Lavoro: “tempo indeterminato” in aumento e stabilizzazione del precariato

11 settembre 2015, Luca Lippi
Lavoro: “tempo indeterminato” in aumento e stabilizzazione del precariato
Trend di aumento delle assunzioni a tempo indeterminato nel corso del 2015 rispetto all'anno precedente, lo dice l’Osservatorio sul precariato dell’Inps (cui prodest). 

Nei primi sette mesi del 2015 il numero di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel settore privato è segnalato in forte crescita (+286.126 per un totale di 1.093.584 assunzioni), 35,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2014. Crescono i contratti a termine (+1.925, pochini!), mentre si riducono le assunzioni in apprendistato (-11.521) e aumentano le cessazioni (+41.006). 


Le assunzioni stabili aumentano grazie all'entrata in vigore a inizio anno delle decontribuzioni sulle assunzioni a tempo indeterminato. Balzo del 41,6% delle "trasformazioni" in rapporti stabili.
 
La variazione netta tra i nuovi rapporti di lavoro e le cessazioni, pari rispettivamente a 3.298.361 e 2.592.233, è di 706.128 rispetto ai 470.604 dello stesso periodo dell'anno precedente. Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine, comprese le "trasformazioni" degli apprendisti, sono state 388.194 (l'incremento rispetto al 2014 è del 41,6%). La quota di assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati/variati è così passata dal 32,8% dei primi sette mesi del 2014 al 40,2% dello stesso periodo del 2015. 

Al Sud il tempo indeterminato ha meno interesse a crescere!

L'incremento delle assunzioni a tempo indeterminato 2015 su 2014 risulta superiore alla media nazionale (+35,4%) in Friuli-Venezia Giulia (+85,3%), in Umbria (+66,5%), nelle Marche (+55,4%), nel Trentino-Alto-Adige (+53,3%), in Piemonte (+53,1%), in Emilia-Romagna (+51,1%), in Liguria (+48,3%), in Veneto (+47,4%), nel Lazio (+41,9%), in Lombardia (+40,6%), in Toscana (+37,4%) e in Sardegna (+36,4%). I risultati peggiori si registrano nelle regioni del Sud: Sicilia (+11,2%), Puglia (+17,3%) e Calabria (+18,6%). 

La distribuzione dei nuovi rapporti di lavoro per qualifica presenta, nel periodo 2015 in esame rispetto al 2014, una sostanziale stabilità della quota di operai, che passa dal 71,9% del 2014 al 71,8% del 2015, mentre si registra un leggero incremento della quota di impiegati, dal 22,6% del 2014 al 23,4% del 2015.

In conclusione, è ancora presto (7 mesi) per individuare i 'pro', quindi i benefici del Jobs Act (vale sia per il governo che per i detrattori).

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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