Riforma pensioni: l’Ape per 100mila, ma c’è chi resta fuori

11 ottobre 2016 ore 12:35, Luca Lippi
Siamo alle battute finali, aspettiamo qualche aggiustamento che emergerà dall’incontro fra governo e parti sociali previsto per il 28 ottobre (ma ci saranno incontri anche prima), ma in linea di massima possiamo contare su alcune certezze.
Le nuove misure varate dal governo sulla pensione anticipata e sulla flessibilità in uscita dal mondo del lavoro sono propedeutiche a raggiungere almeno 100mila persone qualora questi accettassero di aderire all’Ape nel corso del primo anno di sperimentazione.
I 100mila lavoratori individuati dal governo saranno coloro che per necessità o iniziativa personale, potrebbero avere l’opportunità di andare in pensione in anticipo, nello specifico fino a 3 anni e 7 mesi prima dei termini di vecchiaia; oppure di beneficiare di un anticipo per via delle semplificazioni sugli attuali requisiti richiesti.
A questa platea di pensionandi verrebbero, poi, ad aggiungersi 1,2 milioni di pensionati (quelli che hanno assegni fino a 1.000 euro) ai quali si riconoscerà la 14esima, che attualmente rimane appannaggio dei 2,1 milioni con assegni che non superano i 750 euro mensili. 
Nella Legge di Stabilità 2017 dovrebbe essere incluso nel corso della settimana il famoso “pacchetto previdenza”, il condizionale è d’obbligo poiché il confronto con le parti sociali è necessario per avere il via libera definitivo senza correre il rischio di trovarsi a dovere affrontare ostracismi sconvenienti e limitanti la progressione veloce verso una veloce definizione dell’iter verso la votazione della finanziaria.
Le risorse stanziate per la manovra sono già note, circa 6 miliardi nel corso di 3 anni assicurato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, tuttavia la suddivisione di questo tesoretto non e in parti uguali, il primo anno si sono individuate coperture per 1,5 miliardi che saranno assegnati per 2/3 ai pensionati e per  1/3 distribuiti al finanziamento dell’Ape agevolata, al cumulo gratuito dei periodi contributivi versati in differenti gestioni, alle semplificazioni per il ritiro dei lavoratori che svolgono mansioni usuranti e ai cosiddetti bonus lavoratori precoci, ossia per chi ha iniziato a lavorare prima dei 19 anni, versando (in minore età) almeno 12 mesi di contributi.
Le misure dovrebbero essere sufficientemente coperte perché fra i beneficiari si individuano soggetti che sono nati all’inizio degli anni ’50 che potrebbero considerare vantaggioso il cumulo gratuito dei periodi contributivi, grazie a quel canale raggiungere l’anticipo con 42 anni e 10 mesi e la pensione piena. Viceversa, un lavoratore precoce grazie al bonus previsto per questa categoria potrebbe arrivare al traguardo dei 41 anni e 10 mesi senza optare per il meccanismo dell’Ape (ipotesi valutate da il Sole24Ore).
Chi rimane fuori?
Dai 100mila pensionamenti anticipati potenziali cui punta l’Esecutivo entro il primo anno di applicazione della riforma va detto, tuttavia, che restano fuori i soggetti che hanno dai 61 ai 63 anni di età con 20 anni di contributi e che potrebbero scegliere per l’Ape di mercato, che prevede il costo dell’Ape a carico di chi ne fa richiesta da restituire poi nel corso dei 20 anni di pensionamento effettivo dietro un’agevolazione fiscale che varia in base al reddito personale.

autore / Luca Lippi
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