Vescovi, il "ruggito" di Galantino è arrivato: peccato sia quello "del topo"

11 maggio 2016 ore 11:30, Americo Mascarucci
Alla fine il ruggito è arrivato: peccato sia soltanto quello del topo.
Il Governo Renzi ha messo la fiducia alla Camera per l'approvazione del disegno di legge sulle unioni civili già approvato in Senato (quello scaturito dalla mediazione con i centristi di Area Popolare e con i cattolici del Pd depurata dalla stepchild adoption) cosa mai avvenuta nella storia della Repubblica. 
I Governi hanno infatti sempre lasciato libertà di coscienza visto che spesso e volentieri, soprattutto nella Prima Repubblica quando la Democrazia Cristiana governava con i Socialisti e con i partiti laici era materialmente impossibile raggiungere una convergenza in merito. 
Sulla fiducia ha espresso malumori la Cei per bocca, pensate un pò, del segretario generale Nunzio Galantino quello anti-Family Day, quello del dialogo con tutto e su tutto, senza barricate o crociate etiche: "Il Governo ha le sue logiche, le sue esigenze, probabilmente anche le sue ragioni, ma il voto di fiducia, non solo per questo governo ma anche per quelli passati, spesso rappresenta una sconfitta per tutti" ha commentato Galantino. 
Peccato che la Cei si sia da tempo chiamata fuori dalle battaglie sui temi etici, delegando questa responsabilità all'associazionismo cattolico, al variegato popolo del Family Day. Quel popolo che si è mobilitato contro il disegno di legge Cirinnà e la stepchild adoption, denunciando come la norma sulle adozioni rischiasse di legittimare la pratica dell'utero in affitto. 
Vescovi, il 'ruggito' di Galantino è arrivato: peccato sia quello 'del topo'
Ma i vescovi si sono presentati divisi, frastagliati, evidenziando come nella Chiesa, nonostante le parole chiare ed indiscutibili di Papa Francesco in difesa della famiglia naturale, non tutti si riconoscessero nella piazza del Family Day, Galantino su tutti che è stato spesso elogiato proprio dai fautori delle unioni civili per le sue dichiarazioni anti-Family. 

Nelle ultime ore ad agitare le acque intorno al tema delle unioni civili ci si è messo pure il candidato sindaco di Roma Alfio Marchini: "Non celebrerò unioni gay se dovessi vincere le elezioni" ha dichiarato correggendo poi il tiro di fronte alle polemiche e dichiarando di rispettare comunque la legge. Peccato che tempo addietro sostenesse posizioni diverse. 
Ma non era forse ancora il candidato sindaco di Forza Italia e de La Destra di Storace. Una posizione che puzza tanto di "demagogia politica" e rivolta tanto a catturare il voto dell'elettorato cattolico che nella Capitale, "città santa", culla della cristianità e sede del Papa ha sempre fatto la differenza.
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