Voucher "non indiscriminato": obblighi, regole e sanzioni

11 ottobre 2016 ore 13:00, Luca Lippi
Con il D.lgs. 185/2016 (Il decreto correttivo del Jobs Act) il governo ha voluto dare una scossa e soprattutto vuole mettere a punto una strategia per evitare un uso malverso voucher.
In sostanza, il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale  la settimana scorsa  entra nel merito del lavoro accessorio e ne limita (o cerca di farlo) la pratica di impegnare individui in lavori ordinari travestendoli da lavoro accessorio privo di tutele.
l’uso del voucher per giustificare a posteriori la presenza di un lavoratore privo di regolare contratto deve essere regolato e monitorato allo scopo di impedire comportamenti truffaldini da parte di imprenditori e introduce a tal fine l’obbligo per il committente (imprenditore, professionista e imprese agricole) di comunicare l’utilizzo del voucher almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione lavorativa.
 Cos’è il lavoro accessorio?
Il lavoro accessorio è un’attività che dà luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi non superiori ad € 7.000,00 nel corso di un anno (inteso dal 1 gennaio al 31 dicembre), di cui al massimo € 2.000,00 erogati dal medesimo committente.
Il pagamento di questa forma particolare di impiego avviene mediante voucher, ossia buoni acquistabili telematicamente dai committenti imprenditori o professionisti, o acquistabili presso rivendite autorizzate dai committenti non professionisti.
Quando si può ricorrere al lavoro accessorio?
Sempre e in tutti i settori, con le seguenti limitazioni per il solo settore agricolo:
-attività agricole stagionali: si può ricorrere al lavoro accessorio solo con lavoratori pensionati o giovani di età inferiore a 25 anni, se regolarmente iscritti ad un ciclo di studi;
-attività non stagionali: il lavoro accessorio può essere rivolto a giovani di tutte le età, purché regolarmente iscritti presso l’università;
-gli imprenditori agricoli con volume d’affari inferiore a € 7.000,00: possono ricorrere al lavoro accessorio solo con lavoratori non iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.
 Possono essere rese prestazioni di lavoro accessorio anche da soggetti che beneficiano di misure a sostegno del reddito, ad esempio integrazioni salariali o indennità di disoccupazione. Tuttavia i compensi derivanti da lavoro accessorio non possono in questi casi superare i 3mila euro l’anno.
Il ricorso al lavoro accessorio deve essere preventivamente comunicato agli enti competenti e, sul punto, il decreto correttivo del Jobs Act ha introdotto prescrizioni molto stringenti.
Innanzitutto la comunicazione deve contenere:
-i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore,
-l’indicazione del luogo di lavoro,
-l’indicazione del giorno e dell’ora di inizio e fine della prestazione.
 Trasmissione obbligatoria della comunicazione 
La comunicazione deve essere trasmessa alla sede territoriale competente dell’Ispettorato nazionale del lavoro mediante sms o posta elettronica (sms al numero 3399942256 oppure email all’indirizzo intermittenti@pec.lavoro.gov.it).
Sono tenuti alla comunicazione circa l’utilizzo del voucher gli imprenditori non agricoli e i professionisti.
L’obbligo è previsto anche per gli imprenditori agricoli, ma con modalità un po’ diverse: tali soggetti devono comunicare i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore relativi all’utilizzo in un arco di tempo fino a 3 giorni; non devono essere comunicati, invece, inizio e fine della prestazione.
L’obbligo di comunicazione non è invece previsto per gli enti pubblici, coloro che svolgono attività non commerciali (ad esempio le Onlus), le famiglie e il lavoro domestico, probabilmente per il basso rischio di abuso da parte di tali soggetti committenti.
Sanzioni per chi non rispetta l’obbligo di comunicazione
Per chi non rispetta l’obbligo di comunicazione, si applica una sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro, moltiplicata per ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione.
Trattandosi di una sanzione amministrativa è consentito il pagamento della sanzione ridotta nella misura di  800 euro.
 Accanto a tale sanzione è altresì prevista una maxi sanzione: da 1.500 a 9.000 euro per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore fino a 30 giorni di effettivo lavoro. L’importo è aumentato del 20% se l’irregolarità riguarda lavoratori stranieri o minori di età non lavorativa.
In conclusione, il decreto inasprisce infine i controlli in materia, inserendo tra le funzioni dell’Ispettorato nazionale del lavoro anche specifiche linee di indirizzo per la vigilanza sul corretto utilizzo delle prestazioni di lavoro accessorio.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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