Flessibilità Pensioni: Poletti sperimenta part-time dal 20 maggio. Ape non “vola” per penalizzazioni

11 maggio 2016 ore 12:49, Luca Lippi
Si parla di novità, ma novità non ce ne sono, o meglio, ce ne saranno fino a novembre una al giorno ma sono quelle già stabilite nel ddl che sarà comunque discusso solamente a novembre, appunto.
Facciamo un veloce ripasso: Ape (meccanismo di anticipo pensionistico) è secondo l’impronta data al provvedimento, un anticipo sulla pensione di tre anni al massimo, con una penalizzazione diversificata a seconda del livello di reddito del lavoratore. Si agirebbe solo sulla parte retributiva del montante versato negli anni di lavoro poiché la quota contributiva già prevede un meccanismo implicito di penalizzazione in caso di ritiro anticipato. 
L’impegno finanziario dello Stato sarebbe diversificato a seconda delle platee. Almeno tre, secondo quanto anticipato da Nannicini: della prima farebbe parte chi, per motivi personali, vuole andare in pensione prima; la seconda riguarda coloro che hanno perso il lavoro ma non hanno ancora i requisiti; la terza quei lavoratori che l’azienda vuole prepensionare. Nel primo caso, la penalizzazione sarebbe più forte, nel secondo i soldi ce li metterebbe soprattutto lo Stato e, nel terzo, l’azienda. L’idea è quella di un finanziamento-ponte sostenuto dal sistema del credito, che poi rientrerebbe grazie ai mini-rimborsi dell’Inps con le trattenute sulla pensione finale, mentre lo Stato farebbe da garante. Obiettivo: creare un mercato dei prestiti pensionistici. Nel pacchetto potrebbe entrare anche una semplificazione del prepensionamento per i lavori usuranti.

Flessibilità Pensioni: Poletti sperimenta part-time dal 20 maggio. Ape non “vola” per penalizzazioni

La novità di cui si parla sui media sarebbe la dichiarazione del Ministro Poletti il quale, riferendosi alla riforma pensioni 2016/2017 ha dichiarato che il nodo delle penalizzazioni è il più complesso e che il governo Renzi sta pensando ad una piattaforma differenziata (già lo sapevamo). 
Il Ministro Poletti afferma: “non tutti i lavoratori vicini alla quiescenza potranno ottenere penalizzazioni del 3%, perché esse vanno differenziate a partire dal reddito”. In sostanza, chi guadagna 3mila euro dovrà subire necessariamente penalità più alte. Ma già nella settimana scorsa si parlava di nodi da sciogliere, e la novità delle ultime ore è che il nodo non è stato ancora sciolto!
Secondo un’analisi della Uil partendo da alcune previsioni sui tassi d'interesse, si è dimostrato che, con le penalizzazioni allo studio del governo, un lavoratore che guadagna 1000 euro al mese perderebbe circa una mensilità se si ritira un anno prima, ma più di due se si ritira con 3 anni di anticipo. Insomma, le sue parole sono sembrate poco centrate: il problema non è chi guadagna 3mila euro, ma chi guadagna 1000 euro e rischia una penalizzazione insostenibile.
Lo studio della Uil: il peso dell'uscita anticipata attraverso prestito pensionistico per una pensione di mille euro lordi, partendo dall'ipotesi 'ottimistica' per cui gli interessi e gli oneri siano completamente a carico dello Stato:
-anticipo di un anno: rata da 69 euro al mese pari a 898 euro all'anno per gli uomini, rata da 50 euro e dunque 650 euro l'anno per le donne – se interessi e oneri fossero a carico del pensionando si tratterebbe rispettivamente di 1138 euro e 904 euro;
-anticipo di due anni: rata da 130 euro al mese pari a 1690 euro all'anno per  gli uomini, rata da 95 euro e dunque 1244 euro all'anno per le donne – se interessi e oneri fossero a carico del pensionando si tratterebbe rispettivamente di 2175 euro e 1758 euro;
-anticipo di tre anni: rata da 184 euro al mese pari a 2392 euro all'anno per  gli uomini, rata da 137 euro e dunque 1790 euro all'anno per le donne – se interessi e oneri fossero a carico del pensionando si tratterebbe rispettivamente di 3131 euro e 2569 euro.
In conclusione, come detto dalla Camusso, la riforma pensioni 2016/2017 al momento non è altro che retorica. La sostanza è che ancora siamo al punto di partenza cambia solo che settimana scorsa ne ha parlato direttamente il Primo Ministro, e ieri ha parlato Poletti, altre novità non ce ne sono, solo la conferma che l’Ape è una soluzione che ristora sicuramente i lavoratori che sperano la famosa quota 97 di Damiano, tuttavia lascia fuori i lavoratori precoci i quali resterebbero di fatto fuori dai giochi, e non gli basterebbero 41 anni di contributi per accedere alla pensione. 
Intanto partirà il prossimo 20 maggio il part-time agevolato, la misura contenuta nella legge di stabilita' per il 2016 che consentirà alle imprese e ai lavoratori di ridurre l'orario di lavoro in vista della pensione.
Il Part time agevolato è una misura sperimentale introdotta dall'articolo 1, comma 284 della legge 208/2015 che consente ai lavoratori dipendenti del settore privato a tempo indeterminato di ridurre su base volontaria l'orario di lavoro per un periodo massimo di tre anni dal raggiungimento della pensione di vecchiaia. Si tratta di una misura pensata dal legislatore incentivare economicamente processi di riduzione di orario di lavoro nei confronti dei lavoratori prossimi alla pensione in un quadro di flessibilità dell’uscita dal mondo del lavoro con costi spalmati tra lavoratore, datore e Stato. È una sorta di prova generale dell’Ape. 

autore / Luca Lippi
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