D’Alema a Ballarò: come smonta il “metodo” Renzi e fa il pelo agli annunci

11 marzo 2015, intelligo
D’Alema a Ballarò: come smonta il “metodo” Renzi e fa il pelo agli annunci
E’ un D’Alema al vetriolo quello che seduto sulle poltrone degli ospiti di Ballarò. Dito puntato contro Renzi dall’inizio alla fine. Ecco i passaggi salienti, tra Riforme e Patto del Nazareno.


“RENZI, LA RIFORMA NON E’ACCORDO CON VERDINI. A TE PIACEVA COSI’”. L’ex premier spiega così quello che a suo giudizio è un paradosso: “Si fa un accordo con Berlusconi, si fa una cattiva riforma però si dice non la si può cambiare perché concordata. Poi l’accordo si rompe, Berlusconi vota contro però si dice lo stesso che non la si può cambiare”. Poi si rivolge direttamente al premier: “Scusa Renzi in realtà tu non è che hai dovuto fare questa riforma per trovare un accordo con Verdini, è che proprio a te piaceva così, sospetto, perché altrimenti non si capisce questo ragionamento, è contraddittorio in modo clamoroso”.


“RIFORMA OCCASIONE MANCATA. CREA PROBLEMI”. “Da cittadino riformista considero questa riforma un’occasione mancata e penso che il risultato porrà più problemi di quelli che avrebbe dovuto risolvere”. D’Alema intervistato da Massimo Giannini non risparmia nulla di ciò che pensa sul ‘metodo’ renziano e nel merito dell’agenda di governo, in una sorta di controcanto agli annunci di Renzi. 

“Dovevamo abolire le Province e ci sono sempre, dovevamo abolire il Senato e c’è sempre. In compenso abbiamo abolito il voto popolare sia per le Province che per il Senato, cosa che un po’ mi preoccupa perché gli spazi di partecipazione dei i cittadini tendono a ridursi.  Se noi consideriamo che con la nuova legge elettorale i 2/3 dei deputati saranno nominati dai capi partito e con la riforma del Senato i senatori saranno nominati dai Consigli Regionale ai cittadini rimane il potere di eleggersi 1/3 dei deputati. Un potere piccolino rispetto al potere a cui i cittadini avrebbero diritto”.


“COL BIPOLARISMO, MIA GENERAZIONE HA FATTO GRANDI RIFORME”. Il parallelo coi rottamandi o rottamati, per usare il gergo renziano, D’Alema lo fa volentieri ma per marcare la differenza coi rottamatori. Ed è chiarissimo l’intento quando dice: “In Italia abbiamo avuto un’altra grande stagione riformista di cui fu protagonista la mia generazione, non è mica vero che le riforme non sono state fatte nel passato. Abbiamo fatto la legge elettorale maggioritaria con il collegio uninominale che ha rappresentato una svolta, ha cambiato il volto della politica, il rapporto tra i cittadini e gli eletti e ha fondato il bipolarismo. Abbiamo fatto la riforma che ha previsto l’elezione diretta dei sindaci che ha cambiato radicalmente il Paese. Grandi riforme che avevano un’ispirazione: dare più potere ai cittadini”.


 “C’ERANO DUE STRADE CORAGGIOSE E CHIARE”. Della serie: si poteva fare di più e meglio. Per l’ex presidente del Consiglio “erano possibili due scelte coraggiose e chiare: una era abolire totalmente il Senato e dare rango costituzionale alla Conferenza Stato-Regioni-Autonomie, almeno avremmo avuto i Presidenti delle Regioni, non qualche consigliere regionale che magari ha problemi con la giustizia e quindi avrebbe bisogno di un’immunità. Se si fosse fatto questo, sarebbe stata una scelta coraggiosa, una vera grande riforma. L’altra possibilità era: dato una Camera fortemente maggioritaria che con un sistema maggioritario farà di una minoranza una maggioranza forte, abbiamo bisogno di un Senato delle garanzie dove i diritti fondamentali dei cittadini siano garantiti da un numero limitato di senatori ma eletti dal popolo”. 

D’Alema smonta poi la narrazione renziana a proposito del “nuovo” Senato senza poteri: “Ha il potere di votare tutte le leggi costituzionali come la libertà di stampa, la libertà di espressione, le libertà politiche e religiose. Ma è mai possibile pensare che queste libertà fondamentali siano affidate ai nominati dei consigli regionali e non a persone elette dal popolo? Ma come si può pensare una cosa di questo genere e presentarla come una grane riforma? E’ una riforma mancata che deve essere corretta”.

LuBi

autore / intelligo
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