EDITORIALE - Passa la fiducia alle unioni civili: chi vince (senza alcun tripudio) e chi perde

11 maggio 2016 ore 17:25, Fabio Torriero
Chi vince e chi perde nel giorno del varo del Ddl Cirinnà. Non c’era la prevista atmosfera di tripudio in Transatlantico. Aria e facce tranquille, normali, più sul dimesso. I soli sorridenti, gli amici della Concia: un drappello di ragazzotti intenti a distribuire nastrini arcobaleno a giornalisti e parlamentari.
Vediamo di tirare le somme.
Oggi ha perso il “cattolicesimo parlamentare”, in mano a deputati e senatori traditori, impegnati unicamente a fare le bandierine della fede, sapendo di rappresentare una battaglia persa prima nelle loro teste (si veda la loro eterna mistica del rimando), ultimi rappresentanti dello “schema-Dc”; sempre pronti ad aggiustarsela e a puntellare le loro poltrone. Salvando capra (i valori) e cavoli (gli interessi).

Oggi ha perso quel Family Day che ancora fa distinguo rispetto al Pdf. Rimandare l’impegno di massa al referendum di ottobre (argomento comunque giusto), depotenzia di fatto una guerra che è cominciata ora, e che deve esprimersi solo attraverso l’arma del voto. Se il voto premierà l’impegno sarà un’altra storia.

Non a caso Scalfarotto, il nuovo padre della patria libertaria, ha già annunciato i prossimi appuntamenti della “società radicale di massa”, costruita, pezzo dopo pezzo, dal cattolico Renzi: liberalizzazione delle droghe leggere ed eutanasia. Altro che cattolico: Renzi è il premier meno cattolico della Repubblica italiana. 

Ma non vincono nemmeno gli esponenti della lobby arcobaleno-Lgbt, per almeno sei ragioni:
1) Sono figli di una legge pasticciata e anticostituzionale;
2) Il loro nome da Dico-Pax-Dire oggi è membri di una formazione sociale;
3) Sono il risultato della fiducia che Renzi ha messo per evitare il dissenso interno nel Pd;
4) Non sono stati riconosciuti come matrimonio, non hanno gli stessi diritti degli etero e non possono ricorrere alla step child adoption;
5) Tra i loro scarsi diritti il Ddl Cirinnà ha legittimato il non obbligo alla fedeltà, definendoli in questo modo come istituzionalmente e sessualmente inaffidabili;
6) Da ora in poi, la palla passerà ai giudici che dovranno surrogare i loro diritti (la via giudiziaria alle adozioni gay).
Ragion per cui, questa “legge di tutti” (dei cittadini) è una “legge di nessuno”: certamente non dei cattolici (una legge sbagliata in toto e inutile, visto che il prolungamento dei diritti soggettivi era una cosa in progress e in massima parte esistente nell’ordinamento); sicuramente disastrosa per gli arcobaleno, perché fortemente conservatrice.

L’Italia è sempre di più una Repubblica (art. 1) fondata sul virtuale. Un virtuale che però farà costume e inciderà nella società. Negativamente.

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