Rilancio economico: Letta non alletta

11 novembre 2013 ore 19:16, intelligo
di Micaela Del Monte.
Rilancio economico: Letta non alletta
Letta predica calma e ostenta sicurezza cercando di infondere fiducia, ma l'Italia non ci crede e i numeri danno ragione ai più pessimisti.
Se da una parte il premier continua a chiedere tempo per essere giudicato alla fine del suo percorso di Governo, dall'altra parte c'è chi continua a far notare quanto il nostro Paese sia economicamente debole e fermo nella recessione. «Capisco che ci sono delusioni -ha spiegato Letta- ma il cupio dissolvi di Silvio non porta a niente. Bisogna guardare al 2014, a tutto il 2014 con la legge di stabilità che darà i suoi effetti: mischiare due vicende non porta da nessuna parte, l'ho sempre detto anche a Berlusconi. Se non si separano, non c'è guadagno per nessuno ma solo un avvitamento della crisi. Su questo sono molto determinato. Lavoro perché la legge di Stabilità sia migliorata al Senato, per un 2014 e obiettivi per cui voglio essere giudicato al termine di un percorso, a fine anno prossimo con la discesa di deficit, debito, tasse e spesa a favore della crescita e dell'occupazione. Al termine di quel percorso ci sarà un giudizio e una valutazione». Così ha cercato di chiarire la sua posizione il premier da Malta in occasione dell'incontro internazionale sull'immigrazione.
Rilancio economico: Letta non alletta
Queste le reazioni: il ministro dell'Economia e delle finanze, Fabrizio Saccomanni, ha sostenuto Letta («Dopo una crisi grave e prolungata, gli ultimi dati congiunturali segnalano che l'attività economica si sta stabilizzando e il paese si sta avviando verso una graduale ripresa. Nel 2014 la dinamica del prodotto è stimata pari all'1,1%. A partire dal 2015 la crescita del Pil si porterebbe sui livelli vicini al 2%») mentre Brunetta ha continuato a chiedere chiarimenti a Saccomanni sullo stato delle trattative tra il governo italiano e quello svizzero per il rientro dei capitali detenuti illegalmente da cittadini italiani e il presidente di Confcomercio, Carlo Sangalli ha evidenziato che «il 2014 non sarà l'anno di una ripresa sostanziale, per gli effetti di una legge di stabilità che se non verrà corretta in Parlamento, lascerà di fatto irrisolti i problemi strutturali della nostra economia, e soprattutto non avvierà quella stagione di riforme - prima fra tutte quella fiscale - che auspichiamo da tempo». Nel frattempo, tra i vari battibecchi, sono stati inviati più di 3000 emendamenti in Commissione Bilancio al Senato alla Legge di Stabilità da parte dei partiti di maggioranza e opposizione. Tra questi è presente anche una proposta per la riduzione della tassazione IRES (imposta sui redditi) di 1,5 punti percentuali che permetterebbe l'aumento della redditività degli investimenti produttivi incentivando così la propensione del mondo imprenditoriale ad investire nel nostro sistema produttivo. La battaglia continua, ma il tempo che il premier chiede sta per scadere...  
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]