Università, dopo i prof la Giannini vuole assumere 2mila ricercatori all'anno

11 novembre 2015 ore 16:56, intelligo
Università, dopo i prof la Giannini vuole assumere 2mila ricercatori all'anno
In Italia ci sono pochi ricercatori. I calcoli dicono che ogni mille abitanti ci sono 3,5 ricercatori mentre il corrispettivo europeo è pari a 5,2. Lo rileva il ministro dell’Istruzione Giannini che intende “colmare il gap che ci penalizza”. Come? Aprendo a mille nuove assunzioni, previste nella legge di stabilità “e io mi batterò perchè questa misura diventi strutturale almeno per un triennio. L’obiettivo dovrebbe essere di almeno diecimila entro i prossimi 5-6 anni”. 

La domanda ricorrente di questi tempi è: ma con quali soldi? La risposta della Giannini non si fa attendere: “In una fase in cui così tanti Paesi si giocano la leadership globale per i migliori talenti, l’Italia ha come obiettivo aggiudicarsi 10 miliardi di euro dei 77 miliardi per tutti i Paesi Ue previsti da Horizon 2020 per valorizzare i grandi progetti e le eccellenze in campo scientifico. A settembre siamo a 9,2 miliardi”. Altra necessità indicata dal ministro è individuare strutture di ricerca capaci di “scovare il talento e dargli opportunità”. L’esempio preso a modello è quello del Politecnico di Torino con il progetto denominato “Percorso dei giovani talenti”: prevede che i 200 migliori studenti di Ingegneria e 40 del secondo anno di Architettura seguano un percorso universitario aggiuntivo con una riduzione delle tasse fino a 1.500 euro. 

Ragionando sui numeri e le percentuali che fanno statistica, la Giannini si è soffermata sull’analisi dei meccanismi che stanno alla base della scelta da parte degli studenti dei percorsi formativi universitari. Emerge che il 18 per cento delle matricole su un totale del 64 per cento dei diplomati che sceglie l’università. Ad un certo punto cambia Facoltà oppure abbandona l’ateneo e questo secondo il ministro è un “indicatore di fallimento”.

Altra questione affrontata dal titolare del dicastero dell’Istruzione riguarda un altro gap da colmare. “Ci sono Regioni che ritardano il pagamento delle borse di studio, in alcuni casi aspettano fino alla fine dell'anno accademico e le quote si perdono”, sottolinea la Giannini che propone di cambiare il sistema “assegnando direttamente le borse di studio alle singole università”. Proposta alla quale si starebbe lavorando in sede governativa. Infine una rassicurazione circa le risorse previste per il diritto allo studio: “I soldi ci sono, in quanto sono disponibili 500 milioni di euro all'anno ma il sistema non funziona”. Dopo i centomila prof assunti a settembre, il governo ora pensa a una nuova tranche: ora tocca ai ricercatori. 

LuBi

autore / intelligo
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