cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione e “primo vescovo d’occidente a mettere piede nella piana di Ninive divenuta terreno per le scorribande dei jihadisti islamisti, a osservare che “dietro la parola laicità si nasconde spesso un certo odio per la religione”. Va bene che la repubblica sia laica, insomma. A essere sbagliata è la “mentalità laicista”. 

E pensare – riflette ancora Matzuzzi - che dopo la strage di Parigi nella redazione di “Charlie Hebdo, che in un sussulto identitario la Francia fosse pronta quantomeno a riprendere in mano il vecchio tema delle radici cristiane. C’erano le manifestazioni di popolo, i leader che si tenevano per mano, le Marianne impresse su stendardi innalzati a ogni angolo di boulevard. Speranza vana. Tutto è subito rientrato, con i vescovi a protestare – per lo più blandamente– contro le politiche del governo Hollande e i dibattiti scatenati dalla “Soumission” di Michel Houellebecq subito sfociati nell’accusa di razzismo e xenofobia. Con il premier Manuel Valls, colui che sta studiando da mesi la possibilità di lanciare una sorta d’islam francese compatibile con i valori fondanti e fondamentali repubblicani – s’è già beccato per questo lo scherno del cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi – a dire che in piazza, quell’11 gennaio, si manifestava per la difesa della laicità e non per altro”.
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