Riforme: Verso un mln di posti di lavoro, ma quanto costa?

11 novembre 2015 ore 11:07, Luca Lippi
Riforme: Verso un mln di posti di lavoro, ma quanto costa?
Dobbiamo analizzare il dato per come ci viene proposto, poi in separata sede spiegheremo quanto ci costa; al momento basta pensare che è come se qualcuno ci offrisse il posto di lavoro a condizione di restituire almeno il 30% corrisposto in busta paga, rinunciando a una quiescenza umana e denunciando un reddito di cui non possiamo disporre se non per il 70%. Quando questa procedura sarà massificata allora avremmo normalizzato una cosa che al momento normale non è.

Un milione di posti di lavoro è uno slogan non nuovo, ne conosciamo l’origine e anche la fine; 900mila assunzioni a tempo indeterminato, con sgravi, in nove mesi. Una cifra che potrebbe toccare quota un milione e 200mila a fine anno. Il risultato di un’operazione incentivante che sta producendo un buco di due miliardi nelle casse dello Stato. Il costo complessivo, per il Tesoro, sarebbe di circa 5 miliardi (per un onere medio di 4.215 euro a contratto), ma la copertura finanziaria originaria era solo di tre miliardi (?). Per il premier e il ministro dell’Economia, però, contano i saldi positivi: “Gli ultimi dati Inps sono il segno di una novità” afferma Matteo Renzi, gli fa da spalla il Ministro Padoan: “L’Italia sta uscendo dalla crisi” e lo spiega al mondo in un video pubblicato su Youtube dal titolo “Beyond the Clouds, Italy Is Back” (Oltre le nuvole, l’Italia è tornata) nel quale sostiene che “la crisi è stata profonda ma si è confermata la resistenza dell’economia” ... “le riforme e i tagli delle tasse stanno iniziando a dare frutti”. Il messaggio al mondo è in realtà un messaggio all’Europa e nello spcifico all’Ue “siano accolte le ragioni per le quali chiediamo le clausole di flessibilità”.

Dei dati Inps abbiamo già scritto, la crescita è ovviamente legata alla decontribuzione triennale fatta entro quest’anno (2015) e già avevamo anticipato che ci sarebbe stato un picco fra settembre e ottobre prima che si chiuda l’anno e si entri nel nuovo per il quale la decontribuzione per chi assume si riduce a soli due anni (non siamo profeti, usiamo la ragione!). Tra gennaio e settembre hanno usufruito del beneficio oltre 906.000 lavoratori, il 55% degli assunti a tempo indeterminato nel periodo. Il vantaggio è stato utilizzato soprattutto al Nord (il 46,2% del totale dei contratti con esonero), mentre quelli del Sud e delle Isole per i quali è stato chiesto lo sgravio sono il 31,7% del totale.

Ovviamente tutti questi assunti a “tempo indeterminato”, fra tre anni finite le decontribuzioni e soprattutto in scadenza di contratto saranno una nuova statistica, una patata bollente nello sventurato che avrà l’ardire di prendere la guida del Paese forse democraticamente stavolta. Ricordiamo che la scienza economica, saggia e matematicamente non confutabile (la matematica non è mai un’opinione come vogliono farci credere) ha bisogno di un Pil in crescita di almeno il 2% per produrre il primo vero nuovo posto di lavoro utile a immettere in circolo un reddito sufficiente non solo alla sopravvivenza ma anche alla crescita.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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