Tutti gli uomini del Presidente: il Trump team

11 novembre 2016 ore 12:30, Luca Lippi
Il ‘bacino d’utenza’ per formare una compagine governativa è sempre lo stesso, politici al primo posto, uomini d’affari al secondo e soprattutto esperti legali, così com’è sempre stato nella migliore tradizione delle scelte dirigenziali dell’apparato statale degli Usa.
Non sfugge a questa logica neanche la strategia di scelta di Donald Trump, anche se, è giusto sottolinearlo, siamo nell’ambito del toto nomine, perché in concreto nulla è stato detto e neanche scritto ufficialmente riguardo le scelte del neo presidente Usa sul suo staff in odore di nomina.
Sicuramente Trump ha già le idee chiare, e noi cerchiamo solamente di prevederne le mosse come faranno tutti i media fino al giorno del ringraziamento (giorno in cui Trump dovrà fare menzione delle sue scelte).
Disponiamo al momento solamente di un’indizio riguardo la strategia di scelta del tycoon riguardo la futura amministrazione degli Usa, in una delle sue ultime apparizioni prima dell’elezione aveva detto: “Andremo a negoziare i più importanti accordi che esistano e dobbiamo avere i migliori negoziatori”. 
Detto questo si deduce che gli uomini del presidente saranno prima di tutto persone molto influenti in campo finanziario, diplomatico e soprattutto introdotte in ambiti internazionali con un peso specifico ‘di livello'.
L’obiettivo di Donald Trump è quello di rifondare, ristrutturare e rivoltare la nazione “Turn around the country”, questo è stato uno degli slogan della sua campagna elettorale, per fare questo è necessario circondarsi di uomini e donne di assoluta fedeltà (saranno tanti i nemici) anche se in concreto, l’arte della politica consiglia la mitezza del compromesso per tutti, e quindi bisognerà quantificare il mare che si interpone fra il dire e il fare dell’immobiliarista statunitense al soglio della Casa bianca.
Prevedibile un accentramento da trovare all’interno del cerchio magico che ha ordito la strategia di ascesa del magnate soprattutto nella parte finale (la più delicata) della campagna elettorale.

Tutti gli uomini del Presidente: il Trump team

Tra i consiglieri più stretti individuiamo Newt Gingrich che potrebbe trovare collocazione alla supervisione della pubblica amministrazione, mentre ai ministeri le sclte sono più complesse e meno prevedibili.
Il Tesoro
Steve Mnuchin, già responsabile finanziario della campagna di Donald Trump ed ex di Goldman Sachs. I trascorsi di Mnuchin in Goldman Sachs sono il grimaldello per Trump nella guerra agli abusi di certe istituzioni finanziarie che il tycoon vuole combattere. 
Mnuchin farebbe sponda con Jeb Hensarling, deputato repubblicano del Texas e presidente della commissione servizi finanziari, il quale andrebbe a ricoprire un ruolo nella vigilanza del settore.
Il Commercio
Il senatore Gop della Georgia, David Perdue, forte di esperienze come Ceo di Reebok e Dollar General.
All’Energia
Harold Hamm, tycoon del settore, il re del fracking e titolare della società che gestisce il controverso Dakota Access. In questo settore il neopresidente ha in programma di strutturare la rinascita degli Usa rendendo più che possibile autonomi gli stati.
Nel medesimo contesto Trump inserirebbe Bob Corker, già presidente della commissione Esteri, potrebbe assumere il delicato incarico di "Trade represantitive", ovvero colui che dovrebbe scardinare i grandi trattati a cui Trump ha dichiarato guerra e rinegoziarli su base bilaterale.
Salute
Ben Carson, neurochirurgo afro-americano e uomo d’immagine nella campagna elettorale appena trascorsa. 
La sicurezza
Come non ipotizzare la candidatura di Rudolph Giuliani, fedelissimo di Trump ex sindaco di New York e sostenitore della ‘tolleranza zero’.
La Giustizia
Jeff Sessions ben visto soprattutto all’ala conservatrice del Partito, invero nella mente di Trump c’era Chris Christie, ma necessità fa virtù, e molto probabilmente per il senatore del New Jersey potrebbe essere creato un dipartimento ‘a misura’, probabilmente sull’immigrazione, attualmente in capo alla Homeland Security. 
A tale proposito, qualora fosse creato il nuovo dicastero dell’immigrazione, all’Interno dello stesso si potrebbe far confluire la polizia di frontiera a capo della quale Trump vedrebbe volentieri Joe Arpaio, anche tenuto in grande considerazione per gli Interni.
Il Pentagono
Se il nome del generale  Michael Flynn si confermasse a capo della National Intelligence, la candidatura alla difesa ricadrebbe su Tom Cotton, veterano di guerra 39enne, avvocato e politico.
Il dipartimento di Stato
Potrebbe essere appannaggio di John Bolton, il falco neoconservatore e già ambasciatore Usa alle Nazioni Unite. 
Un dicastero ai Veterani
È la promessa che trump deve mantenere gicchè spesso, durante la campagna elettorale, se ne è fatto menzione: “gli eroi che hanno fatto grande quell’America che lui tornerà a far grande di nuovo”, queste le parole spese da Sarah Palin, sostenitrice della prima ora del neopresidente ed ex governatore dell’Alaska, nonché candidata alla vicepresidenza.
Sarà lei, premiata per la fedeltà e per la competenza, la titolare del dicastero dei Veterani.
In conclusione
Sono comunque solo supposizioni, aspettiamo che il 45esimo Presidente degli stati uniti sciolga la riserva e comunichi ufficialmente la lista degli amministratori che dovranno aiutare il tycoon nella guida dalla rinascita statunitense.
Ci riserviamo di seguire l'evoluzione delle nomine prestando particolare attenzione alle nomine destinate alla gestione economica e finanziaria.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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