Medici di famiglia: appello (con sciopero) a Boschi e Renzi

11 maggio 2015, Micaela Del Monte
Medici di famiglia: appello (con sciopero) a Boschi e Renzi
Prima hanno avviato una petizione online per chiedere al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro della Salute Beatrice Lorenzin di firmare contro “l’abolizione del medico di famiglia”. Poi hanno annunciato una campagna informativa con lo slogan: “Io non vado col primo che capita. Il mio medico di famiglia lo scelgo io” e l'apertura straordinaria degli studi nel weekend ed infine hanno proclamato lo sciopero nazionale il 19 maggio. 

Queste le attività della Fimmg, la Federazione dei medici di famiglia, che si è mobilitata per protestare contro lo stallo delle trattative per il rinnovo della Convenzione e contro l'abolizione del medico di famiglia.

“Da molti mesi le Regioni impediscono che sia avviata la riorganizzazione della Medicina Generale e che si creino le condizioni organizzative del lavoro indispensabili per migliorare l’assistenza che ogni giorno i 60.000 Medici di Medicina Generale italiani assicurano direttamente nei luoghi dove vivono i cittadini. Questo nonostante sia chiaramente sancito nella legge n. 189 del 2012, nelle leggi di stabilita` 2014 e 2015 e risulti dalla volontà delle parti in causa, che tale rinnovamento debba avvenire senza aggravi economici per le finanze del Paese. I medici di medicina generale, in questo delicato momento del Paese, non chiedono più soldi, ma di lavorare meglio per i propri pazienti e per se stessi”, questo è il testo che accompagna la petizione online (disponibile al link www.change.org/p/campagna-contro-l-abolizione-del-medico-di-famiglia).

La protesta culminerà appunto con lo sciopero nazionale del 19 maggio, quando gli studi dei medici di famiglia saranno chiusi dalle ore 8 alle ore 20. Verranno comunque garantite le prestazioni indispensabili: visite domiciliari urgenti, in assistenza programmata a pazienti terminali, prestazioni di assistenza domiciliare integrata (ADI) e le ulteriori prestazioni definite nell’ambito degli Accordi regionali. Si fermeranno anche i medici di continuità assistenziale (ex guardia medica) dalle 20 alle 24, garantendo, anch'essi, le prestazioni indispensabili.
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