Adinolfi: «Grillo teme di essere subalterno al Pd. Occhio a Tosi. A Boccia e Franceschini ricordo…»

11 ottobre 2013 ore 14:55, Marta Moriconi
Adinolfi: «Grillo teme di essere subalterno al Pd. Occhio a Tosi. A Boccia e Franceschini ricordo…»
Mario Adinolfi
, ex parlamentare dem e noto giornalista,  uno dei pochi filo-renziani della prima ora, si inserisce nei temi caldi del'attualità politica e agli ex colleghi Boccia e Franceschini, neo-convertiti sulla via di Renzi, manda un messaggio dalle pagine di IntelligoNews. Guardando al MoVimento 5 Stelle espone, poi, il suo pensiero politologico e sintetizza così le considerazioni dell'ex comico: «Se  in alcuni passaggi apparisse un M5S subalterno al Pd, il MoVimento la pagherebbe». Finanziamento ai partiti. Alla fine l’intesa tra Pd e Pdl sul tetto di 300 mila euro per le donazioni è stata raggiunta. Ha ragione il M5S a pensare che vanno molto d’accordo? «E’ un passo avanti secondo me. Certo, avrei preferito una radicale abolizione del finanziamento pubblico, con la possibilità di contribuire esclusivamente attraverso quote associative ai partiti. Ma da riformista, ripeto, posso dire che è comunque un primo passo». C’è chi dice che così la democrazia sia stata garantita. Cosa ne pensa? «In America non c’è finanziamento ai partiti e la democrazia è molto vivace e seleziona governi netti e leadership forti, come per esempio quella di Obama. Non ritengo quindi il finanziamento pubblico una garanzia di democrazia». Dalla Bossi-Fini alla Grillo-Casaleggio: l’abolizione del reato di clandestinità sta spaccando il M5S. Qual è la sua analisi? «Qui c’è un tema politico, che va valutato. E parlo da politologo, sul merito delle questioni sono d’accordo con il Pd: abolirei il reato di clandestinità e anche la Bossi-Fini che non vale niente. Grillo e Casaleggio hanno una linea chiara, abbastanza evidente e su questa hanno raccolto consensi. Ma se  in alcuni passaggi apparisse un M5S subalterno al Pd, il MoVimento la pagherebbe. E’ abbastanza comprensibile, quindi, che Grillo voglia evitare di mostrarsi così. Ascoltando i discorsi di Grillo si capiva, comunque, che la sua comunicazione poteva essere definita di destra». Infatti molti hanno scritto sui social, ieri, “Grillo è di destra”. «Continuo a parlare da politologo. Casaleggio e lui hanno in testa, prima di tutto, l’idea che il MoVimento possa crescere solo in conflitto permanente con i due partiti maggiori. E’ semplice: se ti poni come alternativa di sistema non devi in alcun modo apparire subalterno né al Pd né al Pdl. Poi va detto che la potenzialità di crescita maggiore in questo momento per Grillo è sicuramente nel centro-destra e non a sinistra. E’ quindi un errore quello dei senatori pentastellati che hanno presentato quell’emendamento. Beppe ha in sostanza seguito una linea di razionalità politica ». Anche nel Pdl sta succedendo di tutto. Crede che a Fitto verrà dato il coordinamento unico e Alfano rimarrà segretario? E quanto esiste il rischio a destra di sfaldamento dell’elettorato? «Il tema della leadership del Pdl mi sembra ormai chiaro: né Fitto, né Alfano saranno mai i leader reali di un centrodestra che voglia sostituirsi a questo centro-sinistra. Nella piccola, e anche un po’ misera diatriba nel Pdl, qualcosa di interessante però c’è. Pochi hanno sottolineato che un sindaco popolarissimo come Tosi ha lanciato una vera e seria “Opa” ostile, proponendo la propria candidatura per la leadership nel centrodestra. E’ da seguire perché credo più che possa arrivare un Papa straniero e che Flavio Tosi abbia le caratteristiche giuste per essere il Matteo Renzi di destra. E comunque la nuova leadership in quell’area del Parlamento nascerà solo in termini conflittivi con Silvio Berlusconi». Ma nasceranno o no due partiti, Pdl e Forza Italia? «Non sarà efficace lo spacchettamento. Se vogliono essere competitivi con un Pd che si avvia con la leadership renziana a vincere e ad essere fortissimo, il Pdl può competere solo se crea il grande partito popolare italiano applicato al partito popolare europeo. Tanti partiti tutti nel Ppe? Non ha politicamente forza, perché ognuno di loro avrebbe un potere di veto e succederebbe quello che è successo a sinistra nel 2006». Anche Francesco Boccia, il lettiano, sostiene Renzi. Sorpreso? «Quando solo 10 mesi fa eravamo 12 parlamentari su 400 a sostenere Matteo, non ci ascoltavano. Ora noto con piacere che quelli che ci spiegavano perché Matteo Renzi non andasse bene, sono gli stessi che oggi ci spiegano perché Matteo Renzi va bene». Sono proprio gli stessi? «Io ho fatto dibattiti con Boccia, Franceschini, che mi spiegavano come bisognasse puntare su Bersani che avrebbe vinto le elezioni. Se avessero dato retta a noi, invece, la storia di questo Paese sarebbe stata completamente diversa. Meglio tardi che mai comunque. Ora tanti lettiani, come Francesco Sanna e Francesco Russo, oltre che Boccia, sono lì a dire “marchiamo stretto” la segreteria di Renzi in vista del rapporto col governo che sarà complicato». Ma alla fine gli amici “di interesse” Renzi-Letta scoppieranno? «L’accordo prevede le elezioni nel 2014 con Matteo Renzi premier ed Enrico Letta, candidato italiano alla presidenza della Commissione Ue».  
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