Ecco poche semplici porte per accedere alla fede: Papa Francesco le indica su La Repubblica

11 settembre 2013 ore 12:02, Marta Moriconi
Ecco poche semplici porte per accedere alla fede: Papa Francesco le indica su La Repubblica
PREGIATISSIMO Dottor Scalfari
… inizia così la lettera di Papa Francesco che risponde agli interrogativi di fede (o meglio di non fede) del fondatore de La Repubblica Eugenio  Scalfari, che il 7 luglio e il 7 agosto aveva indirizzato al Santo Padre attraverso il noto quotidiano.
Al "non credente da molti anni interessato e affascinato dalla predicazione di Gesù di Nazareth", Francesco indirizza una riflessione che sottolinea da subito l’importanza del dialogare su questi temi, che ci si creda o meno. E poi traccia i punti fondamentali, le porte, per l’accesso alla fede, che è semplicemente amore  per una persona, Gesù, il Figlio di Dio. Primo. La fede cristiana non è superstizione come “certa cultura moderna d'impronta illuminista ha trasmesso”. Secondo. Dal Concilio Vaticano II in poi si è aperto “il tempo del dialogo aperto e senza preconcetti”. È venuto ormai il tempo, e il Vaticano II ne ha inaugurato appunto la stagione, di un dialogo aperto e senza preconcetti che riapra le porte per un serio e fecondo incontro. Terzo. “Il dialogo non è un accessorio secondario dell'esistenza del credente: ne è invece un'espressione intima e indispensabile”. Quarto.  “La verità testimoniata dalla fede è quella dell'amore; risulta chiaro che la fede non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l'altro”. Quinto. “Il credente non è arrogante; al contrario, la verità lo fa umile”. Parla così di un cammino che non può irrigidirci su posizioni rigide, sterili, ma al contrario “rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti Sesto. Come è nata la fede in Papa Francesco.  “E’ nata dall'incontro con Gesù. Un incontro personale, che ha toccato il mio cuore”. Un incontro che però non è chiuso dentro quattro mura, ma è stato possibile grazie “alla comunità di fede in cui ho vissuto e grazie a cui ho trovato l'accesso all'intelligenza della Sacra Scrittura, alla vita nuova che come acqua zampillante scaturisce da Gesù attraverso i Sacramenti, alla fraternità con tutti e al servizio dei poveri, immagine vera del Signore”. Settimo. La fede si incontra in Chiesa, non c’è altra strada. “Senza la Chiesa  non avrei potuto incontrare Gesù, pur nella consapevolezza che quell'immenso dono che è la fede è custodito nei fragili vasi d'argilla della nostra umanità”. Ottavo. Riflettere su quanto detto e fatto da Gesù. “Su ciò che Gesù è stato ed è per noi. Le Lettere di Paolo e il Vangelo di Giovanni, a cui si fa particolare riferimento nell'Enciclica, sono costruiti, infatti, sul solido fondamento del ministero messianico di Gesù di Nazareth giunto al suo culmine risolutivo nella pasqua di morte e risurrezione”. Nono. Concretezza e ruvidezza di ogni vicenda servano per confrontarsi con Gesù. Decimo. L’"autorità" non è un male (e qui mena tanti sessantottini che hanno a lungo tempo distorto il suo signioficato): deriva dal greco "exousia", che alla lettera rimanda a ciò che "proviene dall'essere" che si è. “Non si tratta di qualcosa di esteriore o di forzato” dunque, ma di qualcosa che “emana da dentro e che si impone da sé”.  “Un'autorità che non è finalizzata ad esercitare un potere sugli altri, ma a servirli, a dare loro libertà e pienezza di vita. E questo sino al punto di mettere in gioco la propria stessa vita, sino a sperimentare l'incomprensione, il tradimento, il rifiuto, sino a essere condannato a morte, sino a piombare nello stato di abbandono sulla croce. Ma Gesù resta fedele a Dio, sino alla fine”. Undicesimo. Gesù si è mostrato come “Figlio di un Dio che è amore e che vuole, con tutto se stesso, che l'uomo, ogni uomo, si scopra e viva anch'egli come suo vero figlio”. Gesù è risorto non per “vendetta”, per  “ riportare il trionfo su chi l'ha rifiutato, ma per attestare che l'amore di Dio è più forte della morte, il perdono di Dio è più forte di ogni peccato, e che vale la pena spendere la propria vita, sino in fondo, per testimoniare questo immenso dono”. Dodicesimo. "Caro cardo salutis", la carne (di Cristo) è il cardine della salvezza. Cioè: “Ognuno di noi, per questo, è chiamato a far suo lo sguardo e la scelta di amore di Gesù, a entrare nel suo modo di essere, di pensare e di agire”. Tredicesimo. La singolarità di Gesù è per la comunicazione, non per l'esclusione. Da ciò consegue anche - e non è una piccola cosa - quella distinzione tra la sfera religiosa e la sfera politica che è sancita nel "dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare", affermata con nettezza da Gesù e su cui, faticosamente, si è costruita la storia dell'Occidente. Infine. Siamo sempre in attesa, come dei pellegrini, del ritorno del Signore e che dunque sempre dobbiamo essere aperti verso di Lui e mai arroccarci in ciò che abbiamo già raggiunto. E ancora: “Il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso che - ed è la cosa fondamentale - la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell'obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c'è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire”. La verità, insomma, è una relazione! E’ lui la via, la verità, la vita. In altri termini, la verità essendo in definitiva tutt'uno con l'amore, richiede l'umiltà e l'apertura per essere cercata, accolta ed espressa. Dunque, bisogna intendersi bene sui termini e, forse, per uscire dalle strettoie di una contrapposizione... assoluta, reimpostare in profondità la questione. Penso che questo sia oggi assolutamente necessario per intavolare quel dialogo sereno e costruttivo che auspicavo all'inizio di questo mio dire. Ma la parte più alta di Francesco è in chiusura di lettera: “La Chiesa, mi creda, nonostante tutte le lentezze, le infedeltà, gli errori e i peccati che può aver commesso e può ancora commettere in coloro che la compongono, non ha altro senso e fine se non quello di vivere e testimoniare Gesù: Lui che è stato mandato dall'Abbà "a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l'anno di grazia del Signore" .
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