Processo Yara, testimonia la mamma che non tradisce emozioni. Come Bossetti

11 settembre 2015, Marta Moriconi
Processo Yara, testimonia la mamma che non tradisce emozioni. Come Bossetti
Tutta la comprensione per questa madre che sta lottando per fare chiarezza sulla morta della figlia, ì Yara Gambirasio. E' lì, Maura Panarese, presente e nell'aula del Tribunale di Bergamo per deporre al processo contro Massimo Bossetti. 

Ma non si gira, non incrocia lo sguardo con quello che potrebbe essere il carnefice di sua figlia. 

Non ce la fa, o non ce la vuole fare, per non essere condizionata minimamente, per rimanere lucida. Infatti alle domande del pm, la Panarese ha risposto secca, precisa, senza emozioni che interferissero tra lei e la verità che deve uscire, costi quel che costi: anche il pianto di una mamma, che forse farà e sarà liberatorio, solo alla fine di questo percorso processuale. 

Il muratore di Mapello è presente anche lui ed è l'unico imputato per l'omicidio della 13enne. Ci osno prove che alcuni esperti reputano precise e difficilmente controvertibili, ma Bossetti, camicia bianca a maniche corte e jeans, non mostra tensioni. Neanche lui .

Fermo, ha seguito con gli occhi e le orecchie la testimonianza della signora a cui non resta che cercare di far emergere ciò che davvero è successo quel maledetto giorno.
 
Il 26 novembre 2010, Yara aveva ricevuto il "pagellino" ed era "contentissima perché aveva preso voti bellissimi", racconta Maura.

Quel giorno è stato l'ultimo della sua vita. 

E questa madre non avrebbe più rivisto la figlia. Ma è tenace questa donna che si aggrappa alla giustizia, ed è tenace lui, che resta tetragono di fronte a lei. Due forze diverse, che non si incontreranno mai.
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