Le #parole della settimana: vergogna, bombe d’acqua e … di retorica

11 ottobre 2013 ore 17:11, Paolo Pivetti
Le #parole della settimana: vergogna, bombe d’acqua e … di retorica
La settimana si è aperta all’insegna della vergogna. In questo strano periodo meteorologico caratterizzato dalle bombe d’acqua, ecco esplodere, improvvisa quanto violenta un’assordante bomba di retorica. Tutti a nuotare nella vergogna, senza un minimo di analisi su che cosa realmente ci dicano quei più di trecento poveri corpi gonfi di morte ancora allineati nell’hangar di Lampedusa.
E nessuno, Papa o presidente, che si sia preoccupato di dire chiaramente vergogna a chi. Si spera s’intendesse ai trafficanti d’uomini, ai dittatori africani, ai guerriglieri islamici che terrorizzano le popolazioni cristiane, a chi pregusta quanti voti guadagnerebbe regalando subito una facile cittadinanza. Non certo all’Italia che nei suoi eroici soccorritori e lampedusani sopporta l’immane peso di questa irrazionale invasione. Mentre siamo in attesa di sproporzionati “funerali di Stato”, ultima deflagrazione della bomba di retorica che nessuno sa bene come gestire, il nostro Presidente ha però deciso di far scoppiare un’altra bomba; e qui sì, il sentimento di vergogna ci sta bene, a noi italiani, anche se la parola non è mai pronunciata. Le parole sono quelle, riportate fedelmente, del messaggio sulle carceri: un messaggio bilingue. In lingua ufficiale, rivolto alle Camere: “...La Convenzione Europea, sotto la rubrica “Proibizione della tortura” pone il divieto di pene e di trattamenti disumani o degradanti a causa della situazione di sovraffollamento carcerario (...) mortificante conferma della perdurante incapacità del nostro Stato a garantire i diritti elementari dei reclusi (...) dovere urgente di far cessare il sovraffolamento carcerario rilevato dalla Corte di Strasburgo (...) L’Italia (...) in una condizione che ho già definito umiliante sul piano internazionale (...) porre fine senza indugio a uno stato di cose che ci rende tutti corresponsabili della violazione (...) Realtà di degrado civile e di sofferenza umana (...) emergenza assillante dalle imprevedibili e al limite ingovernabili ricadute (...) intollerabile livello di congestione del sistema carcerario italiano (...) Primato del sovraffollamento tra gli Stati dell’Unione Europea (...) irragionevole lunghezza dei tempi dei processi (...) riduzione dell’area applicativa della custodia cautelare in carcere (...) livelli di civiltà e dignità che il nostro Paese non può lasciar compromettere.” Poi c’è la traduzione in lingua comune, rivolta ai giornalisti, perché tutti capiscano: Cosa risponde a quelli che dicono che un’amnistia serve per salvare Berlusconi? “...hanno un pensiero fisso, e se ne fregano dei problemi della gente e del Paese.” Vergogna, qui sì. Nessuno potrà dire di non aver capito.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]