The young Pope di Sorrentino e il suo Vaticano "tra fumo e parolacce" [VIDEO]

11 ottobre 2016 ore 15:22, intelligo
di Eleonora Baldo

Un Vaticano dai colori e dai personaggi pop quello dipinto da Paolo Sorrentino nella fiction, presentata ieri al Teatro Moderno di Roma, “The young Pope”, in cui il giovane Papa, Pio XIII, al secolo Lenny Belardo, è interpretato dall’attore inglese Jude Law.

La mia prima missione è stata quella di capire e studiare la storia del Vaticano e gli effetti che hanno avuto i Papi nella storia della Chiesa” – ha raccontato l’attore ai giornalisti - “Entrando nell'abito del Papa ho adottato gesti specifici: tutto è coordinato dalla veste bianca, in senso letterale. Ora so perché i Pontefici tengono le mani conserte: è che non sai dove metterle, le mani, quando indossi il vestito da Papa. Così ho puntato sull'essenzialità dei gesti. Mi sono fatto minimalista, per esprimere maggior potere. E il bello è che, anche adesso, continuo a muovermi così”, ha proseguito scherzosamente. Di certo riuscire a concentrare tradizione e pop art all’interno di un personaggio iconico come il Papa non deve essere stata cosa facile. Per questo Law dopo un primo momento di smarrimento ha deciso di affidarsi alla guida registica di Sorrentino che con i precedenti lavori cinematografici – “La grande bellezza” con cui ha vinto l’Oscar nel 2014 e“La giovinezza” – ci ha già abituati ad interpretazioni quasi caricaturali della realtà. Tratto distintivo a cui non ha voluto rinunciare nemmeno alla sua prima esperienza di direzione di una serie televisiva, proponendo un Papa, dal passato e dai modi decisamente stravaganti: figlio orfano di due hippie, cresciuto da Sister Mary, interpretata da Diane Keaton, guidato nell’ascesa al potere dal nostro Silvio Orlando nei panni del cardinal Voiello, porterà nelle stanze papali manie e vizi decisamente temporali, come l’abitudine di bere Coca-Cola al gusto ciliegia a colazione, girare in infradito Louboutin, fumare e lanciare invettive, tra un impegno istituzionale e l’altro.

Consapevole del possibile disappunto che la serie potrebbe suscitare presso gli ambienti vaticani, Sorrentino ha messo le mani avanti affermando: “The Young Pope non è una serie provocatoria, lo dico perché io so come va a finire: bisogna vedere tutte e dieci le puntate”, rassicurando anche i cattolici più osservanti sul fatto che se sapranno guardare la film come si guarda un’opera d’arte, e non come una rappresentazione critica della realtà, potranno apprezzarne i contenuti e godere della visione. D’altronde la serie, in onda a partire dal prossimo 21 ottobre su Sky Atlantic, sembra già piacere parecchio con oltre 120 accordi di vendita  siglati e una seconda serie già in elaborazione, a conferma che la cordata internazionale di produttori (Sky, HBO, Canal+ e Wildside) c’aveva visto giusto nell’investire oltre 40 milioni di euro, cifre dalle proporzioni hollywoodiane, nell’esordio televisivo di Sorrentino.

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autore / intelligo
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