Borse europee ‘in finestra’: che succederà agli investimenti con Trump

11 novembre 2016 ore 13:25, Luca Lippi
Inutile farsi illusioni, le borse di tutto il mondo sono strettamente legate fra loro e per dimensioni e anche per questioni di fuso orario, spesso le Borse mondiali attendono le evoluzioni di Wall Street prima di programmare una strategia seppure intraday.
Ci si aspetta sicuramente una pressione al ribasso sugli asset rischiosi nei prossimi giorni soprattutto in attesa di conoscere l’agenda politica del presidente Usa Donald Trump.
Che possa esserci una rivoluzione nella politica fiscale statunitense si può già prevedere, questo in concreto si traduce in un’impennata dei tassi dei titoli del tesoro statunitense. 
Per quanto riguarda invece l’azionario molto dipende dalle politiche anti globalizzazione che sono state spesso spese in campagna elettorale ma che dovranno essere confermate concretamente. La considerazione immediata è che per allineare l’economia americana ai desiderata del tycoon sulla globalizzazioni è necessario un periodo assai più lungo della durata del suo mandato, e quindi le Borse se ne occupano marginalmente.
Più interessate le Borse, invece, alle reazioni di Wall Street a eventuali indiscrezioni sulla direzione della politica economica del neo presidente  che potrebbe coinvolgere la Fed scoraggiando l’aumento dei tassi previsto per dicembre.
Nel contesto del Dollaro Usa, nell’immediata circostanza dell’elezione presidenziale la valuta statunitense si è indebolita rispetto alle valute delle altre economie avanzate, ma questo non significa che la situazione si confermi soprattutto se l’allentamento fiscale avrà la priorità rispetto ad altre promesse più controverse fatte durante la campagna elettorale, anche se questo richiederà un inasprimento nella politica monetaria.

Borse europee ‘in finestra’: che succederà agli investimenti con Trump

In tutto questo le Borse europee sono in attesa, e fra queste anche Piazza Affari
Milano appare volatile, nonostante una partenza buona in avvio, al momento cede terreno, nella prima mezz’èra l'indice Ftse Mib sale dello 0,6% sorretto da Ubi Banca (+4,07%) e Unipol (+7%), fresche di trimestrale. 
In crescita, per l'analogo motivo, anche A2a (+4,16%) ed Enel (+2,03%). Secondo giorno di rialzi per Fca (+3,92%), seguita da Ferrari (+1,75%), mentre Cnh (-0,54%) si muove in controtendenza. 
Attesi i conti di Atlantia (+2,28%) mentre cedono Eni (-0,39%), Mps (-0,66%), dopo uno stop al ribasso e Telecom (-1,98%). Inversione di rotta per Italgas (+2,41%) dopo un avvio piuttosto pesante, mentre Snam guadagna l'1,4%.
Contrastati i futures sui listini Usa all'indomani di una chiusura sui massimi per Wall Street, che indica come la vittoria di Donald Trump alle presidenziali non spaventi gli investitori nell’immediato. In rialzo a 166 punti lo spread Btp/Bund, col tasso d'interesse all'1,97%, nuovo massimo dall'agosto 2015.
Tra le principali Borse europee 
giornata moderatamente positiva per Francoforte, che sale di un frazionale +0,28%. Pensosa Londra, con un calo frazionale dello 0,33%. Incolore Parigi, che non registra variazioni significative, rispetto alla seduta precedente.
L’influenza del mercato Usa sulle Borse europee nell’immediato non è così pressante
Il presidente Usa ha la facoltà di recedere dagli accordi bilaterali e multilaterali, fattore che con la presidenza Trump potrebbe mettere a rischio il North American Free Trade Agreement (NAFTA) e potenzialmente l’adesione degli Stati Uniti all’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Più nello specifico delle politiche economiche sotto la presidenza Trump, si alza la probabilità di tagli fiscali, considerando anche la maggioranza repubblicana al Congresso, che porterebbe a un aumento dell’inflazione e supporterebbe la crescita nel breve termine. 
Tuttavia, nel lungo termine le implicazioni di una politica estera e commerciale aggressiva saranno chiaramente negative. Detto questo, data la storia di Trump caratterizzata da numerosi cambiamenti di posizione, molto resta da chiarire prima di emettere giudizi forti sugli orientamenti politici di lungo termine e di conseguenza sulle conseguenti implicazioni sugli investimenti.
In conclusione, nel breve e medio termine non cambia nulla, salvo particolari rovesciamenti più legati alla crisi internazionale che da una politica ordita da chicchessia.

autore / Luca Lippi
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