Teng Biao sulla Cina: oltre 1000 attivisti imprigionati sotto la presidenza di Xi Jinping

11 marzo 2015, intelligo
di Raffaele Mancino

“Gli attivisti per i diritti umani in Cina stanno fronteggiando il più grave giro di vite dal massacro di Tienanmen del 1989”. 

A dichiararlo è Teng Biao, noto avvocato cinese e attivista per i diritti umani, tra i fondatori di ‘Open Constitution Initiative’, organizzazione che lotta da tempo in Cina a favore del riconoscimento di maggiori garanzie costituzionali e democratiche. Più volte incarcerato e torturato, dopo essere stato persino bannato dall’insegnamento per la sua battaglia a favore dei diritti umani, il professor Biao traccia un bilancio agghiacciante del clima che si respira in Cina sotto la presidenza di Xi Jinping.


Teng Biao sulla Cina: oltre 1000 attivisti imprigionati sotto la presidenza di Xi Jinping
L’attuale Presidente cinese, considerato decisamete il meno tollerante tra tutti i suoi predecessori, appare poco incline ad accettare il dissenso e la critica nei confronti del suo operato, a tal punto che si parla di oltre mille attivisti imprigionati da quando il segretario del Partito Comunista è salito al potere.


La repressione di Xi non conosce limiti” – sostiene Teng Biao – “ed è rivolta non solo a chi lo fronteggia direttamente, ma coinvolge anche gruppi di fede, utenti della rete, studenti universitari, membri della società civile e mass media. Un vero e proprio giro di vite perpetrato contro chiunque osa protestare”.   


Il rapporto tra l’apparato governativo cinese e il rispetto dei diritti umani non è mai stato fin troppo idilliaco. Non a caso, la Cina è l’unico dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a non aver ancora ratificato la Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici, che garantisce tutta una serie di diritti, a partire dalla libertà di pensiero e opinione fino al diritto a godere di elezioni libere e regolari. Un particolare non da poco, visto che la mancata ratifica non permette al Comitato per i diritti umani dell’ONU di monitorare e valutare le performance della Cina a riguardo.


Nonostante l’evidente clima di tensione, sono sempre di più i devoti alla causa dei diritti umani nel Paese asiatico, grazie a un crescente movimento di mobilitazione generale che pian piano sta ingrossando le proprie fila. E nel quale confluisce chi, per usare le parole del professor Biao, crede che sia un proprio dovere e una propria responsabilità “lottare per la libertà delle future generazioni” affinché i propri figli “possano vivere in un paese libero e democratico”.


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