Padre Aylan, Meluzzi: “E' il corto circuito del politicamente corretto. La domanda da porsi”

11 settembre 2015, Andrea Barcariol
Padre Aylan, Meluzzi: “E' il corto circuito del politicamente corretto. La domanda da porsi”
Intervistato da IntelligoNews lo psichiatra Alessandro Meluzzi torna ad affrontare l’argomento migranti sottolineando il ruolo fondamentale svolto dalla comunicazione e dalla linea di pensiero dominante, anche alla luce delle ultime notizie emerse sul padre del bambino siriano morto.  

Sembra che il padre di Aylan sia stato lo scafista che ha portato la barca nel momento della tragedia. Da vittima a carnefice nel giro di un secondo, è la dimostrazione del cortocircuito dell’informazione?

«Molte immagini della storia della comunicazione sono comprovatamente false. Credo che l’uso della fotografia fatto scientemente, per dimostrare una tesi, non nasca oggi ma abbia radici lontane. Il bambino Aylan si inserisce in questo capitolo, al di là che il padre fosse o meno uno scafista, fosse un martire o un terrorista, quella foto, pare artefatta, vuole dimostrare una tesi specifica: l’Europa deve incondizionatamente aprirsi a qualunque forma di migrazione, qualunque distinguo o ragionamento, anche di carattere economico, viene bollato come razzista. Si potrebbero scegliere migliaia di immagini, come quelle delle ragazze squartate dopo essere state violentate dai miliziani dell’Isis o i 5 bambini morti ieri in un’esplosione a Bengasi, ma queste andrebbero ad arricchire la preoccupazione per il fondamentalismo islamico. Quell’immagine si inseriva perfettamente nel contesto del politicamente corretto».

Non pensa che il “politicamente corretto” rischi di agevolare coloro che speculano su queste persone disperate che fuggono dalla guerra e dalla povertà?

«Questo lo darei per scontato, la dottrina del politicamente corretto è il principale alleato di quello che sta accadendo perché non consente neppure all’Occidente di ragionare sul suo futuro. L’Europa è divisa in due: da una parte i barbari, dall’altra i buoni rappresentati dalla Merkel che hanno deciso di accogliere i migranti, c’è chi stima 150 milioni in 20 anni, che secondo qualcuno sono il prezzo da pagare per mantenere certi livelli di welfare in un’Europa invecchiata e con un basso tasso di natalità. A me sta benissimo si può prendere anche l’intera Africa e riversarla in Europa, basta che il tema venga discusso in questi termini. Con l’Osservatorio per il pluralismo religioso, in un convegno che si terrà il 19 settembre, daremo la proiezione sul numero di presenze religiose e di culti in Italia nel 2040. Alla luce degli attuali tassi di natalità, lei sa quanti sarebbero i musulmani in Italia?».

Non ne ho idea.

«Circa 18 milioni, può darsi che vada benissimo, così come vada benissimo che nel 2070 l’Italia sia un Paese islamico però bisogna dirlo. Possiamo pensare che il futuro è questo, ma è necessario aprire una riflessione».

Nello schema mediatico che si è creato ultimamente: buoni contro cattivi, adesso il ruolo della cattiva spetta di diritto alla reporter ungherese che ha preso a calci i migranti. Cosa ne pensa della vicenda?

«Anche questo rientra in una scelta delle immagini da presentare. Se vedessimo le immagini delle donne lapidate, uccise dal lancio di pietre, diventeremmo islamofobi. In questo momento, probabilmente ci troviamo di fronte a una magiarofobia. Oggi la linea di pensiero è che i problemi legati all’immigrazione non si devono neanche discutere, io invece penso che si debba discutere di tutto. Si dice che la prima vittima della guerra sia l’innocenza, subito dopo c’è la verità. Visto che noi siamo entrati in qualche modo in una guerra, gli intellettuali devono sostenere una libera discussione per una libera ricerca della verità».

Questa linea di pensiero dominante è una conseguenza del cambiamento della Merkel sui migranti?

«Credo che siano state fatte delle valutazioni complessive. I documenti dell’Ue dicono che l’Europa ha bisogno di una robusta iniezione di migranti perché i tassi di natalità sono bassi e bisogna introdurre un certo numero di diseredati. Non si tiene conto che in Europa ci sono 24 milioni di disoccupati e non è l’immigrazione in se che crea nuovi posti di lavoro. Di questo bisogna discutere seriamente, la vera domanda è: “L’Europa è in grado di reggere 150 milioni di immigrati in 20 anni?” Tutto il resto è una vergogna, che sostenga una tesi o l’altra».

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