Tu quoque Denis fili mi! E Berlusconi pensa alla svolta

11 marzo 2015, Americo Mascarucci

Tu quoque Denis fili mi! E Berlusconi pensa alla svolta
Tu quoque Denis fili mi! Denis Verdini dunque ha strappato? 


E’ ufficiale il divorzio da Silvio Berlusconi? Il più filo renziano dei forza italioti è con un piede e l’altro pure fuori del partito? Presto per dirlo ma è evidente come, dopo la rottura fra l’ex Cavaliere e Renzi seguita alla mancata condivisione della scelta del Presidente della Repubblica, per Verdini nulla è stato più come prima.


Il gruppo di Forza Italia alla Camera ha votato compatto contro la riforma del Senato e Berlusconi ha potuto compiacersi di smentire le previsioni giornalistiche che davano gli azzurri lacerati e pronti a muoversi in ordine sparso. Invece alla fine tutti allineati e coperti intorno alla volontà del leader.


Tutti uniti ma con il naso turato e con Verdini e company pronti a dissociarsi dal loro stesso voto. Con un documento sottoscritto da diciassette parlamentari viene chiaramente specificato che per rispetto alla disciplina di partito il voto è stato compatto ma sofferto e che la posizione assunta da Berlusconi non è condivisa dal gruppo. 


Come dire; caro Silvio, oggi ti abbiamo esaudito (anche perché forse c’era la sentenza della Cassazione sul processo Ruby in fase di gestazione) ma non è detto che ti seguiremo in futuro, perché continuiamo ad essere convinti che le riforme siano giuste e vadano fatte nell’interesse del Paese. E Berlusconi? Certamente non avrà gradito, visto che la lettera di Verdini e soci è la migliore smentita alla sua smentita. Ma quale unità? Quale compattezza? Quale condivisione della linea del capo? Forza Italia è sempre più divisa fra chi, come appunto Verdini ritiene necessario riannodare i fili del dialogo con Renzi e chi invece come Renato Brunetta è per il muro contro muro con il Governo


Proprio Brunetta è il primo obiettivo dei verdiniani, la sua gestione del gruppo parlamentare è giudicata troppo estremista e dannosa per il partito. Augusto Minzolini, il più anti-renziano dei berlusconiani, ma anche il più convinto fittiano dei non fittiani (ha smentito di far parte della fronda capitanata da Raffaele Fitto ma di comprenderne e condividerne le ragioni) accusa Forza Italia di non essere né carne, né pesce, di subire la Lega senza essere capace di proposte concrete, al punto che sono sempre di più gli elettori azzurri che guardano con favore verso Salvini. Giorni addietro Maurizio Gasparri ha bocciato pubblicamente Salvini come possibile leader del centrodestra sostenendo che con lui alla guida la coalizione sarebbe condannata all’eterna sconfitta. Forse sarà pure così, ma intanto aumenta la pattuglia dei parlamentari azzurri che guardano con favore ad un matrimonio con il Carroccio in barba al Partito Popolare Europeo e al voto moderato. 

Alessandro Cattaneo in diretta televisiva ha detto che in Veneto va necessariamente sanata la frattura fra Zaia e Tosi, sostenendo però come il sindaco di Verona abbia tutte le ragioni per essere arrabbiato, avendo subito un commissariamento. E Fitto allora? Non si è visto commissariato il partito in casa, cioè in Puglia? E tutti i coordinatori azzurri commissariati perché ritenuti vicini all’europarlamentare pugliese? Insomma l’unità è soltanto di facciata se anche la sanguigna Daniela Santanché ha dovuto ammettere senza ipocrisia di non condividere la linea di rottura sulle riforme, ma di votare comunque no per non dare un dispiacere a Berlusconi. Il quale da par suo ha cercato di giustificare il cambio di linea sulle riforme, dal sì convinto al no totale, sostenendo che la colpa è di Renzi che ha voluto rompere il percorso di condivisione rifiutando l’accordo sul Quirinale. Ma è chiaro come nel partito questa posizione appaia a molti indifendibile e scarsamente convincente a giustificare un cambio di rotta così drastico. 


E così con il voto di oggi Forza Italia sembra fare un passo avanti verso Salvini e due indietro rispetto ad Alfano e al Nuovo centrodestra. Ma c’è il voto in Campania a complicare le cose e se quelli dell’Ncd dovessero decidere di ritirare l’appoggio al governatore uscente Stefano Caldoro, la partita si farebbe decisamente complessa per gli azzurri. E allora, quanto durerà realmente la posizione barricadera alla Brunetta? Vuoi vedere che a breve torneranno a volare le colombe? 



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