Occupazione Istat: dopo 7 anni in calo all’11,9% e più forbice uomini/donne

11 marzo 2016 ore 10:15, Luca Lippi
Occupazione stabile? L’occupazione scende? Ormai è un gioco di parole e un risiko di date, nello specifico le date che sono usate regolarmente a partire dalle quali si ottiene un dato negativo o positivo a seconda della bisogna.
Data la premessa, fermiamoci al dato così come reso noto dall’Istat.
Nel quarto trimestre 2015 l'occupazione risulta stabile, dopo la crescita nei due trimestri precedenti, ma all'aumento registrato nel Nord e nel Centro si contrappone la riduzione nel Mezzogiorno. Il tasso di occupazione sale soprattutto tra i 50-64enni mentre il tasso di disoccupazione rimane invariato e quello d'inattività diminuisce. La stabilità dei livelli occupazionali complessivi è la sintesi di un consistente aumento del numero dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (99 mila in più rispetto al terzo trimestre), bilanciato da cali dei dipendenti a termine (-43 mila) e degli indipendenti (-48 mila).
I dati relativi a gennaio 2016, al netto della stagionalità, registrano una crescita degli occupati(+70 mila) che tornano al livello di agosto, dopo le variazioni nulle di ottobre e novembre e il calo di dicembre.

Occupazione Istat: dopo 7 anni in calo all’11,9% e più forbice uomini/donne
L'aumento tendenziale dell'occupazione registrato nel quarto trimestre (+184 mila) è dovuto quasi esclusivamente agli uomini e risulta trainato dai lavoratori dipendenti, cresciuti di 298 mila unità, in gran parte a tempo indeterminato (+207 mila) e, tra i dipendenti a termine, dall'incremento di quanti hanno un lavoro di durata non superiore a sei mesi. Accanto alla risalita degli occupati a tempo pieno, l'aumento del lavoro a tempo parziale coinvolge soprattutto quello di tipo volontario.
I dati di flusso mostrano che, a distanza di dodici mesi, crescono le transizioni dei dipendenti a termine verso il lavoro a tempo indeterminato (+3,5 punti) e i passaggi da collaboratore a dipendente (+14,4 punti) sia a termine sia a tempo indeterminato. Inoltre diminuisce la permanenza nella disoccupazione (-5,1 punti) e aumenta la probabilità di transitare nell'occupazione (+2,1 punti) o nell'inattività (+3,0 punti).
In sintesi, la disoccupazione dopo sette anni di continuo aumento si stabilizza in apparenza, dato che comunque in termini oggettivi non ha riscontro visivo, l’evidenza è che il commercio è in contrazione drastica, i fallimenti non stentano a fermarsi e le aziende rimaste in vita sopravvivono anche grazie alla riduzione di impiego di personale. Attendiamo una revisione dei dati con una indagine non tanto statistica quanto frutto di un vero e proprio censimento.

autore / Luca Lippi
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