I "fini" di Gianfranco: ecco cosa dirà nel suo nuovo libro

11 settembre 2013 ore 10:51, intelligo
I 'fini' di Gianfranco: ecco cosa dirà nel suo nuovo libro
di Andrea De Angelis Gianfranco Fini è uscito dalla scena politica italiana da oltre un anno. Considerato da molti ambienti di destra un traditore, l’ex Presidente della Camera ha deciso, per il momento, di non dedicarsi alla cosa pubblica. Sono passati tre anni e mezzo dal celebre strappo con Berlusconi, ed è di tre anni fa il discorso di Mirabello nel quale si ergeva a nuovo leader in grado di risollevare le sorti del centrodestra italiano. In realtà, dopo l’esperienza di Fli, per lui numeri e popolarità sono stati in caduta libera. Eppure, tornando proprio a Mirabello, si possono vedere dopo tre anni degli argomenti di una attualità sconcertante, che fanno di Gianfranco Fini un uomo politico potenzialmente candidato a ricoprire un ruolo di primo piano nel futuro scenario politico nazionale. Rileggere quel discorso ci permette di individuare quegli elementi che secondo gli spifferi di Intelligo potrebbero risultare centrali nel suo atteso libro, in uscita il prossimo mese di ottobre. Un testo che per alcuni addetti ai lavori potrebbe segnare per l’ex leader di An il ritorno in campo. Torniamo dunque a Mirabello... Davanti ad una piazza stracolma, l’allora Presidente della Camera esordì ringraziando le persone presenti, un popolo “non precettato, ma mosso dal vivo desiderio di partecipare, ritrovando quell’impegno politico all’insegna di valori ben precisi”. Un modo di differenziare la sua piazza da quelle del Cavaliere, segno di quell’antiberlusconismo che fu, e probabilmente sarà un suo cavallo di battaglia. Definì infatti stalinista la sua espulsione dal partito, etichettando come comunista proprio colui che fece, ed ancora oggi fan del comunismo il nemico da sconfiggere. “In quello che è stato definito partito dell’amore è possibile fare delle critiche?”, domandò sarcastico alla piazza, per poi passare all’attacco: “Il Pdl doveva essere un grande partito nazionale, un grande partito occidentale, con valori di riferimento precisi: libertà, rispetto e dignità della persona umana, un partito che non può appiattirsi su un alleato come la Lega che ha dimensione locale, o portare a una sorta di genuflessione verso Gheddafi che non ha nulla da insegnarci”. La storia, non si può negarlo, gli ha dato ragione: tensioni senza fine con il Carroccio e bombe sulla Libia. Arrivarono poi le proposte per una nuova agenda di governo, e anche queste risultano essere, a distanza di tre anni, più che attuali: “Non si può parlare solo di giustizia e federalismo, l’emergenza vera è il lavoro, occorre intervenire sulle condizioni economiche e sociali dei cittadini: Berlusconi ha ragione quando parla di ottimismo, ma non può essere ottimismo solo verbale, deve diventare azione concreta, che non risparmi in infrastrutture, in ricerca, in produzione di eccellenze di avanguardia”. Le priorità di oggi erano allora già chiare, ma sul tema della giustizia si può dire che Fini fu addirittura profetico: ““Occorre recuperare il senso civico, il senso di appartenenza. Basta con questo egoismo diffuso, con questa Italia parcellizzata che non si fa più carico del disagio del vicino. Una politica nazionale non ha timore di parlare di legge come garanzia per il più debole. Perché da che mondo a mondo se si dice che la legge è uguale per tutti, lo si dice perché la garanzia serve ai più deboli, non ai più potenti, a chi riesce a piegarla ai suoi interessi”. I tempi per un politico, si sa, sono fondamentali. L’errore più grande di Fini fu, probabilmente, quello di non scegliere il momento più adatto per sferrare l’attacco contro il suo ex alleato. Ma il tempo scorre, e l’arena politica non sempre ha una memoria da elefante, soprattutto se gli errori passati possono essere presentati (vedi manifesto elettorale di Fli) come sacrifici per il bene dell'Italia...
autore / intelligo
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