Che fine ha fatto Lisa Gastoni?

11 ottobre 2016 ore 16:09, intelligo
di Anna Paratore

Se qualcuno crede che l’erotismo nel cinema italiano sia arrivato con Edwige Fenech, o che addirittura per sentirsi “turbati” si siano dovute attendere pellicole tipo 9 settimane e ½ , beh, è fuoristrada. C’è una donna, italiana che, per un periodo abbastanza breve della nostra storia cinematografica, è piombata nei sogni segreti dei maschietti con una carica erotica e trasgressiva che ancora oggi, probabilmente, sarebbe difficile da controllare. Si chiama Lisa Gastoni e i giovani difficilmente avranno sentito parlare di lei, a meno da non avere un nonno o un papà abbastanza “amicone” da affrontare certi argomenti con il figliolo. Come lei, in quegli anni, solo Laura Antonelli – di cui un giorno parleremo diffusamente – e, guarda caso, entrambe furono lanciate da l’allora giovane regista che era Salvatore Samperi, appassionato di belle donne e di bei cani. 

Lisa Gastoni, pseudonimo di Elisabetta Gastone era nata ad Alassio nel 1935 da padre italiano e madre irlandese. Così, subito dopo la fine della guerra, quando tornò possibile viaggiare, si trasferisce in Inghilterra, a Londra, per cercare fortuna. Dalla sua ha una buona conoscenza dell’inglese che le giunge dalla mamma, e una bellezza aristocratica che le arriva da entrambi i genitori, e che l’ha dotata di un incredibile paio di occhi grigio azzurri in netto contrasto coi capelli corvini. Non le è difficile, però, appena arrivata in Gran Bretagna di trovare sponsor e lavoro.  Al cinema italiano arriva perciò solo qualche anno dopo i suoi inizi nel mondo dello spettacolo, e approda dalle nostre parti con pellicole di fantascienza dove si fa chiamare con il nomignolo d’arte di Jane Fate, e che non saranno un grande successo, anzi: per la maggior parte del pubblico cinematografico la bella Lisa resta ancora una perfetta sconosciuta. 
Lei ne approfitta per contrarre un matrimonio con un professore di fisica, Constatine Manos, che però passa nella sua vita più o meno come una meteora. Segue una relazione sentimentale più seria che la lega al produttore Joseph Fryd che le offre il primo ruolo di rilievo facendole interpretare la parte di Candida, in Svegliati e uccidi di Carlo Lizzani, storia della vita di Luciano Lutring, il “solista del mitra”.  Grazie a quell’interpretazione, Lisa viene premiata con il Nastro d’argento, e comincia ad ottenere la fama che cerca.  Ma ci vogliono altri due anni perché lei diventi quello “oscuro” oggetto del desiderio degli italiani grazie ad un pellicola dal tasso altamente erotico e che va a sfiorare alcuni tabù ritenuti peccaminosi anche da chi si considera mentalmente aperto.  Il film è diretto da un regista allora giovane e agli esordi, Salvatore Samperi, che le offre la parte principale in quello che diventerà un cult: Grazie zia.    

Che fine ha fatto Lisa Gastoni?
Già il titolo, se si conosce il genere della pellicola, la dice lunga. La storia non possiede ovviamente questa gran trama, perché non ne ha bisogno, e si dipana all’interno di una signorile casa della buona borghesia. Lì si incontrano una conturbante e disinibita zia medico di professione, e un nipote finto-paralitico che si avvale di un handicap millantato solo per sfuggire alle proprie responsabilità. Tra i due è un attimo perché si accenda una passione incontenibile, un rapporto morboso,  psico-incestuoso e pure sado-maso, che li travolge. La valenza erotica della pellicola la fa iscrivere nel novero nell’allora tanto di moda “commedie pecorecce all’italiana”, ma in realtà, ad una seconda e più attenta lettura, non è di questo che si tratta. Grazie zia, infatti, si serve dell’erotismo solo per scardinare il politicamente corretto di una società ingessata e perbenista. E’ un film arrabbiato, ma come accadrà per Ultimo Tango a Parigi, pochi lo riconosceranno come tale e ricorderanno per il messaggio che vuole lanciare. Resterà nell’immaginario collettivo per ben altro.  Come dire: il mezzo si sovrappone al fine e, da questo punto di vista, l’operazione non è riuscita anche se non per colpa dell’autore, o del regista o degli interpreti, ma semplicemente di una società che ancora non è pronta. 
Il ruolo femminile, dunque, è particolarmente “impegnativo” da affrontare tanto che la prima scelta di regista e autori è Annie Girardot, attrice che ha già dato ampia prova del suo talento. Ma proprio per paura di essere poi incasellata in un ruolo difficile da sostenere, la Girardot rifiuta, mentre Lisa Gastoni accetta. Dirà più tardi l’attrice: “Io sono convinta che ciascuno di noi ha una sua età (...) Ci sono dei momenti fisici - perché nel cinema è soprattutto questione di momenti fisici - che ci sono più adatti, più giusti. In genere si chiamano "incontro col personaggio". In fondo il mio vero incontro col personaggio è avvenuto quando avevo ventinove anni, girando Grazie zia. All'età quindi di una donna nella sua pienezza, alla soglia della trentina. Non ero vecchia ma neppure giovane. Però ero fisicamente ed emotivamente giusta per il ruolo”. Ed è vero. Non è una ragazzina allo sbaraglio né una tardona che si vuole riciclare: è l’interprete giusta per il ruolo, ma il fatto che il film verrà amato dal pubblico non per il valore ma per la trasgressione, incasellerà la Gastoni, che per esso vincerà comunque  una la Targa d'oro ai Premi David di Donatello, in un’immagine ben precisa che le frenerà la carriera.  Non è un caso se il suo film successivo è intitolato La seduzione, e stavolta si tratta proprio di un film erotico senza alcune velleità. A questo punto, la Gastoni sceglie di fermarsi un po’, è stanca e i copioni che riceve non le piacciono.  Torna sullo schermo solo nel 1974 interpretando il ruolo della Petacci in Mussolini ultimo atto di Carlo Lizzani, e poi nel 1975 Amore amaro di Florestano Vancini, che le vale un altro Nastro d’argento. Il 1975 è anche l’anno di Labbra di lurido blu, per la regia di Giulio Petroni, con Corrado Pani, storia di una ninfomane e un omosessuale che si sposano, con il solito finale tragico. Il 1976 è l’anno di Scandalo, sempre per la regia di Samperi, e anche qui si torna nella storia erotica e morbosa, ma con meno successo delle precedenti. Il 1978 è l’anno de L’immortalità per la regia di Massimo Pirri.  Film drammatico che non disdegna anche qui una forte componente erotica e trasgressiva, ma che viene accolto malissimo dalla critica. Per capire fino a che punto basta dire che Morando Morandini, zio dello sceneggiatore Morando Morandini Jr, ne sottolinea l’illogicità narrativa definendo Massimo Pirri come un regista che “non fa film, ma li commette“.   Ed è probabilmente per colpa di certi insuccessi che a un certo punto Lisa Gastoni torna ad allontanarsi dal cinema. Lavora per un po’ in teatro, poi negli anni 2000 accetta delle parti in vari sceneggiati televisivi, tra cui L’onore e il rispetto.  Torna al cinema solo con Cuore sacro (2005), di Ferzan Özpetek, che le procura una candidatura al David di Donatello e una al Nastro d'argento. 

Desiderata da centinaia di migliaia di uomini, Lisa Gastoni ha avuto una vita sentimentale piuttosto tranquilla non cedendo mai a lusinghe di personaggi importanti, come ad esempio Mario Cecchi Gori che lei ha definito più volte un cafone, e che respinse senza nessuna pietà facendone un nemico storico. Racconta che fu con grande sollievo che abbandonò più volte il mondo del cinema, fino a starne lontana anche 23 anni di seguito, e aggiunge che nella sua vita c’è stato un solo uomo importante, l’attuale marito, Carlo Isgrò, famoso avvocato, sposato alcuni decenni fa, e con cui è felicissima di poter invecchiare lontano dalle luci della ribalta che tanto intimamente l’hanno illuminata. 
Se le si chiede qual è l’interpretazione fatta che preferisce, risponde così: “Non mi sono mai rivista, non me ne è mai fregato niente. Quando chiudo, chiudo. Mi sono riconosciuta un’unica volta, ne I diafanoidi vengono da Marte, un folle film di Antonio Margheriti. Scendevo da un accrocco con la carta stagnola in testa e il volto coperto. Dissi a mio marito: “Sono proprio io”.  Che aggiungere? 
autore / intelligo
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