D'Alema, Moretti: "Sulle primarie c'è ancora da lavorare. Il mio appello a Massimo"

11 marzo 2016 ore 13:21, Andrea De Angelis
In un'intervista al Corriere della Sera, Massimo D'Alema dice la sua sugli ultimi eventi che hanno scosso il partito, definendo "arrogante e autoreferenziale" la classe renziana alla testa del Pd e non escludendo che dal malessere della sinistra possa nascere una forza nuova. IntelligoNews ne ha parlato con la democratica Alessandra Moretti...

D'Alema, già primo nelle tendenze odierne di Twitter, solleva una questione reale? Qualcosa dovrà cambiare dopo quanto successo alle primarie?
"Constato che il giorno dopo il gioco della polemica è molto facile, siamo tutti bravi a giudicare. Il Pd intanto è l'unica forza politica che fa le primarie, poi bisognerà correggerle, migliorarle, decidere se cambiare il metodo, il sistema e i criteri. Bene, discutiamone. Però stiamo parlando dell'unico partito in Italia che fa le primarie. Quindi tutte le osservazioni che vengono fatte da chi non le fa, vedi Movimento 5 Stelle, Forza Italia e gli altri partiti, le trovo francamente poco opportune". 

Detto questo, a parlare stavolta è stato D'Alema. 
"Infatti, fatta questa premessa fondamentale penso che qualche riflessione in più su come farle e su come attuare dei sistemi di vigilanza su come garantire la massima trasparenza la dobbiamo fare. Ma ribadisco che la polemica del giorno dopo è una polemica facile". 

Lei le primarie le ha fatte, le ha vinte e furono un esempio per tutti. Vista la sua virtuosa esperienza, qualche consiglio si sente di darlo?
"La verità è che noi non siamo ancora pronti a recepire il vero spirito delle primarie, quello in base al quale chi perde le primarie partecipa da coprotagonista alla vittoria delle elezioni successive. Corre cioè insieme a chi le ha vinte per contribuire alla vittoria definita. Purtroppo nel mio partito spesso chi perde non accetta l'esito e da lì inizia a contribuire alla sconfitta di chi le ha vinte. Le battaglie le vinciamo se siamo uniti, se dimostriamo lealtà, generosità e maturità politica nei confronti di chi ha vinto quella che è una prima battaglia. Altrimenti rischiamo di pregiudicare, per dei personalismi senza senso, le vere elezioni". 

Tradotto: per il Movimento 5 Stelle parlare delle schede bianche a Roma sarà fin troppo facile?
"Loro fanno delle selezioni sul web a cui partecipano duemila persone contro le nostre cinquantamila, francamente mi viene da ridere. Non accettiamo lezioni da chi tra l'altro controlla il sistema, parlare di trasparenza da parte loro mi sembra azzardato". 

Il centrodestra invece è ancora più dietro.
"Guardi, in tutta onestà auspico davvero che il sistema delle primarie possa essere recepito da tutti i partiti perché è un segnale di grande democrazia, oltre che sintomo della capacità di mobilitare la partecipazione cittadina. Poi dobbiamo individuare volta per volta dei sistemi che possano veramente garantire la massima trasparenza. Su questo dobbiamo ancora lavorare. E poi c'è da lavorare ancora sulla cultura perché dopo la vittoria di Obama alle primarie Hillary Clinton è diventata il suo braccio destro, ma qui invece purtroppo chi perde spesso fa il contrario".

D'Alema ha anche detto che può nascere una forza di centrosinistra alternativa al Pd, purché non sia un partitino. Come commenta?
"Credo che Massimo D'Alema tutto voglia tranne che la disgregazione di un grande partito al quale lui stesso ha contribuito in maniera importante. Penso che il Pd abbia bisogno di tutti e anche di personalità come quella di Massimo D'Alema. Ovviamente in un grande partito si esprimono valutazioni diverse e critiche, i politici devono accettare questo. Non credo che lui auspichi questa divisione. Non ravvedo nelle condizioni attuali la possibilità per un'altra forza politica di sinistra di costruire un'alternativa al Partito Democratico. Lo spazio è molto ridotto e si tratterebbe di forme probabilmente non sufficienti per raggiungere la soglia minima per entrare negli organismi di rappresentanza. Uscire per creare un partitino che non riesce ad arrivare neanche alla soglia del 3%...".

Si profila però un bivio. D'Alema e Bersani potrebbero dire o noi o Verdini, dall'altro la tenuta del Governo. Salvare la maggioranza oppure tenere unito il Pd anche a costo di andare al voto?
"C'è una certa tendenza ad un dibattito tutto ombelicale, non credo esista questa predominanza dei verdiniani. Hanno deciso di partecipare al voto sulle riforme in maniera molto coerente alla prima fase, quando loro stessi hanno partecipato alla costruzione di un progetto di riforma costituzionale. Non penso che la lettura che noi dobbiamo dare sia quella di chi sta con Verdini e di chi sta con la sinistra del Pd. La sinistra del Pd deve stare nel Pd. Punto. Magari chiedendo di aprire un dibattito, ma mi sembra che stiate attribuendo a Verdini anche un ruolo troppo importante rispetto a quello che ha nei fatti".
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