Fascismo: polemiche da osteria

11 marzo 2013 ore 11:01, intelligo
di Andrea Marcigliano
Fascismo: polemiche da osteria
Puntuale come l’influenza stagionale o, a voler essere romantici, come la migrazioni delle rondini, tornano - sui media italiani, che, sinceramente, avrebbero ben altro di cui occuparsi -  le usuali polemiche sul fascismo.
E’ bastato che una giovane, probabilmente ingenua, neo-deputata del Movimento 5 Stelle affermasse che il primo fascismo, quello movimentista delle origini, aveva in sé del buono perché si aprissero le cateratte del pubblico disdoro, dell’esecrazione, della stigmatizzazione, e le solite prefiche professionali dell’anti-fascismo militante si stracciassero capelli e vesti...  e per sovramercato è arrivato anche il professor Gianfranco Polillo, economista e Sottosegretario al Tesoro del governo Monti, che, in modo certo più mirato e contestualizzato, nonché sicuramente meno ingenuo, più o meno lo stesso ha detto.... e se vogliamo, a fine gennaio c’era già stato il Cavalier Berlusconi che aveva fatto alzare altre strida e spargere fiumi inchiostro per aver detto che... insomma, questo fascismo, prima di degenerare nelle leggi razziali, anche qualcosa di buono aveva pur fatto. Scandalo e deprecazione universale, potenziata dall’acrimonia tipica delle campagne elettorali. E siccome la nostra Italia in campagna elettorale sembra versare, ormai, perennemente... Pochi, per altro, nel condannare il solito Cavaliere Nero, nel segnalare la minaccia della neo-squadrista grillina, o nel deprecare la distorsione intellettuale del prof. Polillo, hanno notato che, in questo stesso lasso di tempo, il presidente Napolitano ha pubblicamente celebrato – presente il non ancora dimissionario Benedetto XVI - l’anniversario dei Patti Lateranensi, da lui definiti come un avvenimento fondamentale della storia patria. E siccome detti Patti a firmarli è stato un tal Benito Mussolini... beh, allora a rigor di logica anche il presidente della Repubblica dovrebbe essere fatto oggetto dell’esecrazione e condanna da parte di suddette prefiche. Inoltre, quanto alle dichiarazioni del prof. Polillo, andrebbe ricordato che questi, parlando di certi aspetti delle politiche sociali del Fascismo, faceva riferimento a tale Togliatti Palmiro, che le medesime cose aveva detto e scritto, e che, per altro, aveva ribadito, nell’immediato dopo guerra, nel famoso (ancorché volutamente dimenticato)  appello ai “compagni in camicia nera”, che tra l’altro portò il Pci e, soprattutto, la Cgil ad assorbire molti quadri del sindacalismo e della sinistra fascista. E persino la giovane neo-on Roberta Lombardi – per altro fornita di laurea in Giurisprudenza ed un master alla Luiss - a ben vedere, con le sue dichiarazioni ha dimostrato soltanto di aver una qualche nozione di quello che un po’ tutti gli storici, da De Felice a Pavone, sostengono da tempo: ovvero che esistono varie fasi e componenti nella storia di quello che, in modo un po’ generico, siamo usi classificare come fascismo, e che, soprattutto, esistono notevoli differenze e iati fra il movimento originario e il regime che poi ne originò....insomma, la sensazione è che una certa stampa – proiezione di una ben precisa area politico-intellettuale che si ritiene depositaria della verità per una sorta di superiorità razziale e/o diritto divino – anche questa volta abbia montato dei casi sul nulla, enfatizzando battute più o meno casuali con petulanza becera.... e tutto,forse, solo per cercare di celare l’ennesimo fallimento politico della sinistra italiana, che poi altro non è che il portato di questa stessa cultura, o pseudo tale, stantia ed autoreferenziale.... un serpente che si morde la coda.
autore / intelligo
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