Delitto Ancona, Meluzzi: "Sono i figli dei figli del baby boom: robottini impazziti che rimuovono gli ostacoli"

11 novembre 2015 ore 14:51, Lucia Bigozzi
Delitto Ancona, Meluzzi: 'Sono i figli dei figli del baby boom: robottini impazziti che rimuovono gli ostacoli'
“Robottini impazziti, incapaci di gestire la frustrazione”. E’ un passaggio dell’analisi di Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo che nella conversazione con Intelligonews analizza i profili dei due fidanzatini di Ancona, una tragedia che fa discutere e riporta alla mente la vicenda di Erica e Omar. Al di là delle similitudini, Meluzzi individua qualcosa di più e di diverso.

Che idea si è fatto della vicenda dei due fidanzatini di Ancona sul piano psichiatrico e della criminologia?

«Mettiamo da parte per un attimo la psichiatria per non dare adito al luogo comune della follia. Qui c’è un ragazzo che fino a ieri, dai racconti degli insegnanti, pur proveniente da una famiglia difficile, non dava segni di aggressività che potevano far pensare all’insorgere di una violenza così efferata. E poi c’è una ragazzina molto fragile che a un certo punto viene presa in carico dalla famiglia di lui mediante una scrittura privata – atto che trovo grottesco – e successivamente viene restituita ai genitori coi quali evidentemente aveva rapporti complessi. Quello che in sostanza emerge è il profilo di una ragazzo totalmente incapace di gestire le emozioni e pronto a distruggere, a togliere di mezzo qualsiasi ostacolo al proprio desiderio velleitario, violento, infantile. Ma la cosa che in questo caso fa la differenza è la pronta disponibilità di una pistola calibro 9 con matricola abrasa e tre caricatori, dunque una dichiarazione preliminare di colpevolezza. Sembra il profilo di uno psicopatico e sociopatico che ad un certo punto esplode di fronte a una frustrazione per lui intollerabile».

Leggendo le cronache di questi giorni, colpisce molto la freddezza della sedicenne. Da dove origina e perché molti ragazzi sono capaci di tanto gelo nei confronti degli altri?

«Si tratta di un atteggiamento emotivo sterilizzato che può verificarsi anche in soggetti con intelligenza normale o superiore alla media con scarsissima intelligenza emotiva. Sono persone che pensato alla vita come a una strategia per l’ottenimento di un risultato, di un obiettivo prefisso, sia il piacere, un desiderio, un gioco e manifestano incapacità di empatia con gli altri; ovvero non sono capaci di vedere negli altri la gioia, la fatica, il dolore, l’impegno, il coraggio. Non solo: tra il ragazzo e la ragazza si ravvisa anche una tendenza a formare tra loro un legame simbiotico in cui esiste un unico spazio mentale – il loro – che se perturbato da qualsiasi elemento, persona, ostacolo, va a rompere quell’ordine che si sono costruiti per difendere il quale sono pronti a punire anche con la morte chiunque provi a intaccarlo»

Quali sono a suo giudizio le possibili cause?

«Come sempre in questi casi, il rischio è dividersi tra due partiti per cui da una parte c’è chi li definisce episodi di follia e dunque li cataloga come fatto isolato limitato nel tempo e nella statistica e chi, invece, li legge come un segno epocale, come di un’apocalisse imminente. Io sarei molto più concreto: sono figli dei figli del baby-boom; hanno sperimentato un’infanzia senza ciò che serve, ovvero legami di attaccamento a una base sicura; hanno ricevuto molte sollecitazioni di tipo materiale da parte di genitori alla continua ricerca di sé o provenienti da esperienze con problemi affettivi come i casi di fallimento di matrimonio, divorzi. In ogni caso, si tratta di situazioni in cui è mancata quella stabilità, quella solidità, quel senso avvolgente e forte di appartenenza che significa anche la capacità di gestire la frustrazione. Se uno non impara a gestire la frustrazione non imparerà niente della vita: non impara a nuotare, a giocare a calcio o a pallacanestro, non impara una lingua straniera. I due ragazzi di Ancona hanno imparato frettolosamente tutto tranne questa che è la cosa fondamentale per cui sono come robot-onnipotenti che di fronte al primo diniego reagiscono rimuovendo l’ostacolo a ogni costo, diventando macchine desideranti per usare una frase Lacaniana, ovvero robottini impazziti»

Esistono analogie con la vicenda di Erica e Omar?

«Per certi versi ci sono similitudini forti: lei la stratega principale, le vittime che sono i familiari, lui strumento apparentemente forte che esegue»

E’ possibile in casi del genere, un recupero alla vita?

«Se non pensassi che ciò è possibile non farei questo mestiere. Basta intendersi sul concetto di recupero: serve un percorso interiore lungo affinchè possano recuperare la carta di navigazione della vita»

Al termine di questo percorso, da adulti che persone saranno?

«Saranno persone ferite irreversibilmente ma aggiungo, per fortuna che lo saranno perché il recupero passa attraverso l’interiorizzazione di una ferita terribile, non dalla sua rimozione. Solo così potranno recuperare una umanità degna di essere vissuta». 
 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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