Cyberbullismo in metà delle scuole, contagioso come un virus: sì a educazione digitale

11 marzo 2016 ore 10:52, Andrea De Angelis
Una sorta di bullismo 2.0 tanto per essere chiari. Se il significato di "cyber" vi sfugge, sappiate che indica un qualcosa di molto pericoloso. Si parla di adescamento di minori online, tanto per essere chiari. E non solo, anzi. Secondo i dirigenti scolastici (lo affermano il 90%) il cyberbullismo è più pericoloso del bullismo. Gli effetti, sia chiaro, possono essere gli stessi. Ma i mezzi per arrivare alla psiche e al corpo dei giovanissimi sono più subdoli, insidiosi, nascosti. 

La riflessione arriva dal Censis che ha divulgato i dati di una ricerca svolta insieme alla polizia postale sul suddetto fenomeno. Il 52% dei dirigenti d'istituto, spiega il rapporto, ha dovuto gestire personalmente episodi di cyberbullismo, il 10% casi di sexting (l’invio con il telefonino di foto o video sessualmente espliciti) e il 3% casi di adescamento online. Per il 45% dei presidi il cyberbullismo ha interessato non più del 5% dei loro studenti, ma per il 18% dei dirigenti scolastici il sexting vede coinvolto tra il 5% e il 30% dei ragazzi. Il cyberbullismo è un fenomeno difficile da mettere a fuoco, data la grande varietà di comportamenti che possono essere qualificati come bullismo digitale, ma il 77% dei presidi ritiene il cyberbullismo un vero e proprio reato. E nel 51% dei casi accaduti il preside si è dovuto rivolgere alle forze dell’ordine. Numeri preoccupanti che spiegano come il fenomeno sia in costante evoluzione. 
Non a caso lo scorso mese l'appello a unire le forze contro il cyberbullismo e gli abusi sessuali online è arrivato con forza dal Telefono Azzurro con la 'Carta di Roma' lanciata in occasione del Safer Internet Day, la Giornata mondiale per la sicurezza in rete promossa dalla Commissione europea e celebrata in oltre 100 nazioni. 
Articolata in 25 punti, la Carta richiama tutti alle proprie responsabilità. In primis la politica, con la revisione delle norme contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali ai danni dei minori, quelle a protezione dei loro dati personali, e con la tutela delle vittime nella legge sul cyberbullismo. Emergenza, questa, avvertita sia nella maggioranza che tra le opposizioni, con l'M5S che annuncia una sua proposta di legge. 
Per difendere i ragazzi servono leggi 'ad hoc', ma prima ancora un bagaglio di conoscenze e competenze digitali tra i docenti e nei genitori, che non sempre hanno familiarità con la tecnologia. Vediamo alcune dichiarazioni di allora riprese puntualmente dall'Ansa. "La scuola sta facendo la sua parte", ha assicurato il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, che ha lanciato la campagna contro il cyberbullismo dando un messaggio chiaro ai giovani: "non siete soli, le vittime parlino". "La rete, ragazzi, è uno spazio di libertà, sappiatelo usare! Non datela vinta ai bulli", è stato invece il messaggio della presidente della Camera Laura Boldrini. 
Più difficile l'educazione digitale di bambini e adolescenti nelle case, con 23 milioni di italiani che non hanno mai usato internet."L'alfabetizzazione informatica non può essere lasciata al destino, serve intervenire come si è fatto con la campagna di alfabetizzazione nei primi del Novecento", ha sostenuto Silvia Costa, presidente della commissione Istruzione dell'Europarlamento. 

Cyberbullismo in metà delle scuole, contagioso come un virus: sì a educazione digitale
Dunque scopriamo che i pericoli sono spesso legati alla scarsa informazione. Conoscere meglio gli strumenti in mano ai più giovani non è solo un modo per stare al passo con i tempi, ma un preciso dovere. Specie per un genitore. Ricordiamo poi come i Paesi dove i cittadini hanno avuto meno problemi di sicurezza internet nel 2015 sono la Repubblica ceca (10%), l'Olanda (11%), la Slovacchia (13%) e l'Irlanda (14%). Ad avere più problemi, invece, i croati (42%), gli ungheresi (39%), i portoghesi (36%), i maltesi (34%) e i francesi (33%). L'Italia, con il 28%, si situa allo stesso livello di Svezia ed Estonia, verso la metà bassa della classifica.  Non fanalino di coda dunque, ma c'è tanto lavoro da fare e simili iniziative non possono che contribuire al miglioramento.
Tornando alla ricerca di cui sopra, è importante sottolineare come per l’81% dei dirigenti scolastici i genitori tendono a minimizzare il problema, ritenendo il bullismo digitale poco più che uno scherzo tra ragazzi. Per il 49% dei presidi la maggiore difficoltà da affrontare è proprio rendere consapevoli i genitori della gravità dell’accaduto, per il 20% capire esattamente cosa sia successo. Secondo l’89% delle opinioni raccolte il cyberbullismo è più difficile da individuare rispetto a episodi di bullismo tradizionale, perché gli adulti sono esclusi dalla vita online degli adolescenti. 
Come proteggere allora i propri figli? Entrare nei loro profili social è sempre una questione delicata, ma di certo possibile. Almeno in parte. Inoltre una sana e proficua collaborazione tra scuola e famiglie è molto più che un auspicio e potrebbe essere la vera chiave per contribuire a risolvere l'annosa questione. 
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