Effetto Draghi: the day after bene i mercati, trema la Bundesbank

11 marzo 2016 ore 16:30, Luca Lippi
Il paradosso? Probabilmente la decisione di Draghi potrebbe nel medio termine determinare un rafforzamento della componente anti euro tedesca, e alle soglie della tornata elettorale in alcuni Land tedeschi non è proprio un segnale distensivo per la tenuta dell’area Euro. Eppure potrebbe non essere una cattiva notizia!
Proviamo ad analizzare la situazione freddamente , da una parte i mercati e dall’altra la politica con la posizione pericolosissima della Bundesbank.

Effetto Draghi: the day after bene i mercati, trema la Bundesbank
Mercati: le spiegazioni alla volatilità che hanno invaso i mercati e durano ancora oggi con movimenti non del tutto comprensibili potrebbero trovare la spiegazione nell’aver compreso a freddo che il bazooka era stato caricato al massimo significa che l’andamento dell’economia preoccupa assai più di quando non si fosse dato a vedere. Le decisioni della BCE, in effetti, appaiono dettate dalla disperazione. 
Il QE finora ha clamorosamente fallito entrambi i suoi obiettivi principali, riportare l’inflazione verso il 2% e indebolire il cambio dell’euro. I prezzi continuano a rallentare e soprattutto le aspettative dei mercati sul futuro. Il cambio con il dollaro è inchiodato al livello (1,09-1,12) che era stato raggiunto quando i mercati avevano scontato in anticipo le mosse della banca centrale. Che effetto può avere una dose maggiore della stessa medicina? Poco o niente è la risposta più probabile, e deve essere quella che si sono data i mercati.
Oggi i mercati riprendono il rally, ma è la corsa a speculare sui bancari perché Draghi è stato chiaro, non ci saranno altri tagli e i tassi rimarranno bassi a lungo. E allora non c’è tempo da perdere, rastrellare più che possibile prima che il settore si inchiodi irrimediabilmente, basta un banchiere che sbaglia una mossa e tutto il sistema si irrigidisce.
Intendiamoci, il QE almeno un effetto positivo ce l’ha, quello di ridurre il costo di finanziamento dei debiti pubblici grazie ai tassi di mercato ai minimi storici e per buona parte addirittura sotto zero (secondo JP Morgan, sono quasi 2.000 miliardi i titoli pubblici europei di durata superiore a un anno con rendimenti negativi). Ma anche questa medaglia ha il suo rovescio, ed è quello di ridurre gli utili delle banche, dei fondi pensione e insomma dei grandi investitori istituzionali. Questo aspetto preoccupa non poco i tedeschi e alimenta ulteriormente l’odio che non nascondono per queste politiche che ritengono inutili, pericolose e dannose, e che avevano alzato un fuoco di sbarramento preventivo sull’eventualità che la BCE prendesse queste decisioni. Invece non solo sono state prese, ma, come si diceva, in quantità e qualità tali che nessuno aveva previsto.
Un aspetto da non sottovalutare, alla votazione di ieri, oltre non esserci stata l’unanimità (e questo è importante) non erano presenti rappresentanti tedeschi, questo significa che il fronte in opposizione alle politiche monetarie della Bce è assai più ampio di quello manifestatosi ieri, e probabilmente dalla prossima riunione, dove stavolta sarà presente anche la Germania, non è da escludere una resa dei conti. L’assenza della Germania rientra in un complicato meccanismo di votazione che a turno esclude alcuni membri dalle votazioni.
In conclusione i mercati sono rimasti piacevolmente sorpresi dalla pioggia di denaro, poi però si sono resi conti che era troppa e hanno cominciato a riflettere perché “troppa grazia”, poi hanno capito (o credono di aver capito) che potrebbe essere il canto del cigno e allora hanno cominciato a riposizionarsi e ora sono nella fase di rastrellamento dei bancari per cogliere il movimento speculativo prima di abbandonare definitivamente la nave.

Politica: qui la questione è lievemente più complessa perché non riguarda specificatamente l’Italia, o la riguarda in quanto Paese membro della Ue. 
Gli italiani non hanno nulla da esultare se Draghi da una parte gli riduce i tassi di interesse sul debito (pubblico) di uno zero virgola quasi nulla ma dall’altra fornisce ai loro concorrenti interni (per esempio i tedeschi) un’arma micidiale per sviluppare ancora di più la loro economia rispetto a quella italiana fatta di Pmi non in grado di accedere ai Bazooka Monetari. 
Nessuno riesce a comprendere che la BCE agisce come se in Europa ci fosse un minimo di unità politica e di trasferimenti verso le nazioni più deboli. Questo non esiste, ed è il peccato originale dell’Eurozona. Di fatto la BCE sta solo accelerando verso la disgregazione politica dell’Eurozona, tra qualche mese quando sarà chiaro a chi ha veramente giovato il Bazooka di Draghi e ci sarà da votare, ne vedremo delle belle.
In Germania sono molto preoccupati e non si nascondono nel manifestare questa preoccupazione, tassi negativi incidano sulla profittabilità di Deutsche Bank, ieri il gigante del credito tedesco ha limitato le perdite, chiudendo a 17,11 euro per azione e perdendo solo lo 0,64%, avendo toccato il massimo intraday di 18,61 ma il trend fa paura, -24% da inizio anno. Tuttavia, non sarebbe neanche la banca centrale tedesca a preoccupare, ma le sorelle più piccole, le casse di risparmio o Sparkassen, le più colpite dal tasso negativo deciso da Mario Draghi. Non solo, infatti, hanno già minacciato una sorta di “sciopero dei depositi”, ovvero tenersi la liquidità in cassa invece di parcheggiarla overnight presso la Bce ma hanno già cominciato a scaricare i costi della politica dell’Eurotower sui grandi clienti come i fondi o le assicurazioni, soggetti che lucrano sui rendimenti depositando milioni di euro a breve. 
Stando a un’indiscrezione della Frankfurter Allgemeine Zeitung, le banche taglieranno i rimborsi in caso di default, scoraggiando anche i depositanti a breve. In regime di bail-in, infatti, gli istituti corrono ai ripari, poiché fino ad ora le somme sopra i 100mila euro erano garantite dal fondo per i depositi della federazione delle banche tedesche, intervenuta 9 volte dal 1998 ma con l’ausilio delle garanzie statali. Oggi non è più possibile, quindi si taglia.
Il rischio? Una crisi tedesca delle banche locali, visto che da qui al 2018 le politiche monetarie della Bce rischiano di portare sull’orlo del collasso due terzi delle casse di risparmio. Nelle settimane scorse, d’altronde, è stato lo stesso presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, a mettere in guardia dagli effetti dei tassi bassi: entro il 2019 rischiano di mangiarsi fino al 75% degli utili delle banche. E, casualmente, in ossequio al principio di turnazione recentemente adottato, ieri Weidmann non era presente al Consiglio direttivo in sede di voto.
Il manifatturiero è in calo in tutta la Germania, oltretutto devono fare fronte ai rischi collegati all’immigrazione, anche il collasso del sistema bancario di certo non è tollerabile!
Domenica in Germania si vota alle regionali, con il partito anti-Ue e anti-immigrati Alternative fur Deutschland (Afd) in forte crescita proprio a spese della CDU di Angela Merkel. Al voto saranno chiamati il Baden-Wuerttemberg, la Renania-Palatinato e la Sassonia-Anhalt e sebbene riguardino solo 3 su 16 degli Stati in cui è divisa la Repubblica federale, il tabloid Bild parla di “elezioni che cambieranno la Germania”. Stando ai sondaggi, nel Land del Baden-Wuerttemberg i Verdi si mantengono al primo posto con un 33,5%, mentre la CDU della Merkel crolla al 28,5% (-10,5%). Anche la SPD perde consensi, toccando il 12,5%, cioè la stessa percentuale raggiunta da Afd. Nella Renania-Palatinato i socialdemocratici al governo raggiungeranno, stando alle previsioni, la stessa percentuale della CDU, 35%.
E mentre perdono nettamente i Verdi, scendendo al 7%, si affaccia nel Land l’Afd con il 9%. Il sondaggio Insa per la Sassonia-Anhalt presenta risultati più stabili, con la CDU che rimane al primo posto con il 29%, seguito dalla Linke con il 20% ma la competizione per il terzo posto vede anche qui la SPD, scesa al 15,5%, contro l’Afd, che sale al 19%. E nessuno intende più prendere sotto gamba la minaccia rappresentata dal partito anti-sistema dopo l’exploit ottenuto il 6 marzo alle elezioni comunali in Assia, dove ha guadagnato il terzo posto superando i Verdi e ha raggiunto il 10% dei consensi nella città di Francoforte. Una sfida enorme per Angela Merkel e il suo governo: in base ai risultati, sapremo come si muoverà da lunedì la Germania sullo scacchiere europeo. E quanto sarà dura la rappresaglia della Bundesbank nei confronti della Bce per tutelare le Sparkassen e l’intero sistema creditizio tedesco, oltre alla propria stabilità sociale. Se ci sarà da sacrificare qualcuno, dubito si faranno scrupoli.
Da lunedì è plausibile sospettare che si possa paventare un’uscita unilaterale dall’Euro da parte della Germania? Potrebbe essere la quiete dopo la tempesta per i paesi più deboli dell’area, senza abbandonare la moneta unica poter ricominciare senza un “alleato” piuttosto prepotente e irriverente, tuttavia, se avesse ragione, in Europa (con o senza Germania) i problemi rimangono!

autore / Luca Lippi
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