Dopo-primarie, Bassolino pronto all'appello e alla candidatura: è l'armageddon renziano

11 marzo 2016 ore 10:22, Americo Mascarucci
Antonio Bassolino potrebbe correre alle amministrative con una propria lista e con altre aggregate. 
E’ l’ipotesi che ha iniziato a circolare con insistenza nelle ultime ore dopo che la Commissione di Garanzia del Partito Democratico ha bocciato il ricorso contro le primarie di domenica per vizi di forma. Sarebbe stato infatti presentato oltre i termini previsti dal regolamento anche se dalla Commissione ci tengono a precisare che comunque non ci sarebbero stati i presupposti per annullare le primarie nei seggi incriminati, quelli cioè dove si sarebbe verificata la consegna dei soldi agli elettori da parte, pare, di amministratori vicini alla vincitrice Valeria Valente. 
Scambio di denaro che sarebbe documentato da un video di Fanpage e su cui starebbe indagando la Procura di Napoli. 
Sono tanti i supporter che nelle ultime ore avrebbero invitato Bassolino a rompere gli indugi e a scendere in campo sfidando in prima persona il Pd renziano, con un progetto civico cui aggregare esponenti della società civile ma anche la sinistra. L’ex sindaco ci starebbe pensando seriamente pur consapevole che un’operazione del genere oltre a rischiare di non far vincere lui, farebbe automaticamente perdere anche il Pd. 
Per il momento dunque la battaglia di Bassolino sembra continuare all'interno del Pd. 
"Presento un ricorso bis, sono pronto a farlo anche a Roma perché la mia è una battaglia per la legalità, il rispetto delle primarie e dei cittadini napoletani. Mi batto per l’onore del Pd". 
E’ questo ciò che intende fare ora contro la decisione della Commissione dei garanti.  "Non hanno esaminato i verbali e i filmati - attacca Bassolino - Faccio ricorso nell'interesse dei quattro candidati perché si faccia piena luce sulla vicenda. Altrimenti che credibilità potrà mai avere una campagna elettorale già complessa e difficile".
Non è da escludere — stando a quanto prospettato dall’avvocato Francesco Barra Caracciolo, legale di Bassolino — addirittura un esposto al giudice ordinario (ex articolo 700). 
La Commissione di Garanzia ieri si è riunita per esaminare il ricorso ma Vincenzo Serio e Antonio Giordano, i due rappresentanti vicini alle posizioni di Antonio Bassolino, hanno lasciato la riunione in segno di protesta. Infatti il ricorso già dalla mattina sembrava destinato ad essere rigettato perché non presentato entro i termini stabiliti dal regolamento. 
Un pretesto ad hoc secondo i bassoliniani per non discutere il ricorso nel merito. 
"Ci troviamo di fronte a una sentenza preconfezionata sul ricorso e non ci prestiamo a una farsa", hanno affermato i due annunciando la loro decisione di non presenziare alla riunione. 
"Non lo discutiamo inutilmente per poi farcelo dichiarare illegittimo, perché sarebbe arrivato dopo i termini, per un cavillo, insomma" ha attaccato Vincenzo Serio, che aveva presentato il ricorso di Bassolino contro le primarie. "Noi ci rifiutiamo di partecipare a una discussione formale davanti a un disastro che si sta verificando in questa città", ha poi concluso.
 
Bassolino va giù duro su Facebook: "Ai vertici del Pd qualcuno ha già emesso il verdetto prima che gli organi competenti abbiano esaminato i fatti. È una sentenza preconfezionata?" si chiede.
Insomma, altro che tutti uniti alla meta, la sensazione che si respira è quella di una guerra aperta fra renziani e bassoliniani con i secondi decisi a dare battaglia. "Vista l'attenzione nazionale sul tema in esame oggi ho proposto che la riunione fosse trasmessa in diretta streaming ma la richiesta è stata rigettata – riferisce Antonio Giordano, membro della commissione di garanzia e vicino alle posizioni di Antonio Bassolino - La richiesta di trasmettere in streaming la riunione è dettata da una necessità di trasparenza, di fronte al Paese che ci osserva in queste ore, perché noi non abbiamo niente da nascondere. Mi è stata rigettata, sostenendo che il regolamento non lo prevede".
Ad agitare ancora di più le acque le dichiarazioni dei vicesegretari nazionali Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini e del presidente del Pd Matteo Orfini che ben prima del pronunciamento della commissione di garanzia avevano annunciato che il voto non sarebbe stato invalidato e che si sarebbe proceduto soltanto a sanzionare i colpevoli. 
Atteggiamento questo che è stato fortemente stigmatizzato anche dall'ex segretario Pierluigi Bersani che lo ha definito "molto grave". 

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