Migranti, altri 14 morti al largo della Turchia. Intanto l'Europa discute (ancora)

11 novembre 2015 ore 20:55, Adriano Scianca
Migranti, altri 14 morti al largo della Turchia. Intanto l'Europa discute (ancora)
Sarebbe di 14 morti, tra cui sette bambini, il bilancio di un naufragio di un barcone carico di profughi al largo della costa turca di Ayvacik, nella provincia di Cannakale sul mar Egeo. Altri 27 sarebbero stati salvati dalla Guardia costiera turca. L'imbarcazione, piena di siriani e iracheni, si sarebbe ribaltata proprio prima di raggiungere l'isola greca di Lesbo, dove gli immigrati erano diretti. Tra i superstiti c'è anche una donna incinta. 

Tutto questo mentre a Malta i governi europei e africani si incontrano per affrontare l'emergenza. L'Italia sarà rappresentata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. L'Europa spera che l'impegno a stanziare fondi per alcuni degli Stati più poveri del mondo scoraggi i viaggi della speranza. 

L'inazione delle autorità, tuttavia, continua a generare nuovi muri. L'ultimo è in Slovenia, dove l'esercito ha iniziato a posizionare filo spinato sulla linea di confine con la Croazia. Il governo di Lubiana avevano già annunciato che erano previsti degli "ostacoli tecnici temporanei" lungo la frontiera con l'obiettivo di gestire meglio i flussi. Solo da metà ottobre sono arrivati in questo paese oltre 170 mila migranti. 

Intanto Renzi ha scritto sull'argomento una lettera inviata ad Avvenire. “Commuoversi non basta, bisogna agire”, ha scritto. Il premier sottolinea che la due giorni maltese è “la grande occasione” per l’Italia, “per ritagliarsi e ritrovare il proprio ruolo nel Mediterraneo“, “ma anche per l’Europa, per ritrovare l’anima persa sotto pile di polverose scartoffie burocratiche”. Nella lettera Renzi definisce la questione migranti una “catastrofe umanitaria che reclama tutta la nostra attenzione” e auspica un intervento dell’Europa “nei Paesi di origine perché si creino condizioni adatte alla crescita culturale, lavorativa ed economica di ogni potenziale migrante. Perché l’Europa rappresenti una scelta e non un approdo obbligato, un destino inesorabile”.
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