Produzione industriale come nel 2011, il motore Italia riparte: la mossa di Draghi aiuterà?

11 marzo 2016 ore 12:06, Luca Lippi
Della produzione industriale abbiamo già scritto, il dato viene reso pubblico nuovamente per cercare di dare una scossa alla fiducia dei consumatori (ovviamente mostrare il bicchiere mezzo pieno è meglio che segnalarlo mezzo vuoto). Draghi ieri è stato chiaro, e tecnicamente il suo discorso è oggettivamente ineccepibile; la Bce bombarda di liquidità le economie indistintamente, ma poi sono i singoli governi a doverla indirizzare e veicolare per accelerare i processi di crescita.
In ogni caso, a gennaio secondo l’Istat  l'indice destagionalizzato della produzione industriale aumenta, rispetto a dicembre 2015, dell'1,9%. Nella media del trimestre novembre-gennaio l'indice aumenta dello 0,2% rispetto al trimestre immediatamente precedente. 

Produzione industriale come nel 2011, il motore Italia riparte: la mossa di Draghi aiuterà?
 
A seconda di chi ne parla la notizia è “positiva” o “decisamente positiva”, in concreto la notizia è come l’abbiamo analizzata nei giorni scorsi noi (valutazione puramente tecnica) avevamo detto che l’industria avrebbe dovuto in qualche modo ripristinare le scorte di magazzino dopo diverse stagioni di stasi congiunturale, e quindi era inevitabile una ripresa della produzione.
Il contrasto si avverte già attraverso i dati della stessa Istat riguardo fatturato e ordinativi dell’industria per il mese di dicembre. A dicembre il fatturato dell'industria, al netto della stagionalità, registra una diminuzione dell'1,6% rispetto a novembre(-1,7% sul mercato interno e -1,4% su quello estero), nella media del 2015 il fatturato segna un aumento dello 0,2%, sintesi di una flessione sul mercato interno (-0,2%) e di un incremento su quello estero (+1,2%).
Detto questo, l’Istat comunica che a gennaio 2016 l'indice destagionalizzato della produzione industriale aumenta, rispetto a dicembre 2015, dell'1,9%. Nella media del trimestre novembre-gennaio l'indice aumenta dello 0,2% rispetto al trimestre immediatamente precedente.
Corretto per gli effetti di calendario, a gennaio l'indice aumenta in termini tendenziali del 3,9% (i giorni lavorativi sono stati 19 contro i 20 di gennaio 2015). L'indice destagionalizzato presenta variazioni congiunturali positive in tutti i comparti; aumentano i beni strumentali (+5,7%), i beni intermedi (+2,5%), l'energia (+1,8%) e, in misura più lieve, i beni di consumo (+0,5%).
In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a gennaio 2016, un aumento significativo nel comparto dei beni strumentali (+9,5%); aumentano anche l'energia (+2,8%), i beni intermedi (+2,3%) e i beni di consumo (+1,2%).

Produzione industriale come nel 2011, il motore Italia riparte: la mossa di Draghi aiuterà?
Per quanto riguarda i settori di attività economica, a gennaio 2016, i comparti che registrano i maggiori aumenti tendenziali sono quelli della fabbricazione di mezzi di trasporto (+10,9%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+10,3%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (+7,9%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei comparti dell'attività estrattiva (-3,9%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-1,6%) e delle industrie alimentari, bevande e tabacco (-0,6%).
Sfilandoci dal ginepraio dei dati che ormai sono solo acqua sotto la massa oleosa galleggiante e visibile, quello che conta è il monito di Draghi dopo la conferenza stampa di ieri. 

La remunerazione sui depositi, portata a -0,4% è un costo per le banche che di fatto si trovano a pagare la Bce per parcheggiare la liquidità in eccesso nei suoi forzieri. Un costo che mette a dura prova la redditività degli istituti di credito. Fare margini in questo contesto è molto dura. E posto che difficilmente le banche decideranno di scaricare sui correntisti il costo di questa misura applicando tassi di interesse negativi sui conti deposito pare inevitabile intervenire su altre fonti di ricavo.
Il rischio ovviamente è che i banchieri tendano a recuperare le mancate entrate attraverso un aumento dei costi di tenuta conto o istruzione pratiche. Ancor peggio aumentando i tassi di finanziamento e contraendo i prestiti per famiglie e Pmi. Draghi ha pensato anche a questo (conosce bene i banchieri!) e infatti con il Tltro ha voluto introdurre un meccanismo compensativo attraverso una nuova tornata di finanziamenti agevolati al settore bancario, Tltro vincolati al credito all'economia reale.
di fatto la Bce si trova a pagare le banche per finanziare le imprese. Per capire quale sarà l'impatto reale di questa misura bisognerà vedere il grado di partecipazione delle banche. Ma visti i termini molto favorevoli c'è da attendersi un buon riscontro. Di fatto per le imprese a caccia di finanziamenti il quadro è assai favorevole. È probabile quindi che il tasso medio di finanziamenti bancari alle imprese, che in Italia sono scesi dal 3,6 al 2,7% dal 2014 al 2015, possano subire un'ulteriore sforbiciata.
Forse ora, e cioè da questo stimolo/invito/monito di Draghi si potrebbe ricominciare a parlare di ripresa della produzione industriale, e se ciò non avvenisse, stavolta non sarebbe la crisi a determinarlo ma le banche che la Bce è di fatto costretta a pagare per fare il loro dovere. Un po’  come pagare un operaio per andare e ritirare lo stipendio.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]